Samuel Beckett, il drammaturgo del teatro dell’assurdo

Samuel Beckett, il drammaturgo del teatro dell’assurdo
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Samuel Barclay Beckett (1906-1989), drammaturgo, scrittore, poeta, traduttore e sceneggiatore irlandese, viene considerato uno degli autori più significativi del Teatro dell’assurdo. La sua opera Aspettando Godot, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1953 al  Théâtre de Babylone, poi  tradotta in inglese dallo stesso Beckett per la recita a Londra nel 1955 con il titolo Waiting for Godot , lo rese celebre, scatenando l’attenzione della critica specializzata e della stampa popolare.

Aspettando Godot  rappresenta la condizione esistenziale di ogni uomo che è nell’attesa di qualcosa o di qualcuno (Godot) che non arriva mai. Il titolo in francese En attendant Godot era seguito dal sottotitolo in inglese a tragicomedy in two acts (una tragicommedia in due atti).

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L’espressione Aspettando Godot è utilizzata con sarcasmo e ironia. Si fa riferimento ad una situazione, un evento che parrebbe imminente, ma che non avverrà mai.

Così come l’opera teatrale Aspettando  Godot rende famoso Beckett, per la narrativa rappresentano uno dei vertici della letteratura degli anni Cinquanta i tre romanzi da lui scritti tra il 1951 e il 1953: Molloy, scritto direttamente in francese nel 1951, Malone meurt (1951),  L’innommable (1953), Nouvelles et textes pour rien (1955). Poi nel 1957 Fin de partie e Acte sans paroles I (1957) e Acte sans paroles II (1970) che lo collocano tra i più discussi e noti autori drammatici del nostro tempo.

Fu autore anche nel campo radiofonico, televisivo e cinematografico.

Nel 1969 gli viene assegnato il Premio Nobel per la letteratura < Per la sua scrittura, che – nelle nuove forme per il romanzo ed il dramma – nell’abbandono dell’uomo moderno acquista la sua altezza>.

Premio Nobel  per la sua capacità di decifrare la crisi dei valori morali dell’uomo del ‘900, e averne saputo portare in scena lo smarrimento attraverso un teatro che ribalta il concetto di tempo catapultandolo in un mondo senza inizio né fine né scopo. La sua drammaturgia porta in scena questa mancanza di significato e di prospettive di chi rimane, inetto, ad aspettare che qualcosa cambi.

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Beckett nel Teatro dell’Assurdo traccia il quadro della inutilità e inevitabilità della sofferenza dell’uomo. I personaggi delle sue opere non si muovono in quanto non ve n’è motivo e ogni loro desiderio viene respinto o bloccato da una lucida consapevolezza.

Beckett prosegue con questo tono angoscioso anche per le successive opere narrative:

Comment c’est (1961), Imagination morteimaginez (1965), Watt (1953, tradotto in francese nel 1968), Mercier et Camier (1970, ma scritto nel 1946), Le dépeupleur (1970), First love (1973), Company (1980), e nelle altre opere teatrali tra cui ricordiamo: Tous ceux qui tombent (1957), Embers (1959), Krapp’s last tape (1959), Happy days (1961, tradotto in  francese Oh! les beaux jours, 1963), Comédie et actes divers (1966), Breath and other short plays (1972), Not I (1973).

Nei vent’anni successivi scrive una serie di opere brevi che lui definisce Dramaticules, all’insegna dell’esiguità di testo e azione. Catastrofe, del 1982, è invece il suo omaggio al drammaturgo cecoslovacco  Vàclav Havel  imprigionato come dissidente politico.

Samuel Beckett nasce a Dublino il 13 aprile 1906, secondogenito di una famiglia di protestanti. Sua madre è Maria Jones Roe e il padre William Frank, un agiato funzionario in campo edile. A cinque anni comincia a studiare musica.

Proseguendo negli studi ottiene ottimi risultati nell’apprendere la lingua francese, che poi utilizzerà scrivendo le sue opere. Eccelle anche nel cricket come lanciatore e battitore. Come giocatore nella University of Dublin gioca due match contro il Northamptonshire, diventando così l’unico Premio Nobel ad apparire nel Wisden Cricketers’ Almanack, il più illustre libro del cricket inglese.

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Dai 17 ai 21 anni Beckett frequenta il Trinity College di Dublino, apprendendo le lingue inglese, francese e italiano. Dopo la laurea insegna per un breve periodo al Campbell College di Belfast. Successivamente è lecteur d’anglais alla Ecole normale supérieure di Parigi. Conosce James Joyce per il quale tradurrà in francese alcune pagine dell’ultimo suo romanzo, Finnegans Wake.

Nel 1933, in seguito alla morte di suo padre, Beckett si sottopone a un trattamento di due anni con lo psicoanalista britannico Wilfred Bion che lo fa assistere ad una conferenza di Carl Gustav Jung, un evento che influenzerà i suoi lavori.

Nel 1939, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, Beckett si stabilisce definitivamente a Parigi. Conosce Alberto Giacometti e Marcel Duchamp. Ha una breve relazione sentimentale con Peggy Guggenheim e viene accoltellato da un uomo, Prudence, di cui rifiuta le avance, finendo in ospedale. In questo frangente conosce la sua futura compagna Suzanne Dechevaux-Dumesnil.

Durante la guerra, dal 1940, si unisce alla Resistenza francese lavorando come autista di ambulanze e camion. Fugge in Provenza con il suo amico Alfred Péron e Suzanne Deschevaux-Dumesnil che poi sposerà con rito civile segreto nel Regno Unito nel 1961. Compie azioni di sabotaggio contro l’esercito tedesco e alla fine della guerra riceve l’onorificenza della Croce di guerra dal governo francese.

La miseria, il dolore e le macerie della guerra influiranno sulla sua poetica.

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L’opera teatrale L’ultimo nastro di Krapp (Krapp’s Last Tape) è un atto unico. Il protagonista, l’anziano Krapp è un personaggio triste e ridanciano insieme, ironico e autoironico, patetico.

Nel 1956 la BBC Third Programme  commissiona a Beckett l’opera radiofonica Tutti quelli che cadono. Nel 1961 scrive altre tre sceneggiature per la radio (nell’ordine Parole e musicaRadio I e Cascando) con la presenza della voce umana e della musica come entità partecipanti attivamente all’azione drammatica. 

Nel 1964  Beckett incontra Buster Keaton, per il quale realizzerà il cortometraggio Film per la regia di Alan Schneider, che sarà presentato al New York Film Festival nel 1965.

Mosso da una continua ricerca di nuovi linguaggi espressivi, Beckett realizza per la televisione tedesca (anche come regista) cinque teleplays di notevole impatto visivo per la sperimentazione visiva e l’ideazione registica (si segnalano in particolar modo Ghost Trio del 1975, Quad, del 1981. 

Nacht und Träume (Notte e Sogni) del 1982 è l’ultimo spettacolo televisivo scritto e diretto da Beckett; è un lied, o canzone d’arte, per voce e pianoforte di Franz Schubert, basata su un testo di Matthäus von Collin, pubblicato nel 1825. In una stanza buia, illuminata soltanto dal crepuscolo, un uomo seduto al tavolo canta il Lied di Schubert fino ad addormentarsi. Non c’è più ironia come nei precedenti lavori, ma soltanto tenerezza.

Malato e ricoverato in una casa di cura parigina, a pochi mesi dalla scomparsa di Suzanne, Beckett muore a Parigi il 22 dicembre 1989.

Di Judith Maffeis Sala

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