ROMY SCHNEIDER, da Sissi a musa di registi d’autore

ROMY SCHNEIDER, da Sissi a musa di registi d’autore
Reading Time: 5 minutes

ROMY SCHNEIDER, un volto dai lineamenti morbidi, occhi chiarissimi con un sguardo intenso, una pelle di porcellana, un sorriso soave, grande espressività. Musa dei celebri registi: Luchino Visconti, Claude Sautet, Joseph Losey, Claude Chabrol, Costa-Gravas, Bertrand Tavernier. Raggiunge la fama, all’età di 17 anni, con l’indimenticabile personaggio della principessa Sissi. Il primo film delle trilogia dal titolo Sissi viene girato nel 1955 e visto da più di 25 milioni di persone. 

Seguono Sissi, la giovane imperatrice nel 1956 e Sissi – il destino di un’imperatrice nel 1957.  I film, tutti e tre con la regia di Ernst Marischka, romanzati in una versione fiabesca sulla vita dell’imperatrice d’Austria Elisabetta di Baviera detta Sissi,  raccontano la vita di Sissi, da prima del fidanzamento con Franz ai primi anni di matrimonio.

Per il grande successo ottenuto, i film sono distribuiti a livello mondiale ed eseguite varie riedizioni. Il 25 dicembre 1998 viene presentata in TV la versione restaurata.

Romy Schneider
Sissi (archivio)

In seguito Romy Schneider interpreta ruoli in favole romantiche a lieto fine, commedie divertenti, in cui lei è la fanciulla pura, onesta e allegra. Poi, negli anni Sessanta e Settanta,  l’attrice vuole e riesce a sostituire l’immagine docile e infantile degli esordi  con quelli, sempre intensi,  di donna colta e raffinata.

Romy Schneider, pseudonimo di Rosemarie Magdalena Albach-Retty (Vienna, 23 settembre 1938 –Parigi, 29 maggio 1982) è figlia d’arte, della tedesca Magda Schneider (1909-1996) e dell’austriaco Wolf Albach-Retty (1906-1967), attori di successo in Austria. Frequenta la scuola elementare Berchtes-gaden e prosegue gli studi nel collegio Schloss Goldenstein vicino a Salisburgo. Influenzata dalla madre ad intraprendere la carriera cinematografica, appare per la prima volta sullo schermo all’età di 15 anni nel film Fiori di lillà (1953 di Hans Deppe).

Apprezzata per la freschezza e spontaneità, nell’anno successivo viene accreditata col nome di Romy Schneider  per l’interpretazione, a fianco della madre, del film L’amore di una grande regina (1954) di Ernst Marischka, un film sulla giovinezza della regina Vittoria. Durante il primo periodo di carriera cinematografica, Romy viene guidata dalla madre nella scelta dei ruoli e dal patrigno, Herbert Blatzheim che gestisce gli aspetti finanziari (Magda aveva divorziato da Wolf nel 1945).  

Romy Schneider
Romy Schneider e la madre (archivio)

Nel 1958, durante la lavorazione del film L’amante pura, conosce Alain Delon, ventinovenne, l’aria da mascalzone, gli occhi di ghiaccio, insofferente alle regole, ombroso. Si innamorano, affascinano il pubblico, sono la coppia del cinema europeo. Giovani, bellissimi, sono richiesti dai grandi maestri, Michelangelo Antonioni, Orson Welles e Luchino Visconti che li fa recitare insieme a teatro in Peccato che sia una sgualdrina (1961).

Alain regala a Romy l’anello di fidanzamento e la chiama Puppelé (bambolina). L’incanto si frantuma nel 1964, A separarli la bionda Nathalie Barthélémy (Francine Canovas), 22 anni, un matrimonio fallito e una bambina che vive con il padre Guy Barthélémy. Alain la sposa, nasce un figlio, Anthony, ma il loro legame dura poco. La stessa Nathalie ammette che non solo Alain è infedele, ma soprattutto rimpiange Romy, il grande amore della sua vita.

