Franco Parenti
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R.A.M. é l’acronimo di Random Access Memory, ovvero memoria ad accesso casuale. Che cosa vuole comunicare al pubblico Edoardo Erba con la storia datata 2121, dal titolo R.A.M.,  lo spettacolo in scena, in prima nazionale, al teatro Franco Parenti di Milano, fino al 2 luglio 2022?

La regia è di Michele Mangini, e gli attori sono Marina Rocco, Gabriella Franchini, Alberto Onofrietti, Giovanni Battista Storti, Irene Vetere sul palco, e in video Angelo Curti, Adriano Falivene e Marco Montecatino.

La protagonista Cruz (Marina Rocco) decide di vendere la sua memoria per dimenticare delusioni, errori della sua vita o forse anche per realizzare denaro e vivere una vita più soddisfacente.

La storia,  ambientata nel futuro, è immersa in un’atmosfera di apparente tranquillità, dove gli abitanti del pianeta sono privi di emozioni. Gli artisti in scena riescono ad affascinare lo spettatore e lo coinvolgono nella loro inquietudine psichedelica.

Lo spettacolo surreale è emozionante, la descrizione di una realtà immaginaria del futuro potrebbe essere prevedibile. L’umanità descritta in scena è divisa in due classi.  Ci sono gli <Aumentati>, i ricchi che acquistano e si nutrono delle memorie altrui, per completarsi, per migliorare e perfezionare il proprio patrimonio genetico. Poi, le masse, che si rifugiano in poche aree scomode o  al servizio dei ricchi.

Dimenticare un brutto momento o una persona sgradevole non è semplice e richiede uno sforzo mentale notevole. I ricordi a cui sono associate le emozioni forti sono i più difficili da estirpare, ancora più difficile è dimenticare i volti legati ai ricordi sgradevoli. Gli esseri umani possono  rimuovere degli specifici ricordi, ma è un processo che richiede un livello di capacità cerebrale nelle aree sensoriali e percettive del cervello superiore a quello necessario per ricordare.

Edoardo Erba vorrebbe forse suggerire un rimedio drastico per risolvere sofferenze e annullare il dispiacere delle delusioni?  Ma quale è il prezzo da pagare? E ne vale la pena?

In scena, Cruz al suo risveglio viene informata da lei stessa, ovvero, da una specie di frammento di  se stessa (la sua proiezione) che l’avverte sul suo stato ottenuto vendendo la memoria. Una condizione apparentemente migliore di quella precedente, ma a Cruz manca tutto ed esterna violentemente il suo malessere. La robotica è sovrana nelle abitazioni ed è normale avere un cyborg come collaboratrice domestica o come medico di base (spaziale). Ma Cruz non desidera più questo. La rabbia, la gelosia esplodono ugualmente e si sente affogare in un senso di vuoto. Non si può tornare indietro.

Recensione di Judith Maffeis Sala

teatrofrancoparenti.it

www.ildogville.it

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