Silvana Mangano
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Silvana Mangano è per gli appassionati di cinema di grande drammaticità la bella Silvana Meliga, altera e aggressiva, mondina nel melodramma Riso Amaro (1949).

Giuseppe De Santis la sceglie, appena diciottenne,  per il primo film neorealista ad avere successo nelle sale italiane. Quando appare sul grande schermo, nella sua tenuta con le calze nere arrotolate sopra le ginocchia, i calzoncini corti, in mezzo alla risaia, con il suo magnifico corpo e il viso sensuale, Silvana Mangano conquista le fantasie italiane e non solo.

Silvana Mangano
Silvana Mangano (archivio)

Al fianco di Vittorio Gassman (con cui avrebbe poi interpretato Il lupo della Sila), Raf Vallone e Doris Dowlig, con quel film conosce Dino De Laurentis, il produttore della pellicola, suo futuro marito. Si sposano nel 1949 ed hanno quattro figli. Veronica, Raffaella (futura produttrice), Federico, Francesca.

Silvana Mangano nasce a Roma il 23 aprile 1930 da Amedeo, ferroviere siciliano e Jackie Webb, ballerina inglese. Seconda di quattro figli dimostra particolare inclinazione per la danza e sua madre la sprona a seguire i corsi di danza classica a Milano di Jia Ruskaja (che significa Io sono russa), pseudonimo di Evgenija Fëdorovna Borisenko.

Viene notata dal costumista francese Georges Armenkov. Parte per la Francia dove nel 1945 appare come comparsa nel suo primo film: Le jugement dernier. Rientra in Italia e lavora come indossatrice per l’atelier Mascetti. A sedici anni vince il concorso Miss Roma 1946. Non si presenta per Miss Italia 1947, ma viene notata dal regista Mario Costa che le affida piccoli ruoli. Segue un corso di recitazione e conosce il suo primo amore, Marcello Mastroianni.

Nel 1951 Alberto Lattuada la sceglie per interpretare il film Anna, il cui ruolo da protagonista è quello di una giovane suora infermiera dal passato turbolento. Nelle scene Silvana si esibisce in un ballo scatenato sulle note della canzone El Negro Zumbòn. La Mangano ama ballare e interpreta magnificamente Giovanna Masetti nel film Mambo di Robert Rossen (1954).

Silvana Mangano
Silvana Mangano (archivio)

La figura della bella selvaggia si trasforma in un’immagine di donna criptica ed elusiva, esaltata da registi di grande valore. Mario Camerini la dirige in Ulisse (1954), tratto dall’Odissea di Omero, accanto a Kirk Douglas ed Anthony Quinn, per interpretare sia Penelope che Circe. Vittorio De Sica le affida il ruolo della prostituta Teresa nel film a episodi L’oro di Napoli (1954) che le vale il suo primo Nastro d’Argento. Giuseppe De Santis la dirige ancora in  Uomini e lupi (1957), accanto a Yves Montand e Guido Celano.

Silvana recita ancora da protagonista nel kolossal La tempesta (1958), tratto dal romanzo La figlia del capitano di Aleksander Puskin, diretta da Alberto Lattuada e sempre nello stesso anno recita ne La diga sul Pacifico, di René Clément. Nel film La grande  guerra (1959) sulla vita di trincea della prima guerra mondiale, diretta da Mario Monicelli, Silvana è Costantina e recita con Alberto Sordi e Vittorio Gassman.

E’ ancora accanto a Sordi e Gassman in Crimen, nel 1960, diretto da Mario Camerini. Nel dramma storico Il Processo di Verona di Carlo Lizzani (1963) veste i panni di Edda Ciano, nervosamente passionale, offrendo un superbo emozionante monologo, ed ottiene il David di Donatello come migliore interprete femminile. Nel 1964 con Sordi e la regia di T. Brass, L. Comencini e M. Bolognini recita in La mia signora, un genere comico e, successivamente, ancora un comico accanto a Sordi e la regia di T. Brass Il disco volante. Nel 1965 è diretta da Blasettti in Io, io, io e gli altri, nel ruolo forse autobiografico di una malinconica attrice di successo, a cui non manca nulla, ma è inquieta.

Silvana Mangano
Alberto Sordi e Silvana Mangano (archivio)

Nel successivo Scusi, lei è favorevole o contrario ? (1966) recita ancora nel genere comico con Sordi che per questo  film è anche regista. Le streghe (1967) è un film collettivo diviso in cinque episodi, diretti da altrettanti registi, in cui, per tutti e cinque, la Mangano è protagonista. Fra questi registi P.Paolo Pasolini la vuole poi nel ruolo di Giocasta per Edipo Re (1967) e come Lucia in Teorema (1968), film che suscita scandalo e viene definito osceno. Nel film Scipione detto anche l’africano (1971) di L. Magni, la Mangano interpreta il ruolo secondario di Emilia Terza, moglie di Scipione.

Luchino Visconti le assegna la diafana figura della madre di Tadzio in Morte a Venezia (1971) dal romanzo di Th.Mann. Per Lo scopone scientifico (1972) di  L. Comencini, in cui recita a fianco di Alberto Sordi, Bette Davis. Joseph Cotten e Domenico Modugno, la Mangano (Antonia, la sfortunata giocatrice) vince ancora un David di Donatello. Nel film Ludwing (1973), Visconti aderisce ai fatti storici, ma mette in luce la vita privata del re di Baviera, incoronato all’età di 18 anni.

La Mangano recita la parte di Cosima von Bulow, l’amante del dispendioso compositore Richard Wagner e moglie del direttore d’orchestra. Ancora diretta da Visconti, la Mangano interpreta la marchesa Bianca Brumonti, una donna invadente e volgare, che turba la quiete di uno schivo professore (Burt Lancaster) in Gruppo di Famiglia in un interno (1974).

Trascorre un lungo periodo infelice per la sua vita privata: nel 1981 muore suo figlio Federico in un incidente aereo, e non riesce più a rasserenarsi. Tra il 1984 e il 1985 si separa dal marito e si trasferisce a Madrid. Nel 1984 torna al cinema nel ruolo della  Rev. Madre Ramallo per il fantascientifico Dune di D. Lynch, prodotto dalla figlia Raffaella.

Silvana Mangano e Dino De Laurentis

Il suo ultimo ruolo è quello della borghese Elisa, moglie dello spiantato Romano (Marcello Mastroianni) nel capolavoro di Nikita Mikhalkov Oci ciornie (1987). Il 4 dicembre 1989, con l’aggravarsi del cancro, si rende necessario un intervento al mediastino, eseguito alla Clínica La Luz di Madrid, dove vive con la figlia Francesca; al termine dell’operazione ne segue un arresto cardiaco e il coma; muore il 16 dicembre 1989 a 59 anni.

Nella sua carriera vince tre David di Donatello (1963, Il Processo di Verona, 1967, Le streghe, 1973, Lo scopone scientifico) e tre Nastri d’Argento (1955, L’oro di Napoli, 1964, Il processo di Verona, 1972, Morte a Venezia). Nel 2000 il Comune di Roma le ha intitolato una strada nel quartiere di Vallerano.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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