Testimone d’accusa con Vanessa Gravina e Giulio Corso al Quirino di Roma

Testimone d’accusa con Vanessa Gravina e Giulio Corso al Quirino di Roma
Reading Time: 2 minutes

Dal 17 al 29 gennaio, Gitiesse Artisti Riuniti, Teatro Stabile del Veneto presentano VANESSA GRAVINA e  GIULIO CORSO con la partecipazione di GEPPY GLEIJESES che sostituisce GIORGIO FERRARA per una lieve indisposizione, in TESTIMONE D’ACCUSA di Agatha Christie per la traduzione Edoardo Erba. E  con MOHAMEDYASERANTONIO TALLURA, SERGIO MANCINELLI, BRUNO CRUCITTI, PAOLA SAMBO, MICHELE DEMARIA, ERIKA PUDDU, LORENZO VANITÀ.

Aiuto regia Norma Martelli, scene Roberto Crea, costumi Chiara Donato, artigiano della luce Luigi Ascione, musiche Matteo D’Amico, regia GEPPY GLEIJESES

Note di regia

Esiste la “commedia perfetta”? Forse sì. Secondo alcuni critici è “Il matrimonio di Figaro” di Beaumarchais, secondo altri è “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde. Sul più bel dramma giudiziario però non ci sono dubbi: “Testimone d’accusa” di Agatha Christie. Il gioco non verte tanto sulla psicologia dei personaggi (ci aggiriamo tra simulatori occulti, assassini, grandi avvocati) quanto sulla PERFEZIONE del meccanismo.

È infernale questo meccanismo, con un colpo di scena dopo l’altro, in un crescendo raveliano, una battuta dopo l’altra. E la costruzione “giudiziaria”? Impressionante per precisione e verità, come se l’avesse scritta il più grande giudice inglese del secolo scorso. Lo spunto, come spesso accade nelle opere della Christie, parte dalla storia di una donna tradita dal marito più giovane; ed è uno spunto autobiografico.

L’autrice fu tradita dal primo marito (di cui però portò sempre il cognome) e sposò poi un uomo molto più giovane di lei. Ma bastasse questo… Il film capolavoro che ne trasse Billy Wilder era assai liberamente tratto -la Christie lo considerava il miglior adattamento cinematografico della sua opera-.

Il testo teatrale è assai più asciutto, non concede tregua alla tensione, affonda come una lama di coltello affilatissima (letteralmente) nella schiena di chi osserva. Considerare la “maestra del brivido” un’autrice di consumo è come valutare Hitchcock un cineasta di serie B. Agatha è un genio e tale per sempre resterà. E qui, più che in Trappola per topi, più che in Dieci piccoli indiani questo diamante luccica in tutto il suo splendore.

Naturalmente metterlo in scena richiede un cast di livello superiore e un realismo (non certo naturalismo) rigidissimi. E una dovizia di mezzi scenografici e recitativi. Io l’ho messo in scena con Giorgio Ferrara, un grande e carismatico attore in genere prestato alle grandi direzioni di Festival e teatri, con Vanessa Gravina, bella, bravissima e impossibile, Giulio Corso, uno dei migliori dell’ultima generazione, e altri 9 attori, tutti perfettamente aderenti ai ruoli.

Per chiudere (ed essere più chiaro) vi anticiperò due particolari: in scena avremo lo stenografo che scriverà -con il particolare ticchettio- tutti i verbali del processo su una macchina stenografica autentica del 1948 (la commedia è del ‘53), i sei giurati saranno scelti tra il pubblico sera per sera, e chiamati a giurare e ad emettere il verdetto. Buoni brividi a tutti!

Geppy Gleijeses

Presentazione

Home

www.ildogville.it

 

 

 

ildogville.it

ildogville.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *