Mrs. Fairytale
Reading Time: 2 minutes

Mrs. Fairytale. Non si torna indietro dalla felicità di e con Filippo Timi e con Emiliano Coltorti è in scena al Teatro Franco Parenti  fino al 14 gennaio. Timi ci propone un teatro fuori dai canoni tradizionali, pur rimanendo con i toni della farsa e della commedia brillante tra il farsesco e il licenzioso.

Filippo Timi, attore, regista, scrittore, drammaturgo e autore di musiche, per gli amici Filo, è dotato di una verve attoriale sicura, che gioca con tutte le sfumature del suo repertorio. Si è affermato giovanissimo per il suo innato talento e la sua vitalità. Filo torna al Teatro Parenti di Milano col suo ultimo lavoro, in scena in prima nazionale dal 30 dicembre al 14 gennaio. Nella favola gender, ma non necessariamente, un teatro spumeggiante di invenzioni, è esplicativo il sottotitolo Non si torna indietro dalla felicità.

La protagonista Mrs. Fairytale, una signora anni Cinquanta abbandonata il 31 dicembre dal suo compagno, si ritrova in casa l’uomo invisibile. Mrs. Fairytale ci descrive il suo mondo giocoso e conturbante, segnato da profonde solitudini, ma anche di possibilità di riscatto. Affascina con imprevedibili nonsense, vocalizzi, gorgheggi, canzoni, danze, interpretate da perfetto automa.

Nello spettacolo ci sono le atmosfere della Hollywood anni ’50 di Douglas Sirk, Doris Day, Rock Hudson, la tranquilla ma pettegola provincia americana in un colorato mondo pieno di abiti vaporosi, cocktail Martini, capelli cotonati. Regnante Mrs. Fairytale che ama Lady, la sua imbalsamata cagnolina, parla con lei ed esige le sue risposte. Mrs. Fairytale incanta e strappa al pubblico un continuo brusio di risate. Gli spettatori vengono trascinati in un gioco surreale e graffiante.  

Sul palco l’effervescente Mrs. Fairytale che chiede linea telefonica al centralino per telefonate assurde, parla con Lady, tenta più volte il suicidio, ascolta i Beatles, mentre sullo sfondo vengono proiettate scene di cartoni animati degli anni Trenta e sfilate di protesta per i diritti civili. Si aggiungono mandrie di bufali ubriachi di Coca-Cola, un uomo fantasma ferito da un crocefisso fantasma, che tuttavia a Mrs. Fairytale accarezza i piedi al mattino e le prepara il te.

Sorprende quella matrona – una specie di archetipo felliniano – che dispensa dal seno gigantesco un latte che guarisce; lo sfoggio istrionico e il dramma delle vite mancate. L’alternanza delle scene procede in una furibonda corsa da un estremo all’altro. La comicità surreale trabocca di desiderio e precipita verso un’infelicità che per un istante sembra irrimediabile. E viceversa: l’angoscia che mozza il fiato si trasforma nell’acuto di una canzonetta che, ostentando felicità, finisce col procurarla.

Attraverso questo movimento vertiginoso, lo spettacolo tende a ciò che Charles Baudelaire definisce comico assoluto. Mrs. Fairytale mette in scena con la sua comicità i paradisi mancati di cui abbiamo memoria.

Mrs. Fairytale potrebbe essere l’alter ego di Filippo Timi, oppure una nuova maschera del teatro italiano o un gioco per parlare con il suo pubblico della felicità a cui tutti abbiamo diritto. Timi, ad un certo punto sostituisce ai toni ironici e assurdi una serrata critica sociale. Sbeffeggia i nostri politici incapaci di dare al paese la necessaria legge contro l’omofobia.

Recensione di Judith Maffeis Sala

teatrofrancoparenti.it

www.ildogville.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.