Filippo Ferraresi debutta con De infinito universo al Melato di Milano

Filippo Ferraresi debutta con De infinito universo al Melato di Milano
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Debutta in prima nazionale, sabato 29 gennaio (ore 19.30) fino al 13 febbraio, al Teatro Studio Melato, De infinito universo di Filippo Ferraresi, alla sua prima prova come regista di uno spettacolo del Piccolo Teatro di Milano (una coproduzione internazionale con il Théâtre National Wallonie-Bruxelles).

Classe 1985, una consolidata esperienza, in Italia e all’estero, al fianco di Franco Dragone, Fabrice Murgia e, dal 2018, Romeo Castellucci, Filippo Ferraresi scrive e dirige un’opera di teatro “transdisciplinare”, ispirata al pensiero di Giordano Bruno. L’infinita grandezza dell’universo è messa a confronto con il confine più ristretto della dimensione umana. Che senso hanno le nostre vite, di fronte all’immensità? Tre differenti prospettive per un tentativo di risposta: la scienza, la natura, la politica. Un dialogo tra linguaggi differenti in reciproca contaminazione.

Lo spettacolo, interpretato da Gabriele Portoghese, Elena Rivoltini, Jérémy Juan Willi, con le scene di Guido Buganza, i costumi di Giada Masi, le luci di Claudio De Pace e le musiche di Lucio Leonardi (PLUHM), è in scena fino al 13 febbraio.

Uno scienziato racconta al pubblico che cosa siano la materia oscura e l’energia oscura; contemplando il cielo di notte, un pastore di leopardiana memoria si smarrisce di fronte al pensiero dell’infinito; una giovane donna, assistente di una potente figura politica femminile, immagina un discorso che vorrebbe rivolgerle, deplorando la mancanza di una visione più elevata in chi ci governa. Ispirandosi a Giordano Bruno, Filippo Ferraresi porta in teatro la grandezza e il mistero di domande universali, alle quali è impossibile trovare risposta, contrapponendole alla dimensione, intima e privata, dell’essere umano. In uno spettacolo di teatro “transdisciplinare”, che intreccia recitazione e tecnologia, acrobatica ed effetti teatrali, l’autore e regista racconta lo smarrimento e lo stupore dell’uomo di fronte alle leggi della fisica e alle sue “macchine meravigliose”.

Come la scienza accentua il nostro sgomento, di fronte a concetti che la mente non riesce ad abbracciare, la poesia tenta di governare quello stesso abisso attraverso la forza delle parole, mentre alla politica spetterebbe il compito di pensare al bene dell’individuo, di coglierlo nella sua complessità, senza appiattirsi sulle mere leggi dell’economia e della finanza. La scena rappresenta un castelletto conchiuso in se stesso che evoca al contempo l’esterno di un maniero e l’interno della sua corte a pianta quadrata. La scenografia si ispira direttamente a un’illustrazione di Robert Fludd di inizio ‘600, che lui stesso chiamò “teatro della memoria”, luogo simbolico che accoglie e organizza in un sistema mnemonico d’immagini l’universo nella sua interezza.

Tratto dominante dei nostri tempi, distesi fin dagli albori del Novecento sulla smisurata scala del “villaggio globale”, è la complessità. Con De infinito universo, Filippo Ferraresi ci conduce in una delle avventure più affascinanti del pensiero umano: tentare di abbracciare la multiforme e sempre sfuggente realtà in cui viviamo nei suoi siderali confini, per conoscere l’Universo come un tutto, nella consapevolezza che noi stessi siamo parte di esso e dunque incarniamo lo sforzo di una porzione del Cosmo che cerca di osservare e analizzare sé stesso.

«Grazie all’ingegnoso dispositivo scenico di Guido Buganza, e alla straniante fusione di recitazione (Elena Rivoltini e Gabriele Portoghese) e movimenti acrobatici (Jérémy Juan Willi), la potenza e il mistero di domande dal valore assoluto dialogano con la dimensione, intima e privata, dell’essere umano. Un doppio movimento contraddistingue lo spettacolo che vive di un respiro genuinamente “filosofico”: alla ineludibile consapevolezza che il Mondo è consegnato ab origine alla sua fine si accompagna l’esplorazione di un universo infinito e in continua espansione. In questo modo, la creazione di Ferraresi trova in ultimo il suo correlativo oggettivo nell’icastica metafora del filo dell’orizzonte. Come nell’omonimo racconto poliziesco di Antonio Tabucchi, infatti, il futuro, e la verità che ne consegue, sono circoscritti da un cerchio (solo apparentemente) concluso che si fa però «luogo geometrico, perché si sposta mentre noi ci spostiamo». Claudio Longhi Direttore del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

«L’impegno del Théâtre National Wallonie-Bruxelles nella produzione di De Infinito universo di Filippo Ferraresi è di buon auspicio, spero, per una bella collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa intorno alla creazione teatrale italiana e belga di lingua francese. In un momento in cui la solidarietà sta svanendo, in cui il nostro settore è sotto attacco, cosa potrebbe essere più essenziale che sostenere, su scala europea, le artiste e gli artisti emergenti, portatrici e portatori di originalità, ambasciatrici e ambasciatori della Cultura di domani». Pierre Thys Direttore generale e artistico del Théâtre National Wallonie-Bruxelles

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