PAOLO POLI, umorismo e indipendenza di pensiero

PAOLO POLI, umorismo e indipendenza di pensiero

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PAOLO POLI (Firenze 1929 – Roma 2016), attore, regista teatrale e cantante, laureato in Letteratura Francese, inizia a lavorare in teatro nei primi anni Cinquanta, con pungente ironia e garbo istrionico. Natalia Ginzburg così lo descrive: << Fra i suoi molteplici volti nascosti c’è essenzialmente quello di un soave, ben educato e diabolico genio del male: è un lupo in pelli di agnello e nelle sue farse sono parodiati insieme gli agnelli e i lupi, la crudeltà efferata e la casta e savia innocenza.>>

Definito enfant terrible del teatro italiano, in quanto geniale e irriverente, all’età di vent’anni, nel 1949, partecipa ad alcune trasmissioni della Rai di Firenze, con prosa, macchiette e racconti fiabeschi. Nelle serate fiorentine, con il burattinaio Carlo Staccioli (Compagnia I Pupi di Stac) Poli dà la sua voce modulata, con perfetta intonazione, passando dal grave baritono all’acuto e al falsetto, per i Cavalieri, le Streghe e le Principesse. Recita nei piccoli palcoscenici delle città e non solo a Firenze. Poli si unisce al gruppo della Compagnia dell’Alberello, dove ci sono giovani dilettanti che poi diventeranno famosi, come Ilaria Occhini, Ferruccio Soleri, Alfredo Bianchini, Beppe Menegatti e il regista Paolo Emilio Poesio, in seguito critico teatrale.

Poli si fa notare per la scelta dei ruoli e l’interpretazione bizzarra e sconcertante per quel periodo.   

Nel 1954 viene chiamato a sostituire Mario Girotti, per il film drammatico Le due orfanelle con la regia di Giacomo Gentilomo, un genere molto in voga in quegli anni. Continua con i melodrammi sentimentali nel cast de Gli amori di Madame Lescaut (1955) per la regia di Mario Costa e successivamente, con la regia di Giorgio Bianchi, nel film Non c’è amore più grande (1955).

Paolo Poli nella sua carriera artistica di circa sessant’anni, lavora in una decina di film, dal 1954 fino al 1978, anno in cui ne “La braghe del padrone”, impersona il diavolo, personaggio che interpreterà spesso.

Nel film Iqbal – bambini senza paura (2015) presta la sua voce a Sarin, uno dei personaggi nel film di animazione.

E’ il teatro che interessa particolarmente a Poli: nel 1958/59 recita in Endgame (Finale di partita) di Samuel Beckett, sul palcoscenico genovese per la Borsa di Arlecchino, con la regia di Aldo Trionfo, in cui Poli recita la parte del servo Clov. E’ una commedia in un atto, la prima per il teatro di musical, considerata fra le più significative opere del drammaturgo irlandese. Proseguendo in teatro, nel 1959/60, Poli recita in Haute Surveillance (Sorveglianza speciale) di Jean Genet, interpretando Jules, un carcerato smanioso di delitti e di legami perversi. A chiusura delle serate teatrali, Poli diverte ancor più il pubblico con estrose esibizioni canore “Semplici ariette e canzoncine povere” le intitola, includendo anche canti provenzali del dodicesimo secolo, appendici ancor più gradite del programma ufficiale.

L’ultima recita con la compagnia della Borsa di Arlecchino è la rivista Mamma mia voglio il cerchio, sul palco del teatro-cabaret Gerolamo a Milano. Poli vuole mettersi in proprio e si esibisce nel 1960 con Il novellino insieme alla ballerina Claudia Lawrence e al chitarrista Armando Celso, suoi precedenti partner. Il novellino è l’opera più nota di Tommaso Guardati, detto Masuccio Salernitano (1410-1975). L’opera, pubblicata postuma nel 1476, consta di cinquanta racconti satirici e grotteschi, fortemente anticlericali. Ritenuta troppo audace, viene inclusa nel 1557 nel primo Indice dei libri proibiti.

