La fine del mondo
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Dal 25 al 29 maggio 2022 | Sala AcomeA al Franco Parenti di Milano va in scena La fine del mondo di Fabrizio Sinisi, regia Claudio Autelli con Alice Spisa, Umberto Terruso, Anahi Traversi e Angelo Tronca
disegno luci e allestimento Giuliano Almerighi, suono e musiche Gianluca Agostini, video Chiara Caliò, costumi Diana Ferri, cura del movimento Lara Guidetti, assistente regia Valeria Fornoni, produzione Teatro Franco Parenti / Centro Teatrale Bresciano / LAB121, con il sostegno di Funder35, Fondazione Cariplo e ZonaK.

La fine del mondo è una riflessione seria, dissacrante, fiabesca e a tratti provocatoriamente festosa sulla catastrofe ambientale.

La grande questione da cui muove la storia è la totale indifferenza delle persone davanti al disastro ecologico: nonostante da decenni si parli di punto di non ritorno e di catastrofe imminente, le masse del mondo industrializzato continuano la propria vita senza modificare quasi in nulla la propria condotta e le proprie abitudini. Questo è dovuto in parte all’incapacità strutturale della mente umana di ragionare sul lungo termine, dall’altro, in modo forse più profondo, si tratta anche di una forma di egoismo generazionale: il desiderio implicito di vivere e godere il presente senza alcuna preoccupazione del mondo da lasciare alle generazioni future. Forte quindi la responsabilità dei padri sui figli. 

La vicenda è ambientata in una Venezia contemporanea e avveniristica in un distopico futuro che vede la città lagunare nel suo ultimo giorno prima del suo affondamento a causa del surriscaldamento atmosferico (non poi così distopico, se ci si pensa, rispetto ai fatti che hanno travolto la città nel novembre 2019, fatti accaduti dopo la stesura di questo testo). Il tutto si svolge su una grande nave, in occasione di uno spettacolo teatrale e di un party per celebrare l’ultimo giorno di Venezia.

I personaggi sono Luca, un attore (Umberto Terruso); Dora, sua collega ed ex-fidanzata (Alice Spisa); Diego, fratello di Luca, ricoverato in un istituto per malati mentali (Angelo Tronca); e c’è Atena, attivista ecologista e compagna di un noto magnate efilantropointernazionale (Anhaì Traversi). Sono quindi quattro figli, due coppie di fratelli, i cui destini individuali progressivamente si incrociano e s’intrecciano. Su di loro, gravano le ombre delle vicende familiari e dei genitori, assenti o troppo presenti, gravosi e tragici, imperfetti e disastrosi, in un vortice sempre più ampio e turbinoso, dove la catastrofe ambientale diventa specchio di quella privata, e viceversa. 

Ormai da anni il tema della catastrofe ecologica è all’ordine del giorno nel dibattito mediatico: molti scienziati ci mettono in guardia sull’imminente raggiungimento di un fatidico “punto di non ritorno”, un momento oltre il quale il disastro ambientale in atto non sarà più reversibile. Nonostante questo, nessun senso d’allarme percorre realmente la nostra quotidianità. Nell’imperturbabilità del mondo all’allarme ambientale, possiamo scorgere i frammenti dell’immenso, spaccato, rapporto padri-figli: sono stati i padri, simbolicamente, ad assentarsi dalla responsabilità della “buona tenuta del mondo”. E i figli, a loro volta non innocenti, rimangono colpevoli non spostandosi dalla concezione dei padri, ma cercando anzi di imitarli, di riprendere i loro stessi percorsi e i loro stessi desideri. La loro battaglia – nevrotica, incapace, scomposta – è una guerra di figli lasciati soli dai padri in una causa forse già persa, bambini lasciati soli in una casa in fiamme. La generazione dei padri non andrà quindi “continuata”, ma rimessa radicalmente in discussione – combattuta, superata, costruendo fin da subito, rispetto ad essa, una storia alternativa e un destino possibilmente diverso. I padri possono e devono essere combattuti: non fuori, ma dentro di noi.  Fabrizio Sinisi 

Due sono i livelli di azione. Quello dell’invito di Atena a festeggiare sulla sua nave la fine del mondo e quello dello spettacolo che devono mettere in scena gli attori invitati alla serata. Due sono i piani tematici. Quello “macro”, legato al surriscaldamento globale e alle responsabilità dell’uomo nei confronti della propria annunciata fine, e quello “micro”, legato alle storie private dei protagonisti. Nell’avvicinarsi all’ora x, tutti i piani cominciano a collassare uno sull’altro, dando luogo a un coro composto da una generazione che sembra essere stata lasciata dalla generazione precedente, senza i giusti strumenti per interpretare il drammatico presente. Una generazione che si trova, forse, per la prima volta a interrogarsi sulla possibilità di una prossima propria estinzione. Il palco del “galà” di Atena accoglie l’emergere delle contraddizioni tra i fratelli, li vede fronteggiarsi uno davanti all’altro, davanti al pubblico invitato al grande evento. Ci guida in un gioco che cerca il cortocircuito continuo tra la realtà del palco e la non più così tanto distopica situazione della festa per l’ultimo giorno della città di Venezia. Claudio Autelli

Presentazione

teatrofrancoparenti.it

www.ildogville.it

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