Commedia all'Italiana
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La Commedia all’Italiana, un genere di cinema comico-satirico di matrice neorealista, venne sviluppata da alcuni registi e sceneggiatori, dopo il secondo conflitto mondiale. Vengono prodotti film di evasione, un umorismo popolaresco e satira di costume, accanto al Cinema d’Autore con L. Visconti, M. Monicelli, F. Fellini, M. Antonioni, L. Zampa, A. Lattuada, G. De Santis, R. Castellani e i loro sceneggiatori, C. Zavattini, S. Amidei, U. Pirro, V. Pratolini, E. Flaiano, T. Pinelli, V. Brancati, M. Mida.

Commedia all'Italiana
Mario Monicelli (archivio)

Ci sono quindi Steno (S.Vanzina), G. Mosca, V. Metz e M. Marchesi, E. Scola e M. Maccari, Age e Scarpelli, per un cinema italiano che sfoggia bellezze e sesso proibito. L’umorismo popolano si fonde con la satira di costume. Le ambientazioni sono borghesi o da sottoproletariato, si esibisce una forte satira consumista in una emancipazione economica, sociale e sessuale.

Il messaggio è quello della società che cambia con le delusioni, il grottesco e lo scherno. Così nasce la Commedia all’italiana, che poi si evolve negli anni Sessanta e Settanta e ancor oggi viene studiata e fonte di ispirazione da registi e sceneggiatori inglesi, francesi, latino-americani, est-europei e medio orientali.

Dal primo dopoguerra c’è un continuo sviluppo di idee che si concretizzano con il Neorealismo comico, il Neorealismo rosa, la Commedia rosa e, infine, la Commedia all’italiana.

Dopo il Realismo del Dolore, delle distruzioni, della povertà, si estingue il moralismo sociale e cattolico per lasciare spazio al Realismo Comico seriale o ad episodi che ha gli stessi toni della Rivista e del Varietà. I registi e gli sceneggiatori costruiscono film che ripetono le macchiette e la comicità di attori che conquistano il pubblico: Totò, Fabrizi, De Filippo, Rascel, Macario, Taranto, già celebri nell’avanspettacolo, interpretano film che riscuotono successo. Il pubblico vuole divertirsi e per questo occorrono sceneggiature brillanti, caustiche, ironiche, non più quelle drammatiche.

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Totò (archivio)

Due soldi di speranza è un film in bianco e nero del 1952, diretto da Renato Castellani, vincitore del Grand Prix du Festival come miglior film al 5° Festival di Cannes. Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare. Due soldi di speranza appartiene al filone Neorealismo rosa: l’ambientazione è realistica, ma, al contrario delle opere neorealistiche, non c’è nessuna drammaticità, i toni sono leggeri e scanzonati, e i problemi come la povertà e la disoccupazione appaiono facilmente risolvibili.

Nel 1948 Castellani dirige Sotto il sole di Roma, fra i più significativi del Neorealismo cinematografico italiano. Presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, vince il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al miglior film italiano. Nel 1950 Castellani gira E’ primavera e dichiara <questo film non ha a che fare con la guerra e il dopoguerra e tanto meno con problemi politici e sociali. Intendo girare un film che diverta il pubblico e anche me.>

Totò cerca casa è un film del 1949 diretto da M. Monicelli e Steno. Viene definito Commedia all’italiana sullo sfratto. Il film ebbe problemi con la censura cinematografica, in particolare per il linguaggio. All’epoca, la commissione non era ancora ben organizzata. I produttori però, ad insaputa dei registi, avevano cominciato a far leggere i copioni all’addetto alla censura Annibale Scicluna Sorge, con il quale Steno e Monicelli avranno in seguito uno scontro per Guardie e ladri, che dava consigli ai produttori sulle scene da girare e da non girare.

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Guardie e Ladri (archivio)

Monicelli e Steno dirigono Guardie e ladri nel 1951. La sceneggiatura, ambientata a Roma durante il secondo dopoguerra, ha come protagonista Ferdinando Esposito, un ladruncolo sfuggito a una guardia. Dopo inseguimenti vari, i due finiscono per diventare amici, scoprendo di avere molti problemi in comune. Presentato in concorso alla 5ª edizione del Festival di Cannes, valse a Piero Tellini il premio per la sceneggiatura e a Totò il Nastro d’argento ed in seguito inserito, come opera rappresentativa, nella lista dei 100 film italiani da salvare, nata con lo scopo di segnalare 100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978.