Poli ama i testi surreali e teatrali di ogni genere, i lati onirici, recita gli sberleffi con comicità intelligente e provocatoria, interpreta diversi personaggi, in particolare i suoi famosi “en travesti”. Affabulatore sarcastico, ottiene grande successo  con Santa Rita da Cascia nel 1961. Sberleffi, impudenze medievali, mirabilie circensi, giochi di parole basati sull’omofonia, frasi equivoche e allusioni che sollecitano la partecipazione interpretativa degli spettatori. Un umorismo intelligente e sottile per rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà. Gli autori più amati da Poli sono: Gozzano, Palazzeschi, Landolfi, Apuleio, Perrault, un genere fiabesco, fantastico, un divertimento verbale.

Nel 1961, con Sandra Mondaini, ottiene grande successo nel varietà Canzonissima: lui, Filiberto, pusillanime e piagnone, lei Arabella, pestilenziale e aggressiva.

Paolo Poli e Sandra Mondaini

Nel 1970, negli studi di Torino, Poli, diretto da Vito Molinari, registra Babau, un’indagine di quattro puntate sulle caratteristiche negative dell’italiano medio (mammismo, conformismo, arrivismo, intellettualismo), ma il programma, inopportuno e spregiudicato, viene congelato e trasmesso dalla Rai riformata nel 1976.

Dal 16 marzo al 11 maggio 1974 la Rai trasmette Milleluci, un varietà in otto puntate, diretto da Antonio Falqui e condotto da Mina e Raffaella Carrà. Ogni puntata celebra un diverso genere di spettacolo e nella sesta puntata dedicata al cabaret, Poli, affiancato dalle due signore vestite da uomo, Mina e Raffaella, agitando piume di struzzo e chignon, canta una canzone.

Nel 1976 la Rai trasmette I tre moschettieri, una miniserie con la regia di Sandro Sequi, recitano con Paolo Paoli, la sorella Lucia, Milena Vukotic e Marco Messeri.

Nel gennaio del 1979, Rete2 (l’odierna Rai2) trasmette Racconti di fantascienza, tre puntate per la regia di Alessandro Blasetti. Nella prima puntata (I misteri del tempo e dello spazio), Paolo Poli recita nell’episodio La crisalide. Nel  1982, Poli realizza la postfazione di Viaggio a Goldonia di Ugo Gregoretti, che va in onda come miniserie TV, in cui recita con la sorella Lucia, Vittorio Caprioli e Cochi Ponzoni. Negli anni settanta Paolo Poli interpreta con la sorella Lucia, anch’essa attrice teatrale, nata nel 1940, quattro spettacoli teatrali, iniziando con Femminilità (1972), giocando in un ambivalente scambio di ruoli.  Ancora nel 1982, Poli è nel cast del film Cinquant’anni d’amore, diretto da  Vito Molinari, a fianco di Ombretta Colli e Christian De Sica.

Paolo Poli riplasma per il teatro testi destinati alla sola lettura. Con Il mare (racconti di Anna Maria Oreste) del 2010, accompagnato da quattro giovani attori, intona canzonette ingenue e orecchiabili come Besame mucho, Mambo italiano e Amor, amor, amor, che stigmatizzano l’immagine dell’Italietta del Ventennio  e del secondo dopoguerra, quella fatta di “piccole cose di pessimo gusto” e che si culla nell’illusione, mentre intorno il mondo crolla a pezzi. Tra scherzi, lazzi e scioglilingua arguti, lo spettacolo illustra i sogni di chi vive nella miseria e va a cercare fortuna oltre mare.

La conclusiva trasmissione in TV è Lasciatemi divertire, con il collega ed amico Pino Strabioli. Per otto puntate/conversazioni, ciascuna dedicata ad un vizio capitale, Poli recita novelle boccaccesche, poesie e discetta sui vizi e sulle tentazioni. Rivela che il protagonista di Umberto D., scelto da Vittorio De Sica per il film, era il suo professore di glottologia.

Paolo Poli muore il 25 marzo 2016 all’ospedale Fatebenefratelli di Roma, dove era ricoverato da circa un mese per ischemia cerebrale. E’ sepolto a Firenze nel Cimitero Monumentale delle Porte Sante della Basilica di San Miniato al Monte.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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