ELIO PETRI: genio del Cinema della nevrosi e del potere

ELIO PETRI: genio del Cinema della nevrosi e del potere

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Elio Petri (Roma, 1929-1982), sceneggiatore e regista cinematografico e teatrale, ha espresso fin da giovanissimo un interesse per il cinema e la politica. Esplora la condizione sociale e culturale per raccontare il malessere e la corruzione. Profondamente ironico, privo di condizionamenti, la sua filmografia è caratterizzata dalla precisione acuta per le denuncie politiche, ma comprende anche altri diversi generi, dal giallo alla commedia, al dramma, alla fantascienza, tutti trattati in modo pungente ed originale. Pertanto, non deve essere collocato soltanto nella categoria dei cineasti politici, anzi, è da considerare erede del Neorealismo, con riferimento al suo contributo alle opere di Giuseppe De Santis. Petri si distingue per una regia espressionista con visioni oniriche, nello sdoppiamento dell’essere e la schizofrenia. Usa metafore per esplorare le aberrazioni del potere.

I film di Petri alimentano un dibattito culturale in quanto hanno il preciso intento di far conoscere allo spettatore quelle problematiche che non possono essere ignorate. Petri afferma: << Il cinema non è per un’élite, ma per le masse. Parlare ad un’élite di intellettuali è come non parlare a nessuno. Non credo si possa fare una rivoluzione col cinema. Io credo in un processo dialettico che debba cominciare tra le grandi masse, attraverso i film e ogni altro mezzo possibile.>>

Malgrado sia morto all’età di 53 anni, Petri ha affrontato quanto i suoi colleghi hanno evitato o trattato con superficialità per non disturbare i salotti borghesi e i potenti. La feroce critica di Petri agli inciuci politici, alla sessualità repressa, alle diseguaglianze sociali è ancor oggi attuale. Il suo cinema rimane un’opportunità per comprendere chi siamo e che cosa ci attende.

All’età di diciassette anni Pètri si iscrive al PCI e contemporaneamente si occupa di cinema. Frequenta i cineclub, collabora come critico per L’Unità e per Gioventù Nuova. Scrive un saggio sul regista Elia Kazan in Città Aperta.

Elio Petri ritira l’adesione al PCI dopo i fatti della rivolta ungherese e aderisce, con altri intellettuali, firmando per Il Manifesto dei 101. La repressione dell’insurrezione di Budapest – la rivolta ungherese contro l’imperialismo sovietico – genera una protesta contro l’invasione in Ungheria da parte dell’Armata Rossa con la conseguente dissociazione dalla linea ufficiale del partito.

Biografia

Petri Eraclio, detto Elio, nasce a Roma il 29 gennaio 1929, figlio unico di Mario, marchigiano, artigiano nel rame come il nonno, e Anna Papitto, ciociara di Guarcino. Elio Petri descrive la madre: << scura, di carnagione olivastra, i capelli neri molto lunghi, gli occhi neri. Serviva il caffè  in una latteria di suoi parenti, credo che lei e mio padre si siano conosciuti lì.>>. Elio ha un buon rapporto con il padre, spesso di  domenica nuotano nel Tevere e d’estate si recano al mare ad Ostia, trascorrendo l’intera giornata. Elio descrive papà Mario <<piccolo, occhi distanti, verdi, biondo e robusto. Ha sempre sofferto d’ulcera, forse per il suo mestiere.>> Elio e i genitori vivono con la nonna e due zii in un’unica casa <<sovrappopolata – afferma Elio – ingombra di membra, di odori>>. Poi, Elio e genitori si trasferiscono in altri quartieri romani. A scuola Elio non ama le regole scolastiche; dopo quella pubblica, il padre lo iscrive al San Giuseppe, a piazza di Spagna, dove Elio conosce dal vivo la classe dirigente.

Elio Petri

Nel 1948, un amico di Elio, Gianni Puccini, lo mette in contatto con il regista Giuseppe De Santis. Il regista, definito da Pètri <<Beppe, il mio unico maestro del cinema>> gli chiede di realizzare un’indagine preparatoria su un fatto di cronaca per la sceneggiatura del film Roma, ore 11 (1952). Il 15 gennaio \1951 duecento ragazze, in riferimento ad un annuncio pubblicato su un giornale, si presentano per un solo posto di dattilografa presso lo studio di un ragioniere. Un litigio per la priorità della fila, provoca la rottura della ringhiera sulla scala dove  attendono per il colloquio. I gradini si sfaldano e  nel crollo settantasette donne rimangono ferite e una muore. Petri annota un dramma corale sulla condizione femminile dell’Italia del dopoguerra. De Santis realizza con i suoi collaboratori il film che esce nelle sale italiane il 1 marzo 1952. Tre donne superstiti recitano nel film che guadagna il Nastro d’argento.

L’indagine di Petri diviene un saggio pubblicato nel 1956. Dal 2008 è un adattamento teatrale, ancora oggi in scena. Elio Petri prosegue con De Santis, realizzando un’altra inchiesta per il film Giorni d’amore, è assistente sceneggiatore in Un marito per Anna Zaccheo (1953), Uomini e lupi (1957), La Garçonniere (1960). E’ richiesto anche da altri registi: Donne proibite (1954, di G.Amato), Quando tramonta il sole (1955, di G. Brignone), Un ettaro di cielo (1958, di Casadio), L’impiegato (1959, di Puccini), Vento del sud (1960, di E.Provenzale). Con L. Vincenzoni e T. Chiaretti scrive il soggetto del film di C. Lizzani Il gobbo (1960). Nel 1954 realizza come regista il cortometraggio Nasce un campione e nel 1957 gira il cortometraggio I sette contadini, dedicato ai fratelli Cervi con protagonista Alcide Cervi.

