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Big Data B&B. Il tema dei dati e le implicazioni etiche dell’innovazione scientifica e tecnologica nel nuovo spettacolo di Laura Curino, prodotto dal Piccolo Teatro, in collaborazione con il Politecnico di Milano. In scena, in prima nazionale, al Teatro Grassi, dal 25 novembre al 12 dicembre 2021.

Abita nel Big Data B&B (un grazioso bed and breakfast con uso di cucina) un gruppo di eclettici informatici, ciascuno esperto di una specifica branca del digitale. Questo ostello molto speciale è il pretesto per esaminare i diversi aspetti del problema con occhio laico, senza la pretesa di dare risposte, ma con l’obiettivo di suscitare domande. Luogo di trasformazioni alimentari ma anche alchemiche, la cucina della proprietaria è un’isola di comfort, cura e attenzione, dove si può ancora godere, nel breve spazio dei pasti, di calore e vicinanza.

Tutti gli ospiti si fidano della loro padrona di casa e della sua sapienza nel preparare tisane ed intrugli “salutari”, eredità di un passato New Age, e non sospettano che lei frughi fra i loro files, indaghi sulle loro vite e sui loro progetti e si stia costruendo un’opinione personale “fai da te” sull’argomento, adoperando le loro stesse armi. Il gioco del teatro, da millenni, è lo spazio elettivo che una comunità sceglie per dibattere le proprie questioni forti, coinvolgendo, oltre ai pensieri, anche i sensi e le emozioni.

Niente è più attuale della questione relativa all’enorme mole di dati e alla straordinaria quantità di informazioni che, quotidianamente, ciascuno di noi, più o meno consapevolmente, rilascia nella rete. Chi si dedica alla loro pesca miracolosa? Chi li elabora? Chi li processa? A chi possono tornare utili? A chi dannosi? Possono modificare scelte e comportamenti? È giusto preoccuparsi, oppure siamo di fronte a una nuova, grande opportunità scientifica? Grazie a modelli matematici basati sull’elaborazione di dati assistiamo al progresso degli studi sull’intelligenza artificiale e sulla robotica, con le applicazioni più diverse e affascinanti. Ho scritto questo spettacolo cercando di mantenere una visione aperta verso il futuro e la ricerca scientifica.

Certo, la velocità di ciò che accade suscita disorientamento in chi, come me, non è sostenuto da una naturale creatività matematica. Come sempre, ho carcato nel sorriso la strada per arrivare alle questioni più complesse, per riflettere a mente sgombra dalla soggezione e dalle paure; l’ho fatto con il contributo di un pool di docenti di META, il network di studiosi di tutti i dipartimenti del Politecnico di Milano che si occupa di approfondire i risvolti etici e gli impatti sociali dell’innovazione scientifica e tecnologica. Al Big Data B&B ogni stanza è abitata da questo incontro.

Laura Curino 

Rappresentare per osservare e comprendere: il teatro è fonte di conoscenza e di riflessione. Per questo è fondamentale portare in scena i grandi temi del nostro tempo, intrecciare scienza e arte. L’intelligenza artificiale, i big data, la robotica sono parte della nostra quotidianità e non senza conseguenze.  Esulano dal campo puramente scientifico e condizionano sempre di più le nostre abitudini e il nostro modo di pensare. La collaborazione tra Politecnico di Milano e Piccolo Teatro è dunque centrale, un’intesa che dura da vent’anni e che vogliamo mantenere viva nella consapevolezza che l’evoluzione tecnologica, sempre più pervasiva, abbia bisogno di essere comunicata, compresa e condivisa attraverso una riflessione attenta e uno sguardo profondo all’essere umano.

Ferruccio Resta

Rettore del Politecnico di Milano

All’insegna di una stimolante e vivace dialettica, inaugurata vent’anni fa con lo spettacolo Infinities (per la regia di Luca Ronconi, su canovaccio del cosmologo, matematico e astrofisico inglese John David Barrow), e poi consolidatasi nel tempo attraverso differenti esperienze (mostre, cicli di incontri, iniziative spettacolari), la collaborazione tra il Piccolo Teatro e il Politecnico di Milano si arricchisce di una nuova occasione di confronto. Sul filo di un articolato percorso di ideazione collettiva – che ha coinvolto, da un lato, META, l’Unità di studi umanistici e sociali su scienza e tecnologia del Politecnico di Milano, e, dall’altro, un’interprete appassionata, curiosa e sensibile come Laura Curino – l’universo dei Big Data, legato alla quantità sterminata di informazioni nella quale siamo tutti immersi, è al centro di una divertita e rigorosa esplorazione scenica, che si snoda lungo il labirinto di stanze di un bizzarro bed and breakfast, per concentrarsi infine nel suo luogo principe, la cucina della proprietaria. Grazie a un approccio interdisciplinare, fondato sul dialogo fra saperi eterogenei e sul valore della ricerca, il teatro diventa uno spazio di conoscenza che permette di indagare le trasformazioni scientifiche e tecnologiche del presente, favorendo una presa di consapevolezza in merito a quei processi che innervano e governano la nostra quotidianità, ma che il più delle volte non sono pienamente percepiti e colti dalla comunità.

