MACBETH, LE COSE NASCOSTE. Il male decostruito dallo sguardo di Carmelo Rifici

MACBETH, LE COSE NASCOSTE. Il male decostruito dallo sguardo di Carmelo Rifici

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MACBETH, LE COSE NASCOSTE. Al Teatro Strehler di Milano è andato in scena fino al 23 maggio, la reinterpretazione del regista teatrale Carmelo Rifici del Macbeth di Shakespeare, spettacolo che ha inaugurato la nuova stagione del più importante teatro di prosa italiano. Il testo che vuole essere un approfondimento psicologico e antropologico delle sfumature della crudeltà e ambizione della coppia più diabolica del teatro occidentale, è stato riscritto da Orifici con Angela Dematté e Simona Gonella.

Intervista Carmelo Rifici https://www.facebook.com/luganolac/videos/457794521831709

Il male come conseguenza della schizofrenia del tempo

Non si tratta di una semplice rappresentazione della tragedia di Shakespeare, ma un’intensa, affascinante e originale analisi psicologica del male e amore malato nel senso comune, dove il regista cerca di analizzare e spiegare il gesto omicida e la sete di potere dei protagonisti della tragedia sempre attuale, dentro la complessità della natura umana. La brama nella sua velocità schizofrenica e che non conosce riflessione è motore diabolico che trasforma Macbeth e Lady Macbeth in spietati assassini. Tra gli interpreti alle prese con la crudeltà dannatamente umana dei protagonisti: Maria Pilar Pérez Aspa, Angelo Di Genio, Alessandro Bandini, Tindaro Granata, Elena Rivoltini, Leda Kreider e Alfonso De Vreese. Rifici con Macbeth continua un percorso di analisi di personaggi iconici della tragedia.

Lo spettacolo atipico si apre infatti con il colloquio degli attori protagonisti sulla propria esperienza personale che sono stati accompagnati dallo psicanalista junghiano Giuseppe Lombardi, tra i più autorevoli studiosi della psicoanalisi italiana. Gli attori sul palco parlano apertamente come in una seduta psicanalitica delle loro ombre, dei loro demoni e sulla partecipazione emotiva allo spettacolo. La rappresentazione si sviluppa in quadri. Vede gli attori alternarsi nei diversi ruoli dei protagonisti mostrandoli quadro dopo quadro diversi nelle sfumature del sentire. La conclusione è la rappresentazione di un rito sacrificale di grande impatto emotivo, in cui il giovane figlio di Macduff, ucciso da Macbeth per sete di potere, viene denudato, cosparso d’oro e appeso a testa in giù al centro del palco, innocente vittima della brutalità dell’uomo sull’animale, bestia sinonimo di purezza.

Spettacolo complesso e che tende alla decostruzione degli aspetti apparentemente negativi del nostro relazionarci al prossimo e che vuole sensibilizzare lo spettatore, e portare alla consapevolezza sui nostri aspetti più oscuri e spesso negati o rimossi. Per Rifici è attraverso la consapevolezza del male che c’è in noi che il male può trovare misura. Esperimento molto affascinante, anche esteticamente. Spiazzante fin dall’inizio quando il regista cerca a mio parere una troppo forzata empatia con la crudeltà della coppia togliendo la morale pedagogica al messaggio di Shakespeare, della convivenza civile e dell’amore come sacrificio partendo dalla riflessione antropologica che siamo frutto della nostra cultura di appartenenza che viene indirizzata.

Nota di merito agli attori più naturali nella interpretazione della finzione drammaturgica e più in difficoltà nelle interviste iniziali in cui si sono coraggiosamente messi a nudo davanti al numeroso pubblico presente in sala.

Recensione di Lucilla Continenza

www.ildogville.it

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