Un ritorno al futuro e il Parenti, Modi Ovadia e Alcesti – è ancora buio? al Parenti di Milano

Un ritorno al futuro e il Parenti, Modi Ovadia e Alcesti – è ancora buio? al Parenti di Milano
Reading Time: 2 minutes

Il 19 Aprile 2022 al Teatro Franco Parenti di Milano, in Sala Grande, alle 20.00, Un ritorno… al futuro, MONI OVADIA e il Parenti più a seguire spettacolo Alcesti – è ancora buio?

Moni Ovadia racconta i momenti più significativi della storia comune con il Parenti a seguire lo spettacolo
Alcesti – è ancora buio? di Viola Lucio, con Serena Ferraiuolo per la regia di Zoe Pernici, light designer Alessandro Barbieri, musiche Gino Giovannelli.

Celebrare il cinquantesimo anniversario del Teatro Franco Parenti significa ripercorrere la sua storia e al tempo stesso rendere il passato un terreno fertile per il futuro.
Tra passato e futuro si colloca questa serata nella quale Moni Ovadia condivide con il pubblico i momenti più significativi della storia comune con il Parenti e presenta al Teatro e alla sua comunità un nuovo spettacolo per il futuro:

Alcesti – è ancora buio?

In un mondo in cui si alzano muri e barriere, in cui si stigmatizza il diverso,  in cui si definisce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, in scena uno spettacolo che vuole mettere in luce la complessità delle azioni umane, provando a non giudicarle. Una confessione, l’autoanalisi a tratti cinica, ironica e lucida di un’Alcesti alla ricerca di risposte e verità. Un vortice di domande che tormenta l’animo di chi deve compiere una scelta estrema.

Alcesti è la storia di una coppia, ma anche la storia delle parole, parole per cui si va a morte, parole strumentalizzate, parole dette per non dire, parole non dette ma percepite, “parole come recinzioni, definizioni”. La vicenda è ambientata in un tempo e in un luogo non specificati, dominati da una feroce dittatura: il marito di Alcesti scrive una commedia scomoda che ottiene un successo inaspettato, e per questo suo tentativo di sobillazione viene messo a morte.

L’avvocato di famiglia però, trova l’unica via di fuga ad una condanna certa: far sì che qualcun altro si assuma la paternità dell’opera e quindi muoia al posto suo. Alcesti è la sola ad offrirsi volontaria. Ed è proprio a quell’avvocato, che involontariamente salva lui e uccide lei, che la nostra protagonista si rivolge nella sua ultima ora di vita. Siamo in una stanza d’albergo. È giunto il fatidico momento della firma del contratto. È tutto finito… o forse no.

Quale migliore occasione per dire per la prima volta ad alta voce ciò che si pensa o per “riscoprire” ciò che si pensa se non quando non si ha più niente da perdere? Pian piano, più o meno consapevolmente, il momento della firma si trasforma per Alcesti in una confessione, un’autoanalisi, a tratti cinica, ironica, isterica, lucida. Quella ricerca di risposte, di verità e di conferme, quel vortice di domande che ci poniamo quando ci troviamo in una “situazione-limite” come quella di Alcesti, un conto alla rovescia verso la morte.

Il dramma di Alcesti si fonda sull’identità, un’identità mancata, presunta, frammentata. Ha fondato tutta la sua vita sulle convinzioni altrui (la madre, il marito) e ora, nel momento del massimo bisogno, non sa più chi è e quale sia il suo posto nel mondo. Forse che, in una paradossale provocazione, chi non ha trovato la propria identità nella vita può trovarla nella morte?

Presentazione

teatrofrancoparenti.it

www.ildogville.it

ildogville.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.