Irene Papas, la folgorante Penelope, ci lascia a 96 anni

Irene Papas, la folgorante Penelope, ci lascia a 96 anni
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Irene Papas, pseudonimo di Irene Lelekolou,  è morta a 96 anni, mercoledì 14 settembre 2022, dopo una lunga malattia (era affetta da Alzheimer). Attivista politica, venne esiliata dai Colonnelli greci.

Attrice teatrale e cinematografica, ha primeggiato nella recitazione di personaggi nella tragedia classica, ha recitato in oltre 70 film durante la sua carriera di oltre cinquant’anni.

Dopo aver frequentato la Reale Scuola d’arte drammatica di Atene, debuttò giovanissima come cantante e ballerina nel varietà, poi si dedicò al teatro classico.

Divenne nota nell’ambiente internazionale con il film La città morta (1952) di Frixos Iliadis al Festival di Cannes del 1952. In Italia recitò in vari film, Una di quelle (1953 di Aldo Fabrizi), Le infedeli (1953 di Steno e Mario Monicelli). Diretta da Matarazzo, Steno, Freda che puntano sulla sua avvenenza ma anche sulla sua grande tecnica, diventerà un’icona per i film in costume, fra questi Attila (1954 di Piero Francisci) al fianco di Sophia Loren e Anthony Quinn.

Esordì a Hollywood interpretando il ruolo di protagonista femminile nel western La legge del capestro (1956) di Robert Wise, accanto a James Cagney, cui seguì Le avventure dei tre moschettieri (1957 di Joseph Lerner). Con il regista greco Michael Cacoyannis interpretò Elektra (1962, Elettra) e vinse il premio come miglior attrice al Festival di Cannes. Ancora con Cacoyannis lavorò in Zorba the Greek (1964, Zorba il greco).  Partecipò a varie produzioni americane:

I cannoni di Navarone con Gregory  Peck e Anthony Quinn (1961, di J.Lee Thompson), un film di guerra ambientato in Grecia che avrà un successo mondiale. Zorba il greco (1964 di Michael Cacoyannis), Giallo a Creta (1964 di James Neilson), La fratellanza (1968 di Martin Ritt), Anna dei mille giorni (1969 di Charles Jarrot) ed altre.

Fra le sue migliori interpretazioni: A ciascuno il suo (1967, di Elio Petri); Penelope in Odissea (1968, film televisivo) di Franco Rossi, che la rese popolarissima in Italia;  in Mosè, la legge del deserto, nel ruolo di Sefora (1974, sceneggiato televisivo in sette episodi, diretto da Gianfranco De Bosio). The message (1976 di Moustapha Akkad); Giulia in Cristo si è fermato a Eboli (1979, di Francesco Rosi); la nonna in Erendira (1983 di Ruy Guerra), dal libro di G. García Márquez; Lion of the desert (1980, ancora di Akkad).

Nel 1989 interpretò sotto la direzione di Mauro Bolognini I giganti della montagna di Luigi Pirandello, nel ruolo magico ma tragico della Contessa. Successivamente apparve in molti film al cinema e in televisione, tra cui Yerma (1999) di Pilar Távora, Il mandolino del capitano Corelli  (2001 di John Madden) e Un film parlato (2003) di Manoel de Oliveira.

Con Un film parlato  lascia la recitazione nel 2003. L’anno dopo, avendo firmato un Ecuba per il cinema a quattro mani con Giuliana Berlinguer annuncia il suo ritiro e si rifugia nella sua terra d’origine, poiché dal 2013 comincia ad essere insidiata dall’Alzheimer che a 96 anni la spegne definitivamente.

Di Judith Maffeis Sala

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