Revolutionary Road con Rossella Rapisarda al Litta di Milano

Revolutionary Road con Rossella Rapisarda al Litta di Milano
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MTM Teatro Litta –  dal 12 al 22 gennaio 2023 presenta Revolutionary Road, da Revolutionary Road di Richard Yates di Renato Gabrielli con Rossella Rapisarda, Stefano Annoni, Daniele Gaggianesi, regia e disegno luci Fabrizio Visconti, scene Marco Muzzolon – costumi Mirella Salvischiani, musiche originali Marco Pagani, aiuto regia Camilla Violante Scheller, un progetto La Gare, con il sostegno di Regione Lombardia – Progetto NEXT 2019 – produzione Eccentrici Dadarò.

LEI e LUI. Belli, intelligenti, piuttosto colti, innamorati. Una casa “carina” e accogliente. Un lavoro noioso ma sicuro per LUI. Blandi impegni domestici per LEI, che ha tempo per coltivare come hobby la sua antica passione d’attrice.

Ma LEI e LUI vogliono, o almeno sognano, altro. Si ritengono entrambi superiori all’ambiente mediocre e piccolo borghese che li circonda e imprigiona; e questo senso di superiorità, chissà quanto fondato, li tiene uniti e segretamente complici. Finché…

Revolutionary Road esplora, alternando i punti di vista di LEI, LUI e NOI, gli umanissimi slanci, meschinità, successi illusori e prevedibili disfatte di personaggi che ambiscono a essere felici, ma rimangono invischiati nelle menzogne che raccontano a sé stessi e agli altri pur di tirare avanti.

Lo spettacolo nasce dall’omonimo romanzo americano Revolutionary Road di Richard Yates, edito nel 1961 e capace di segnare la letteratura contemporanea al punto da far dire a Tennessee Williams:

“Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa”.

Oltre allo stile letterario, la potenza del testo è segnata dalla sua capacità di leggere in maniera profetica il nascere e lo svilupparsi della Società Globalizzata, il prepararsi del conflitto tra Individuo Sociale e Individuo Reale.

La tematica del romanzo è quanto di più urgente si possa vivere nella nostra società odierna, raccontata con parole di 60 anni fa.

Note di Regia.

Revolutionary Road è uno spettacolo che del romanzo originale focalizza principalmente 3 elementi:

– il conflitto tra IO personale e IO sociale, che non coincidono in alcun modo a causa delle richieste di una Società omologante, che induce ad una sempre più marcata spersonalizzazione via via percepita dall’individuo non come costrizione e violenza, bensì come modello e ideale. Si segna progressivamente una schizofrenia tra quello che l’individuo percepisce interiormente come sano e personale e quello che, al contrario, è indotto a seguire e valutare come positivo, perché rispondente alle richieste sociali che promettono successo e approvazione.

– la dinamica di mistificazione che ognuno di noi applica con sé stesso, giustificandosi in modo da non dover ammettere i propri limiti e la propria resa alle richieste sociali. 

– la distruzione della coppia deprivata, in queste condizioni, della sua identità e specificità e le sue ricadute sui singoli individui. La coppia diventa, da luogo di sicurezza e di conforto, ambiente tossico, in cui si consumano conflitti sempre più violenti, via via che uno o l’altro dei componenti si piega al programma sociale, perdendo i contorni della propria identità.

É impressionante pensare che questo genere di riflessioni venivano proposte da Yates al sorgere dell’era del computer come oggetto di massa. 

Se avesse visto quello che accade oggi con la pandemia dei Social, in cui ognuno di noi costruisce per il mondo anche più di una identità fittizia, avrebbe probabilmente usato toni ancora più crudeli. 

Ma poco importa, la capacità di analisi spietata dell’autore ha reso il suo romanzo immortale, facendone una denuncia applicabile probabilmente ad ogni epoca della storia. Il dramma reale è che sembra che la storia ci racconti una progressiva deflagrazione di questa dinamica malata.

I toni che la drammaturgia e la messinscena utilizzano per parlarne sono, tuttavia, spesso ironici nei confronti di questo meccanismo, preferendo denunciarlo con un sorriso che è, in realtà, di partecipazione e compassione nei confronti dei personaggi.

Non c’è una condanna dei singoli, c’è, piuttosto, un’affezione sempre più marcata, con la quale si vorrebbe accompagnare i Nostri ad un lieto fine che però manca, non essendo sostenuto da un loro riscatto individuale, da alcuna reazione concreta. Loro stessi, dopo essersi accaniti uno contro l’altra, finiscono con il perdonarsi, in quanto esseri deboli e sopraffatti.

Il ghigno della società che vince l’individuo è veicolato dalla figura del narratore, terzo personaggio tra i due, e vero mediatore della vicenda con il pubblico.

Presentazione

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