Sidney Poitier
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SIDNEY POITIER leggenda di Hollywood che ha spianato la strada a tantissimi attori afroamericani, è morto all’età di 94 anni, il 6 gennaio 2022. Poitier si è spento nella sua casa alle Bahamas, è stato il ministro degli Esteri di quel Paese, Fred Mitchell, a confermare la morte.

Attore, regista statunitense con cittadinanza bahamense, era nato a Miami in Florida, figlio di modesti commercianti bahamiani. Nel 1950 esordì nel cinema: nel suo primo film, No way out’ (Uomo bianco tu vivraì) per la regia di Joseph Mankiewicz, in cui interpreta la parte di un giovane medico ingiustamente accusato di aver lasciato morire un uomo, film in cui già affiorano i temi, determinanti e ricorrenti nella sua filmografia, del razzismo e della violenza. 

Nel 1955, nel ruolo di un allievo ribelle, ottenne una nomination all’Oscar per The defiant ones (La parete di fango) di Stanley Kramer, il cui tema dominante è ancora una volta il razzismo. Nel 1961 fu accanto a Paul Newman in Paris blues (1961) di Martin Ritt, storia di due jazzisti statunitensi nella Parigi degli anni Sessanta.

Sidney Poitier fu il primo attore afroamericano a vincere il Premio Oscar come miglior attore protagonista nel 1964 per l’interpretazione di una commedia dai toni dolci, I gigli del campo, il primo nero ad essere insignito dell’ambita statuetta, oltre ad essere candidato due volte ai premi per il miglior cinema. Per I gigli nel campo gli assegnarono anche il Golden Globe. Altri ruoli rimasti memorabili, fra cui quelli di Virgil Tibbs ne La calda notte dell’ispettore Tibbs (1967), di John Prentice in Indovina chi viene a cena? (1967), di Mark Thackeray La scuola della violenza (1967), di Shack Twala in Il seme dell’odio (1975) e di Warren Stantin Sulle tracce dell’assassino (1988).

Nel 1968 Poitier elaborò  il soggetto della commedia For love of Ivy (Un uomo per Ivy) diretta da Daniel Mann, in cui impersona un biscazziere, e nel 1972 esordì come regista con Buck and the preacher (Non predicare spara!), per poi dirigere il melodramma dal titolo A warm December (Grazie per quel caldo dicembre, 1972), da lui anche interpretato, e successivamente commedie come Stir crazy (Nessuno ci può fermare, 1980) e Hanky-Panky (Hanky Panky Fuga per due, 1982).

Negli anni Sessanta, con i ruoli interpretati e il grande successo ottenuto, ha rappresentato il simbolo dell’integrazione culturale nel cinema americano.

Dopo aver recitato nel ruolo di un attivista in lotta contro l’apartheid nel film d’azione, Poitier partecipò nel 1988 a due polizieschi, Little Nikita (Nikita Spie senza volto) di Richard Benjamin e Shoot to kill (Sulle tracce dell’assassino) di Roger Spottiswoode, e negli anni Novanta a Sneakers (I signori della truffa, 1992) di Phil Alden Robinson, e a The Jack-al (1997) di Michael Caton-Jones. Numerose sono state le sue apparizioni sul piccolo schermo, tra cui l’interpretazione di Nelson Mandela in Mandela and de Klerk (1997) di Joseph Sargent. Dal 1998 faceva parte dello staff dirigenziale della Walt Disney. 

Poitier era stato anche il primo attore nero a aggiudicarsi un premio alla Mostra del Cinema di Venezia, nel 1957, e ancora il primo interprete nero a essere nominato agli Academy Awards nel 1958. Oltre ai successi nell’industria dei sogni, Poitier era stato anche dal 1997 al 2007 ambasciatore delle Bahamas in Giappone. Nel 2009 era stato insignito dal presidente Usa Barack Obama con la medaglia presidenziale della libertà. Nel 2002 gli è stato conferito l’Oscar alla carriera. Dal 2020, dopo la morte di Kirk Douglas, Poitier è stato anche il Premio Oscar più anziano vivente. L’American Film Institute ha inserito Poitier al ventiduesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema.

Di Barbara Manenti

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