Romy Schneider
Romy Schneider e Alain Delon (archivio)

Nel 1962 Romy recita in inglese nel film Il processo di Orson Welles, insieme ad Anthony Perkins, Jeanne Moreau ed Elsa Martinelli. Romy recita in vari film  hollywoodiani come Il cardinale (1963) di Otto Preminger, Scusa, me lo presti tuo marito? (1964) di David Swift, in coppia con Jack Lemmon, nel cult Ciao Pussycat (1965) di Clive Donner, con Peter O’Toole e Woody Allen, e Alle 10:30 di una sera d’estate (1966) di Jules Dassin, al fianco di Peter Finch e Melina Merkourī.

Successivamente, la Schneider lavora in film di produzione francese e italiana, come La piscina (1968) di Jacques Deray in cui ritrova Alain Delon, La Califfa (1970) di Alberto Bevilacqua, L’amante (1970) di Claude Sautet, L’assassinio di Trotsky (1972) di Joseph Losey, Ludwig (1973) di Luchino Visconti, nel ruolo di Elisabetta di Baviera (ben diversa dalla spensierata Sissi), Una donna alla finestra (1976) di Pierre Granier-Deferre e La morte in diretta (1980) di Bertrand Tavernier, colpendo per la sua luminosa bellezza e il temperamento drammatico.

(archivio)

Dopo la rottura con Delon nel 1964, la vita sentimentale di Romy è complicata e tormentata. Due matrimoni falliti, malgrado la nascita di due figli: David, nato il 3 dicembre 1966 dal matrimonio con il regista Harry Meyen e Sarah, nata il 21 luglio 1977 dal matrimonio con il giornalista italo-francese Daniel Biasini. La notizia del suicidio del primo marito Harry Meyen, impiccatosi nel 1979 nella sua casa di Amburgo, provoca a Romy grossi problemi d’equilibrio emotivo con depressione e alcolismo. Tuttavia, nel 1979, Romy prende parte a Linea di sangue di Terence Young, suo ultimo film di produzione americana.

Nel 1976 ottiene il Premio Cesar come Migliore attrice protagonista per L’importante è amare; nel 1979 un David di Donatello per il complesso della sua attività artistica e per l’interpretazione nel film Une histoire simple (1978, Una donna semplice) di Claude Sautet, per il quale vince anche un César come migliore attrice. Nel 2008 le assegnano un Premio César onorario.

Appare premonitore del tragico epilogo in cui Romy va incontro nella vita reale, la sua interpretazione di Anna Brigatti, con Marcello Mastroianni, nel film diretto da Dino Risi, Fantasma d’amore (1981), tratto dall’omonimo romanzo di Mino Milani. Un melodramma d’amore, un giallo soprannaturale ambiguo e nostalgico. Dopo questo film la Schneider prende parte a Guardato a vista (Garde à vue, 1981, regia di Claude Miller) e La signora è di passaggio (La passante du Sans-Souci, 1982, regia di Jacques Rouffio).

Romy Schneider
Romy Schneider e Marcello Mastroianni (archivio)

La tragica morte del figlio David, scomparso a 14 anni il 5 luglio 1981, rimanendo infilzato nel cancello che tentava di scavalcare a casa dei nonni, distrugge emotivamente la Schneider, provata anche per l’asportazione di un rene a causa di un tumore. Romy viene trovata morta a 43 anni il 29 maggio 1982 per arresto cardiaco nella casa parigina del produttore Laurent Petin, convivente da un anno. Viene sepolta accanto al figlio David a Boissy-sans-Avoir, un paesino nei pressi di Parigi.

Romy Schneider affermava di essere dispiaciuta per non aver approfondito il rapporto con suo padre, Wolf Albach-Retty, poiché anch’esso morì nel 1967 a seguito di un attacco cardiaco all’età di sessant’anni. Romy recitò con lui solo una volta nel 1963, ne Il Cardinale, per la regia del loro connazionale Otto Preminger.

Il quotidiano tedesco Bild pubblicò nel 2009 un articolo in cui si sosteneva che Romy Schneider era vittima di spionaggio da parte della Stasi, i servizi segreti della DDR. L’attrice nota per la sua generosità e per il sostegno che dava a diverse iniziative umanitarie e di beneficenza, aiutò un movimento d’opposizione nell’allora DDR.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

ildogville.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *