Hair il musical
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HAIR. Andato in scena l’8 gennaio al teatro Giuditta Pasta di Saronno (Varese) e in tour per l’Italia dall’11 al 16 gennaio, HAIR the tribal love-rock musical è la storia delle generazioni di giovani americani a fine anni ‘60, nel periodo della Guerra del Vietnam. La storia narra le vicende di un gruppo di ragazzi che si ribellano alle imposizioni della società del secondo dopoguerra. Loro con una nuova voglia di vivere ed essere liberi.

Il musical originale era del 1968. Nel 1979 ne uscì il film. Entrambi fecero scalpore, ma divennero manifesto delle nuove generazioni, in preparazione dell’Era dell’Acquario, periodo della storia umana iniziata a fine 2020, che secondo certe credenze esotiche, è terreno di scontri generazionali, rivoluzioni economiche, crisi di civiltà, conflitti internazionali. Proprio su questa idea inizia, non a caso, HAIR, con la famosa canzone ‘Acquarius’.

Nel musical si scontrano i protagonisti, anche all’interno della stessa tribù: chi vuole vivere al di fuori degli schemi della società, secondo il pensiero hippie, e chi ne viene inglobato, rassegnandosi al proprio destino imposto, andando in guerra, a ritmo di canzoni rock diventate cult. Come non ricordare: ‘Donna/Hashish’, ‘Manchester’, ‘Good Morning Starshine’, ‘The Flesh Failures (Let the Sunshine In)’ e ‘Hair’.

HAIR the tribal love-rock musical parte con una grande energia che si trasmette a tutto il teatro. Inizia anche con una bella sfida verso il pubblico: lo provoca, come i protagonisti fanno con la società in cui vivono. Gli attori giocano con la platea: si denudano, le parlano, le vanno in mezzo. Vogliono essere irriverenti e farsi sentire. E ci riescono. Non tutti colgono la sfida. C’è chi si risente, ma fa parte dell’intrattenimento.

I performers sono affiatati, e si sente, si divertono e sono davvero bravi a cantare e ballare. Il ritmo non scende mai in due ore circa di spettacolo.

Ciò che può essere un problema è che le canzoni, giustamente in lingua originale, al contrario del parlato in italiano, non hanno sottotitoli e non sono sempre comprensibili. Risultano piacevoli da ascoltare, ma di difficile comprensione per la trama per chi non conosce l’inglese. L’altro grosso problema del musical è che l’azione si svolge quasi tutta fuori scena. I protagonisti la commentano e basta a suon di canzoni.

Ne risulta un appiattimento di interesse, aggravato dall’incomprensione dei testi in lingua, contornato da un buon intrattenimento musicale. Gli aspetti interessanti di HAIR, oltre al cantato, con le musiche suonate dal vivo, sono proprio quelli di denuncia, tutt’oggi molto attuali e condividibili. Il musical vuole essere una contestazione e ci riesce con le sue provocazioni e la sua frenesia contagiosa.

HAIR the tribal love-rock musical, è presentato in accordo con Tams-Witmark, sulle musiche di Galt Macdermont e la storia di James Rado e Gerom Ragni. La regia, la scenografia e i costumi sono di Simone Nardini, le coreografie di Valentina Bordi e il disegno di luci di Valerio Tiberi. Tra gli interpreti troviamo Jacopo Siccardi (Berger), Vittoria Brescia (Sheila), Stefano Limerutti (Claude), Pierluigi Lima (Hud), Mattia Capuano (Woof), Alice Tombola (Ronnie), Stefania Meneghini (Jeanie) ed Elga Martino (Crissy).

Recensione di Teresa Gallo

Link al sito ufficiale: https://hairilmusical.it/biglietti-tour/

www.ildogville.it

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