THE ELEVATOR, thriller psicologico e claustrofobico di Massimo Coglitore

THE ELEVATOR, thriller psicologico e claustrofobico di Massimo Coglitore

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The Elevator, primo lungometraggio del regista italiano Massimo Coglitore, è un thriller psicologico e claustrofobico. Datato 2013, nel 2015 partecipò a diversi festival, tra cui l’European Film Festival, il Taormina Film Festival e il Roma Indipendent Film Festival, è uscito poi nelle sale italiane nel 2019 e oggi è disponibile a noleggio e in digital download su Rakuten, CHILI, Infinity e iTunes. Protagonisti della vicenda Caroline Goodall, James Parks e Burt Young.

La trama

Jack (Parks) è il conduttore televisivo del programma a quiz di successo Three Minutes. L’uomo è inoltre dotato di grandi capacità deduttive e un’incredibile memoria, tanto da essere considerato colui che sa tutto e non sbaglia mai. Una sera, tornando a casa dopo il lavoro, viene però sequestrato e fatto prigioniero nell’ascensore del proprio palazzo da una misteriosa donna (Goodall). Una volta incatenato nell’abitacolo, viene minacciato di essere torturato se non risponderà ad alcune domande in un gioco perverso che rispecchia il suo quiz. Il motivo, tuttavia è ignaro a Jack, che si ritrova costretto a dover giocare, senza possibilità di chiedere aiuto, per poter salvare la propria vita.

The Elevator
Caroline Goodall e James Parks in un momento emblematico della pellicola

Cattiveria portata agli estremi

The Elevator trae innanzitutto spunto da una storia vera per costruire la base su cui si dipana l’intera trama e lo fa portando la narrazione agli estremi. Quasi tutto l’impianto della pellicola è ambientato nel piccolo abitacolo, così da rendere le atmosfere molto claustrofobiche. Tuttavia, le alternanze con lo show in diretta contemporanea agli avvenimenti principali, fanno sì che la tensione diminuisca, dando in realtà respiro e agio.

Fin da subito s’intuisce che Caroline Goodall odi Jack e voglia punirlo senza rimorso, e non stupisce il motivo svelato dopo metà film. Ciò che viene portato però fino agli estremi, è la cattiveria e la quasi pazzia della donna, risultando così meno convincente e meno simpatica al pubblico.

The Elevator è interessante nella sua prima parte. Sia a livello registico che attoriale, avendo uno sguardo suo sulla vicenda e attraendo lo spettatore catapultandolo nel vortice degli eventi e negli interrogativi a essi legati. A ciò contribuisce anche la fotografia cupa e dai toni blu, che richiamano da una parte gli spazi angusti dell’ascensore e dall’altra l’oscurità della vicenda e del genere cinematografico a cui appartiene.

La seconda parte però si perde, diventando più irrealistica e a tratti immotivata, esasperando le reazioni della donna e non convincendo nella recitazione dei personaggi secondari che subentrano nell’intreccio. Per questi motivi, il colpo di scena finale stupisce meno lo spettatore, portato fino a quel momento a chiedersi chi dei due protagonisti avesse ragione.

Non si capiscono bene le motivazioni del protagonista e la sua ambiguità. Non è chiaro come la donna riesca ad agire indisturbata o il ruolo del custode (Burt Young).

The Elevator
Burt Young e James Parks in un’altra scena del film

Per concludere…

Il film è nel complesso un discreto prodotto d’intrattenimento, soprattutto considerato che si tratta del primo lungometraggio del regista, ma non di denuncia delle atrocità che fanno da movente alla vicenda, se quello voleva essere lo scopo. È abbastanza godibile e riesce a tratti a trasportare lo spettatore nella storia, senza però farvelo mai entrare davvero fino in fondo. Consigliata la visione in lingua originale che fa certamente apprezzare di più la recitazione di Caroline Goodall e James Parks.

Recensione di Teresa Gallo

www.ildogville.it

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