Elio Petri prende parte, ricoprendo più ruoli, alla Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme (BO), fondata nel 1960 dallo scrittore Leonida Repaci, dallo sceneggiatore Cesare Zavattini, da Bruno Grieco e Gianpaolo Testa. Il comitato promotore di questa mostra è composto da significative personalità culturali: Michelangelo Antonioni, Alessandro Blasetti, Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis, Federico Fellini, Roberto Rossellini, Giuseppe Ungaretti, Luchino Visconti ed altri stimati. Nel 1960 Petri presenta a Porretta come sceneggiatore  I giorni di Cesare che successivamente giunge nelle sale con il titolo I giorni contati. Nel 1971 Petri è presente con due lavori: l’episodio Ipotesi all’interno del film collettivo Documenti su Giuseppe Pinelli e con l’anteprima assoluta La classe operaia va in paradiso, insieme all’attore protagonista Gian Maria Volonté. Nel 2019, in occasione dei 90 anni dalla nascita di Elio Pètri, l’Associazione Porretta Cinema ha istituito un premio intitolato a suo nome.

Elio Petri
Gian Maria Volontè e Elio Petri

All’età di 32 anni, nel 1961, Petri gira il suo primo lungometraggio L’Assassino, poliziesco, di analisi psicologica, interpretato da Marcello Mastroianni.

Nel 1962 realizza il film I giorni contati, un omaggio a suo padre, che aveva smesso di lavorare con lo stagno. Un viaggio amaro nell’esistenza, uno sguardo verso la morte. Interprete Goffredo Lombardo, suo unico ruolo nel cinema, grande attore di teatro. Al Festival del Mar della Plata, l’opera vince il primo premio. Il 24 marzo, prima di partire per il Festival, Elio sposa Paola Pegoraro, figlia del produttore cinematografico Lorenzo e nipote dell’attrice del muto Fernanda Negri Pouget.

Petri dirige Alberto Sordi in Il maestro di Vigevano (1963), tratto dall’omonimo libro di L. Mastronardi. Nel 1964, con G.Montaldo e G. Questi si dedica alla realizzazione di un documentario sull’industria dell’erotismo Nudi per vivere, regia di Elio Montesti, (nome composto dai nomi degli autori reali. Successivamente, nel 1965, dirige ancora Mastroianni e Ursula Andress nel fantascientifico La decima vittima. Nel 1967 dirige Gian Maria Volonté in A ciascuno il suo, tratto da un romanzo di L. Sciascia. Nel 1968 realizza il film Un tranquillo posto di campagna, che vince l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1969. Nel 1970 gira l’episodio Ipotesi del film militante Documenti su Giuseppe Pinelli.

Sempre nel 1970, Petri gira il suo film più noto Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, il senso di onnipotenza dato dal potere. La pellicola è il primo capitolo della trilogia della nevrosi, la nevrosi del potere. Gian Maria Volontè è nel ruolo del commissario di polizia che uccide la propria amante (Florinda Bolkan). Il film termina con una frase di Kafka <<Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano>>. Indagine vince il  Premio Speciale della Giuria al 23mo festival di Cannes, 1970; il premio Oscar 1971 come migliore film straniero; il David di Donatello 1970 per miglior film (Marina Cicogna, Daniele Senatore) e miglior attore (Gian Maria Volontè); il Nastro d’Argento 1971 per la miglior regia e il miglior attore; la Grolla d’Oro 1970 a Gian Maria Volontè come miglior attore. Edgard Award 1971 per la  miglior sceneggiatura cinematografica a Elio Pètri e Ugo Pirro, il Globo d’oro 1970 a Elio Petri per miglior film e a Gian Maria Volontè miglior attore. Il Kansas City film Critics Circle Award 1972 per miglior film straniero. La colonna sonora di Ennio Morricone risulta perfettamente funzionale ai moti convulsi della psiche disturbata del protagonista.

Elio Petri

Gli altri due capitoli della nevrosi del potere sono: La classe operaia va in paradiso, nel 1971, sempre con Volontè protagonista in una corrosiva satira sulla vita in fabbrica (nevrosi del lavoro) a cui va la Palma d’Oro a Cannes e nel 1973 La proprietà non è più un furto, con Ugo Tognazzi e Flavio Bucci (nevrosi del denaro), un’analisi grottesca sulla proprietà e sul denaro e la distruzione dell’essere per l’avere. Nel 1976 Petri dirige ancora Volontè, protagonista di Toto modo, film grottesco, ispirato a un’opera di  Sciascia. Una parodia amara e realistica sulla corruzione, il malcostume, l’imperversare di interessi personali nella gestione della repubblica italiana. Le musiche sono di Morricone. Nel 1978, Pètri dirige per la Rai l’adattamento televisivo in tre parti del capolavoro teatrale di Jean-Paul Sartre Le mani sporche, con Marcello Mastroianni e Giovanni Visentin. Con Buone notizie nel 1979, diretto e prodotto da lui stesso, con protagonisti Giancarlo Giannini e Angela Molina chiude la carriera cinematografica.

Elio Petri, malato di cancro, muore a Roma il 10 novembre 1982, prima di riuscire a girare il film Chi illumina la grande notte. E’ tumulato al cimitero di Prima Porta, accanto a suo padre.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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