La Commedia all’italiana acquista carattere con Alberto Sordi, che si costruisce il suo particolare personaggio: un italiano medio qualunque, cattolico, moderatamente bugiardo, pigro, furbastro. Fellini gli affida la parte del protagonista in Lo sceicco bianco (1952) e I vitelloni (1953). Franco Rossi lo dirige ne Il seduttore (1954) tratto da una commedia seria di D.Fabbri. Nel 1954 Sordi è diretto da Zampa nel film L’arte di arrangiarsi.

I vitelloni (archivio)

Giorni d’amore è diretto da G. De Santis nel 1954. Il pittore Domenico Purificato ne curò la scenografia, i costumi e lo studio del colore, una novità assoluta per l’industria cinematografica italiana. Don Camillo e l’onorevole Peppone è datato 1955.

Si tratta del terzo episodio della celebre saga scritta da G. Guareschi che vede protagonisti Fernandel e Gino Cervi, il primo diretto da Carmine Gallone (che dirigerà anche il quarto), mentre i due precedenti erano stati diretti da Julien Duvivier. Pane, amore e… , girato a colori, diretto da Dino Risi nel 1955, è preceduto da Pane, amore e fantasia (1953, diretto da Comencini) e Pane, amore e Andalusia (1958 diretto da Javier Setò). La grande guerra, diretto da Mario Monicelli nel 1959, è interpretato da Alberto Sordi e Vittorio Gassman.

Vincitore del Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia, nominato all’Oscar quale miglior pellicola straniera, si aggiudicò inoltre tre David di Donatello e due Nastri d’argento. Tutti a casa è un film del 1960 diretto da Luigi Comencini, sceneggiato dal regista stesso insieme a Marcello Fondato e alla coppia Age & Scarpelli. Il film affronta il tema dell’8 settembre 1943.

Si aggiudicò il premio della giuria al Festival di Mosca e due David di Donatello, assegnati ad Alberto Sordi e al produttore Dino De Laurentiis. Tutti a casa è stato in seguito inserito, come opera simbolica, nella lista dei 100 film italiani da salvare. Poveri ma belli , diretto da Dino Risi del 1957 è il primo della trilogia che comprende anche Belle ma povere del 1957 e Poveri milionari del 1959.

Poveri ma belli (archivio)

Gli sceneggiatori Agenore Incrocci (in arte Age) insieme a Furio Scarpelli (in arte Scarpelli) dal 1949 al 1985, hanno tracciato le linee fondamentali di tutta la Commedia all’italiana. Per i film I mostri (1963) e I nuovi mostri (1977) diretti da Dino Risi, Age e Scarpelli hanno creato personaggi eccezionali per interpreti eccezionali come Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli, Monica Vitti.

Alcuni film raccontano fatti di cronaca imbarazzanti per le autorità. Altri, come Il moralista (1959di Giorgio Bianchi) sbeffeggiano un esponente della gerarchia al potere, altri ancora mostrano la fine degli ideali nell’Italia del nuovo benessere (Una vita difficile, 1961 di Dino Risi, e Il bom 1963, diretto da Vittorio De Sica). Parafrasando il titolo del film di Pietro Germi Divorzio all’italiana (1961) viene coniato il termine Commedia all’italiana.

E ancora: I soliti ignoti (M. Monicelli 1958) e a seguire: La grande Guerra (M. Monicelli 1959), La marcia su Roma (D. Risi 1962), Sedotta e abbandonatae Signori e signore (P. Germi 1964/65).

La Commedia italiana con lo straordinario film on the road Il Sorpasso (D. Risi 1962), diventa ancora più importante. Nel 1966 Age e Scarpelli firmano due sceneggiature estremamente originali: L’armata Brancaleone (M. Monicelli), con un linguaggio finto antico, un metalinguismo tra il latino maccheronico e la lingua volgare, e l’originale Il buono, il brutto il cattivo (Sergio Leone), uno spaghetti-western spaghetti ironico e grottesco.

Il metodo commedia spazia oltre i confini internazionali con Straziami ma di baci saziami (D. Risi 1968), Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (E. Scola passato alla regia 1968), e con Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca (E. Scola 1970).

Presentazione

www.ildogville.it

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