Caterina Caselli
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Caterina Caselli. Una vita, cento vite è il film documentario diretto da Renato De Maria, prodotto da Sugar Play in collaborazione con Rai Cinema e The New Life Company, distribuito da Nexo Digital, nelle sale italiane solo il 13, 14, 15 dicembre 2021. Caterina, presente in sala, lucida, sensibile, dolce ma volitiva, umile, vera, visibilmente emozionata, ricorda uno dei suoi grandi successi: Nessuno mi può giudicare e afferma: <Dopo aver visto questo film, mi potrete giudicare> Dopo la proiezione, un’ovazione sincera le dà il responso.

Caterina Caselli, 75 anni, nata a Modena come Francesco Guccini che con Paolo Conte e Giorgio Moroder dialogano con lei nel documentario per raccontare l’amore per la musica, il vissuto della ragazzina scatenata degli anni ’60, i ricordi d’infanzia, la tenacia nel proporsi, i successi ottenuti, la determinazione nello scoprire nuovi talenti <l’Italia è il paese della musica,- afferma Caterina – dei talenti, è giusto siano riconosciuti internazionalmente>.

Con sincera emozione e con generosità nello svelare cose di sè che vanno a toccare le sue corde più intime e dolorose, Caterina ricorda la sua famiglia, la sorella Liliana, la madre che svolgeva il lavoro di maglieria, la tragedia del suicidio del padre per depressione, quando lei aveva 14 anni, < una ferita che mi ha accompagnata – afferma Caterina – e di cui parlo ora pubblicamente. Mia madre non ha mai voluto che se ne parlasse>.

Dolcissima e rassicurante è la figura della zia Ave, la figlia di nonna Maria, che l’aiuta nel suo desiderio d’essere esaminata dal pianista Lenzotti che sentenzia: < Voce distintiva, timbro interessante, ha bisogno di essere educata, ha molto orecchio>. Giudizio non considerato dalla madre di Caterina, assolutamente contraria all’esuberante passione della figlia, aiutata ancora da zia Ave che le fa prendere lezioni finché viene assunta nell’orchestra Callegari. Si esibivano nel modenese e un giorno che erano a Scandiano, Maurizio Vandelli dell’Equipe 84 la nota e le dice: <Cosa stai ad ammuffire qui, tu devi venire a Roma> Parlava di Roma come fosse New York ed io dissi <Però convincete voi  mia madre>.

La mamma sentenziò che non mi avrebbe dato un soldo. Partimmo per Roma e all’inizio non succedeva un granché, poi venni scritturata al Piper, la mia grande occasione. Sono stata la prima ragazza del Piper, prima di Nicoletta (Patty Pravo) a maggio del 1965.  Al Piper passano molti artisti, incontrai anche Mina a cui chiesi consiglio per affrontare la vita da cantante e lei rispose: <Non fare questo lavoro di merda>.

Venne a sentirmi il signor Sugar, titolare di una grande casa discografica e mi fece il primo contratto. Caterina racconta del suo successo Nessun mi può giudicare. <Era il Sanremo del 1966, avevo 19 anni e ho cantato Nessuno mi può giudicare, una canzone destinata a Celentano, per fortuna da lui rifiutata. Me l’avevano presentata come un tango, e io pensavo manco morta faccio questo pezzo. Poi però l’hanno modificato, adatto al mio modo di interpretare. Sul palcoscenico mentre cantavo,  il ritmo della canzone mi ha portato a fare quel movimento che divenne famoso. L’avevo copiato dai Gufi, uno di loro, cantando Sant’Antonio allu desertu faceva roteare le mani e a me venne spontaneo ripetere quel movimento. Non vinsi il Festival, ma la mia canzone fu la rivelazione del momento:  al primo posto per 11 settimane consecutive>.

Sull’onda di questo successo discografico, il regista Ettore Maria Fizzarotti la chiama  per girare l’omonima pellicola sentimentale. Caterina al Festival di Sanremo si era presentata con l’acconciatura ideata per lei dai Vergottini, così venne soprannominata <Casco d’oro>. Caterina Caselli da ragazza del beat  diventa collaboratrice con Paolo Conte (firma Insieme a te non ci sto più insieme a Vito Pallavicini).

Caterina afferma: <Ho corteggiato Paolo Conte per due anni, lui mi aveva dato Insieme a te non ci sto più, con Conte ci vogliamo bene da sempre, e ho scoperto che Egle, sua moglie, era una mia fan. Ma mi sono accorta che allora, nel 1978, non era così riconosciuto dal pubblico, così ho registrato una cassetta analogica poi trasmessa da tutte le radio commerciali, con interviste a persone famose, Celentano, Benigni, Loredana Bertè, Arbore e Gianni Brera che parlavano di lui.>

Tuttavia, Conte avrà successo in Francia, prima che in Italia. Poi Caterina collabora con Gaber, Guccini, Battiato. <Il fatto più importante che mi ha cambiato la vita è stato innamorarmi di Piero Sugar. Avevo 24 anni quando l’ho sposato ed ho deciso di smettere di cantare dal vivo e per 6 anni  mi sono dedicata alla famiglia. Dal nostro matrimonio è nato Filippo, che oggi dirige l’azienda di famiglia, la Sugar Music, ha sposato Maria Novella ed hanno avuto tre stupendi figli: Greta, Alessandro e Nicola>.

Caterina dimostra amore e passione per la musica anche come imprenditrice. Le cento vite di Caterina non sono soltanto le sue, ma anche quelle dei suoi artisti. Il documentario Caterina Caselli. Una vita, cento vite è il racconto di un mondo che ora non c’è più. <L’industria musicale non era fatta di centesimi di euro corrisposti per qualche click. Anche con Bocelli è stata una grande conquista: Mare calmo nella sera e Con te partirò sono successi internazionali– spiega Caterina. Ho conosciuto Andrea Bocelli al tour europeo di Zucchero che cantava il Miserere e ne sono stata conquistata. Andrea Bocelli, Elisa, i Negramaro, Ennio Morriconesono sono solo alcuni dei nomi citati nel documentario, accanto alle straordinarie partecipazioni di Francesco Guccini, Paolo Conte, Liliana Caselli, Mauro Malavasi, Giorgio Moroder, Stefano Senardi, Filippo Sugar>.

Il cospicuo materiale di repertorio e di canzoni che fa da corredo al film rende Caterina Caselli – Una Vita, Cento  Vite un documentario che apre una finestra sul mondo della cultura italiana, dagli anni della Beat generation ad oggi di una donna che nonostante il successo, il prestigio e poi il potere nel mondo della discografia resta la ragazza di Sassuolo profonda, umile e vera.

Caterina Caselli. Una vita, cento vite

Uscita nelle sale italiane solo il 13, 14, 15 dicembre 2021

Durata film: 96 minuti

Recensione di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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