Ho sognato mia madre al Teatro Elettra di Roma

Ho sognato mia madre al Teatro Elettra di Roma
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Al Teatro Elettra di Roma è di scena Ho sognato mia madre dal 20 al 22 maggio. Un monologo delicato, una donna che si racconta seduta al tavolo di un caffè all’aperto. È l’ora dell’aperitivo, dell’imbrunire e forse proprio quella luce particolare – che la rassicura -, la porta a ricordare episodi di un passato che sembra ormai risolto. A volte però il tempo non è così galantuomo e le ferite apparentemente rimarginate possono tornare a sanguinare, sebbene per poco.

Perché la vita, passando, ci insegna a vivere e si può anche sorridere poi, della nostra ingenuità. Scoperte inaspettate, la presenza in un sogno di una madre anestetizzata e il desiderio di vivere secondo i propri dettami rendono Carla, un personaggio che ci appartiene, magari nascosto in un angolo dei nostri silenzi: libera, come lei stessa si definisce: ‘aria’, felice per indole, ‘raggio di sole’, ci farà ridere e commuovere, ci racconterà, forse a noi, forse a Paola sua amica di infanzia, o forse…

Presente e passato come fossero un’infinita scala a chiocciola che entra nell’intimo e diventa, nella risalita, sorriso e consapevolezza. Un sogno che svela la capacità di scegliere e ricominciare sempre. Amore, gioco, riflessioni, Carla ci porta per mano recuperando la sua infinita voglia di vivere, attraverso lo sguardo sereno e fresco di chi resta per sempre puro, per sempre bambino.

Note di Regia

 Nessun luogo meglio del Gianicolo può offrirsi come rampa di lancio per un viaggio a ritroso nella memoria. Naturalmente, questo vale per i Romani. Chi non è stato, almeno una volta, portato da bimbo a vedere i Burattini di Carlo Piantadosi o il cannone che spara a mezzogiorno? E poi, da adolescenti e giovani più maturi, ognuno di noi ricorda passeggiate con amici e/o innamorati. Tutto questo rende il Gianicolo un Luogo della Memoria, ma anche un non-luogo.

Il punto adatto a far riemergere il ricordo di una madre, di un padre, degli amori passati e delle amicizie (a volte tradite, a volte àncora di salvezza). Se poi diamo come Unità di Tempo una sera d’Estate, completiamo il quadro. Per qualche strana ragione, d’estate tutto si ferma o rallenta e siamo portati a ripensare, ricordare, qualche volta riconsiderare la nostra vita passata. In questo monologo, assai delicato ed intimo, la protagonista si lascia chiamare ed afferrare dalla sua voce interiore, che si affaccia tra i rami di un pioppo. Il resto è Sogno.

Presentazione

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