DeAndré#DeAndré
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DeAndré#DeAndré. Storia di un impiegato è una gradevole confidenza, un <diario aperto> con cui Cristiano rende partecipi gli spettatori sul sentimento verso il padre. Racconta il suo vissuto nella villa in Sardegna, spiegando quanto si senta rilassato a soggiornare lì, in quel luogo con vista mozzafiato sul mare.

Ricorda che Fabrizio ospitava Paolo Villaggio, che improvvisava gag che avrebbe poi ripetuto in Fantozzi. C’era Francesco De Gregori in pigiama, seduto sul divano insieme a Faber a comporre canzoni. C’era Ugo Tognazzi che amava cucinare e sbalordire con preparazioni speciali: una volta preparò un dolce raffigurante due magnifiche tette che il regista Marco Ferreri avrebbe poi usato ne <La grande abbuffata>.  

<Papà e i suoi amici – racconta Cristiano – erano dei geni convinti di dover lasciare un segno del periodo che stavano vivendo, una specie di missione. Per mio padre non rimaneva molto tempo da dedicare agli affetti familiari. Questo l’ho capito molto dopo. Mi è mancato un padre che mi riempisse di attenzioni.> Del concept album, il sesto di Faber (appellativo dato da Villaggio con cui Fabrizio ha condiviso gli anni dell’infanzia e della giovinezza), Storia di un impiegato, il più <politico> mai inciso, c’è una canzone Verranno a chiederci del nostro amore e Cristiano confida emozionatissimo che alle cinque del mattino papà svegliò la mamma (Enrica Pugny Rignon) perché desiderava presentarle quella canzone appena composta. Cristiano, dallo spioncino vide e sentì suo padre cantarla, mentre mamma piangeva. La loro storia d’amore era finita e lui dedicava a lei questo addio.

DeAndré#DeAndré. Storia di un impiegato, il docufilm sul celebre cantautore è stato presentato come evento  speciale alla 78ma mostra del Cinema di Venezia. Cristiano vuole rendere  un omaggio musicale e personale per l’eredità artistica, umana e politica, di un grande poeta. Il documentario è diretto da Roberta Lena, con le partecipazioni di Dori Ghezzi e Filippo De André. Prodotto da Intersuoni, Nuvole Production e Nexo Digital è distribuito nei cinema italiani solo nei giorni 25, 26 27 ottobre da Nexo Digital con i Media Partner Radio Capital, MyMovies.it e Rockol.it 

Cristiano De André nel documentario ripropone al pubblico, in un Tour durato due anni, il concept album Storia di un impiegato un capolavoro quanto mai attuale di suo padre, scritto nel 1973 con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Il film è un percorso musicale e visivo attraverso i concerti dal vivo, i repertori di lotte sociali, le memorie storiche, familiari e alcuni filmati inediti.

Le canzoni di Fabrizio De André sono collegate fra di loro da un filo narrativo. L’argomento ha una forte connotazione politica: un giovane impiegato dopo aver ascoltato un canto del Maggio francese entra in crisi e decide di ribellarsi, senza però rinunciare al suo individualismo. Ha una presa di posizione solitaria, con un rapido e onirico succedersi  dai fatti; l’esperienza fallimentare della violenza e, infine, in carcere, la presa di coscienza del bisogno di una lotta comune. Gli altri temi trattati sono il Maggio francese e il terrorismo.

In quasi quarant’anni di attività artistica Fabrizio, stroncato da un carcinoma polmonare a 58 anni, ha inciso 14 album in studio, più alcune canzoni pubblicate come singoli e poi riedite in antologia. Molti testi raccontano storie di emarginati, ribelli e prostitute, vere e proprie poesie, inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni Settanta. Faber è l’artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco. Per la sua popolarità e l’alto livello artistico, dopo la sua morte, alcune istituzioni gli hanno dedicato vie, piazze, parchi, teatri, biblioteche e scuole. Di idee anarchiche e pacifiste, nato a Genova il 18 febbraio 1940, ha molto valorizzato la lingua ligure. La regista Roberta Lena ha dichiarato: <Cristiano è l’erede del patrimonio artistico di Fabrizio, a lui il passaggio di testimone, che è uno dei temi principali del docufilm, ossia il rapporto padre/figlio in cui ognuno può specchiarsi. Nella narrazione cinematografica ho mostrato cosa significa essere figli di un genio.>

Recensione di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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