Claudio Longhi

Direttore del Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa

Cos’è META?

META è un’unità di studi del Politecnico di Milano finalizzata a promuovere e condurre attività di ricerca e didattica che abbiano come proprio oggetto i processi attraverso cui avvengono la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico. Coordinata da filosofi e sociologi, è composta da docenti di tutti i dipartimenti dell’ateneo. Grazie a META i ricercatori che sviluppano tecnologie di frontiera dialogano con filosofi e scienziati sociali per ragionare sulle sfide che quelle tecnologie pongono con sempre maggiore urgenza alla vita presente e a quella futura. 

Il progresso tecnologico allevia la fatica. Ogni nuovo passo avanti nello sviluppo di nuove tecnologie serve a delegare alla macchina la fatica umana: la fatica di lavorare; la fatica di muoversi e andare lontano; la fatica di tenere pulita la casa, accendere il fuoco, guidare.

Ma…

Ma ogni nuova delega di fatica alla macchina comporta anche una parallela delega della nostra capacità di prendere decisioni, fare scelte, esercitare la nostra responsabilità. L’essere umano cede alla macchina una porzione della propria moralità, vale a dire, della propria umanità. L’arma consente di non dover uccidere con le proprie mani. L’algoritmo del motore di ricerca ci allevia la scelta quando facciamo la spesa. Perfino il dispositivo acustico dell’automobile ci dispensa dal dover esercitare la responsabilità di allacciare la cintura di sicurezza: se non lo facciamo, ci tira scemi.

Tutto ciò non è affatto nuovo: da sempre l’essere umano ha trovato nella tecnologia il completamento non solo della propria struttura fisica, ma anche della propria statura morale. Ma il problema si ingigantisce man mano che la tecnologia diventa sempre più pervasiva nell’esistenza quotidiana delle persone, man mano che ambiti sempre più vasti della vita di tutti i giorni sono permeati dall’uso delle tecnologie. Questo è ciò che è accaduto in particolare negli ultimi decenni, con lo sviluppo delle tecnologie digitali e della loro capacità di generare e gestire dati e informazioni. Nelle forme più diverse, le tecnologie emergenti stanno invadendo ambiti classici della moralità umana: sicurezza, privacy, salute, sostenibilità, controllo, politica, per citarne solo alcuni. E chi sviluppa tecnologia non può più far finta di niente.

Come il prodotto del proprio ingegno influirà sulla vita e la condotta delle persone? L’ingegnere e il progettista non possono più trascurare la responsabilità morale per ciò che professionalmente fanno.

Il Politecnico di Milano, come molti altri grandi politecnici nel mondo, ha acquisito consapevolezza di questa svolta e ha deciso di cambiare pelle: umanizzare la tecnologia, offrendo al tecnologo la possibilità di incontrare, nella sua formazione, esempi e riflessioni sulle implicazioni etiche e gli impatti sociali delle tecnologie emergenti; e la possibilità di ricorrere, nell’attività di ricerca, alle competenze di filosofi e sociologi che riflettano sui processi e i prodotti della scienza e della tecnologia.

META, l’Unità di studi umanistici e sociali su scienza e tecnologia, è lo strumento di cui il Politecnico di Milano si è dotato a questo scopo. Dall’incontro con il Piccolo Teatro di Milano è nata l’idea di usare il veicolo drammaturgico per portare nella sfera pubblica queste riflessioni sul ruolo della tecnologia nella vita umana. Mettere a disposizione della società civile i propri frutti più avanzati è la “terza missione” delle università. Accendere un riflettore sulla delega di moralità alla tecnologia nel mondo attuale è la terza missione di META.

Non avalliamo visioni allarmistiche, catastrofiste o complottiste del progresso tecnologico. Non è utile, anzi, provoca danni. Come dimostra con ferocia l’attualità, la tecnologia salva le vite, averne paura le mette a rischio. La tecnologia però, da sempre, va governata, se l’essere umano non vuole rinunciare alla propria umanità. L’ingegnere e il progettista sono sempre più soggetti politici che con le proprie scelte progettuali determinano aspetti essenziali dell’esistenza della collettività. Come lo scienziato, allora, il tecnologo deve ora uscire dalla sua torre d’avorio, in cui la ricerca dell’efficacia e dell’efficienza ha storicamente implicato la rinuncia a considerare ogni tipo di “esternalità”, così da non lasciare più ai grilli parlanti moralisti la responsabilità di immaginarsi le conseguenze delle sue scelte tecniche e progettuali.

META – Unità di Studi Umanistici e Sociali su Scienza e Tecnologia

Mercoledì 1° dicembre, alle ore 17, nel Chiostro Nina Vinchi (via Rovello 2), Laura Curino, autrice, regista e interprete di Big Data B&B, dialogherà con Roberta Carpani, professore associato in Discipline dello spettacolo (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), e Viola Schiaffonati, professore associato in Logica e Filosofia della scienza (Politecnico di Milano), intorno ai temi dello spettacolo. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria su www.piccoloteatro.org

Presentazione

www.ildogville.it

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