Tutto brucia dei Motus: sofferenza e rivincita dei vinti

Tutto brucia dei Motus: sofferenza e rivincita dei vinti
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Tutto brucia dei Motus, gruppo di rilievo nella scena sperimentale, è andato in scena al Teatro India di Roma. Narra la vicenda delle donne Troiane che dopo la sconfitta del proprio popolo attendono sulla spiaggia di essere deportate come schiave in terra nemica.

Spettacolo sperimentale che rasenta spesso la performance, ma la narrazione è chiara e si nutre di immagini simboliche e di riti.

La scenografia che emerge dal chiaroscuro mostra pochi resti di una città leggendaria ora distrutta, un manto di cenere, ma allo stesso tempo polvere e sabbia, elementi densi di significato. Qui si aggirano tra le carcasse, per sopravvivenza, presenze animalesche ovvero le stesse vittime tramutate dal dolore.

L’animale e la maschera qui diventano infatti trasformazione della donna resa schiava dalla guerra, ridotta metaforicamente e tragicamente ad una bestia. I gesti sono rituali, antichi, molto espressivi e dinamici a volte danzati. Protagonista della scena è l’emozione, il dolore, il lamento, la rabbia e disperazione sono cercati e trasmessi continuamente dai corpi e dalle voci delle performer.

Nel quasi buio, dei tubi di luci vengono mossi per indicare, raffigurare vari oggetti, immagini o sensazioni, branditi e volteggiati creando suggestioni che il pubblico viene chiamato ad interpretare.

La musica e il canto dal vivo accompagnano i momenti salienti; la voce della cantante, pura, toccante e poi straziata, ricorda a tratti Biork, e si ripete con un’intensità ipnotica ed evocativa.

E’ lo sguardo dei vinti: nonostante la ferita aperta in grembo al mondo, dalle parole di queste donne si evince una possibilità di un futuro, e una rivincita seppur lontana.

Lo spettacolo è ben congegnato, colpisce molto per la sua vena immaginifica e simbolica, pone delle riflessioni attuali, pur non arrivando direttamente alla pancia dello spettatore.

Recensione di Demian Aprea

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