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La poliedrica Marianella Bargilli torna in scena in Sicilia, dopo la trionfale tournée con Uno, nessuno e centomila a fianco di Pippo Pattavina conclusasi proprio in Sicilia pochi giorni fa. L’attrice toscana interpreta la protagonista dello spettacolo Che notte quella notte! in cui veste i panni della soubrette Caterina.

Dopo il debutto di venerdì 29 Aprile e la replica di domenica 01 Maggio Teatro Annibale Maria di Francia a Messina è pronta per Catania prima, Augusta e Giarre poi.

“Sono molto felice di lavorare per la seconda volta con Antonello Capodici –dichiara Bargilli- c’è stata tra noi sin da subito una buona sintonia, ci capiamo al volo e questo è fondamentale. Mi piace il suo modo di dirigere gli attori”.

L’inizio della storia: è la sera l’ultimo dell’anno del 1936, nella sperduta (ed immaginaria) stazioncina siciliana dell’altrettanto immaginario paese di Montefranoso. Il capostazione Saverio, ormai ben oltre i limiti dell’età pensionabile, trascina le lunghe e solitarie notti del turno restaurando vecchi Pupi siciliani. Insieme a lui, il nipote Liborio: giovane ferroviere desideroso di compiacere il “regime” nella speranza di fare carriera. Regime rappresentato, nell’immaginario della commedia, da Fofò: specie di vitellone, più impegnato a cercare “femmine” che nella causa del fascismo.

Fofò millanta da due mesi una fantastica avventura erotica con una “soubrette” romana: Saverio e Liborio non ci credono granché. Ma proprio la notte di capodanno (“quella” notte) la ragazza, incredibilmente, arriva a Montefranoso. Si chiama Caterina, fa la ballerina in modeste produzioni di Varietà e sopravvive, come può, alla disillusione della vita e del mestiere…

“Che notte quella notte! È una storia molto bella -continua Bargilli- la storia di un incontro tra persone differenti, mondi differenti un uomo e una donna costretti in qualche modo a fare i conti con la propria vita, a farne un bilancio. Da una parte Saverio che ha trascorso la sua vita entro i confini di una stazione, dall’altra Caterina, che interpreto, che ha cercato fuori dal paesino di provincia in cui è nata la sua emancipazione”.

“Saverio è vecchio e stanco, desidera solo la solitudine e la lontananza remota della sua stazione, ma non può lasciare che questa violenza, semplicemente, “sia”. Che accada. -Sottolinea il regista Antonello Capodici – È cosciente, come dice il personaggio del “cattivo” Fofò, che arrivi per tutti prima o poi  il momento di dire “no” se si deve “dire no”. Anche se da questa risposta può dipendere la tua sorte e persino la tua vita. Dire “no” a questo “piccolo stupro”, significa dire “no” a tutti gli stupri possibili. Dire “no” alla violenza ed alla sopraffazione.

Ed anche se la commedia di Mafra (nom de plume collettivo del gruppo di lavoro del Teatro ABC di Catania) -aggiunge- si svolge a tanta distanza da noi, nel tempo e nello spazio, purtroppo, i fatti che ogni giorno leggiamo sui giornali, o che vediamo in televisione ce ne restituiscono – intatti – l’orrore e l’urgenza. Ogni giorno, questa violenza (soprattutto sulle donne e sempre contro di esse) avrebbe bisogno di un “no” messo di traverso sui binari delle nostre “moderne” società. Il “no” delle nostre coscienze”.

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