LUCHINO VISCONTI: il Conte Rosso  gentiluomo e sovversivo del Cinema

LUCHINO VISCONTI: il Conte Rosso gentiluomo e sovversivo del Cinema

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LUCHINO VISCONTI di Modrone, conte di Lonate Pozzolo (Milano, 2 novembre 1906 – Roma, 17 marzo 1976) è tra i più importanti registi mondiali cinematografici e teatrali, soprattutto di lirica. Tra i tanti capolavori da lui diretti nella memoria di chi ama il cinema resta pietra miliare del cinema mondiale Il Gattopardo con Claudia Cardinale, Alain Delon e Burt Lancaster. Esercita sino alla fine un’intensa attività comprendente 96 titoli, con tre regie coreografiche, 18 cinematografiche, 21 liriche, 45 di prosa. È tra i promotori del Neorealismo nella cinematografia.

Ne dà prova dirigendo nel 1943 Ossessione. Il film viene presentato a Roma in anteprima nella primavera del 1943, l’anno successivo Visconti raggiunge Milano che è sotto l’occupazione tedesca. Resta nelle sale per poche sere, in quanto, per le reazioni delle autorità fasciste e della Chiesa, viene definitivamente vietato e distrutto dal regime fascista di Salò. Visconti riesce a tenere nascosta una copia del negativo fino alla fine della guerra; copia da cui derivano quelle attualmente esistenti.

Il neorealismo non è mai stata una scuola, ma un insieme e propositi comuni. Ossessione, film mitico e maledetto, è una torbida storia di due amanti assassini che descrive lo squallore dell’esistenza piccolo-borghese. E’ il sogno  di fuga e di ricomposizione familiare che si conclude in sconfitta. In questo film per la prima volta il corpo di un uomo diviene elemento sensuale e oggetto del desiderio dello sguardo di una donna. Visconti vuole essere anche ideatore del soggetto, collaboratore ai dialoghi e alla sceneggiatura.

Nel 1948 gira La terra trema, considerato uno dei classici del neorealismo. Ispirato al capolavoro del verismo I Malavoglia (1881) di Giovanni Verga, Visconti descrive l’intenso dramma sulla reale vita dei pescatori di quell’epoca. Il cast è composto unicamente da attori non professionisti, ingaggiati sul posto con lo scopo di raggiungere il massimo realismo possibile. Girato in lingua siciliana, il film è sottotitolato anche per la versione originale italiana. Fra gli assistenti alla regia ci sono Francesco Rosi e Franco Zeffirelli.

Figlio quartogenito del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba (1880-1939), proprietaria della più grande casa farmaceutica italiana, fratello minore di Guido, Anna e Luigi, maggiore di Edoardo, Ida Pace e Uberta. Luchino nasce in casa della nonna materna, Anna Erba, a Milano in via Marsala, dove è posta anche la sede della società farmaceutica Carlo Erba, fondata nel 1853, la prima industria farmaceutica italiana. Luchino racconta: <<Eravamo sette fratelli, mio padre ci ha educato molto bene, severamente e duramente, aiutandoci ad apprezzare le cose che contano. La musica, il teatro, l’arte. Nella nostra casa di via Cerva a Milano avevamo un piccolo teatro; poi c’era la Scala che mi riempiva di meraviglia, mi esaltava. Mio padre mi aveva insegnato che non potevo vantare per nascita né diritti né privilegi. La mamma era figlia di industriali di origine popolare. Entrambi i miei genitori amavano la musica, il teatro, l’arte.>>

Luchino frequenta il liceo classico Berchet con alterni risultati, passa poi al liceo classico Dante Alighieri. Studia violoncello, è influenzato dalla lirica e dal melodramma. Il padre è uno dei finanziatori del Teatro alla Scala di Milano. Il salotto milanese di casa Visconti è frequentato da artisti, come anche la residenza cernobbiese di Villa Erba, a Cernobbio, sul lago di Como.

Nel 1936, all’età di trent’anni, Luchino Visconti giunge a Parigi, considerata capitale artistica, intellettuale e politica dell’anteguerra. Conosce Coco Chanel, che così definisce: << Ha la bellezza di una donna, l’intelligenza di un uomo e una fantastica energia.>> La invita in Italia per presentarla alla sua famiglia. Coco apprezzando le qualità di Luchino Visconti lo presenta al regista francese Jean Renoir che lo prende come assistente e costumista nei film Verso una vita (1936), La scampagnata (1936). Visconti fa tesoro di questa esperienza. Nel periodo in cui frequenta Renoir, Visconti può ammirare dal vivo le opere di Auguste Renoir, padre di Jean, dove la luce crea movimento, non contrasto. Pertanto, attraverso la luce Visconti rende ogni cosa illuminata protagonista. La luce, il colore, il tempo, spiccano in tutta la filmografia viscontiana. Precisiamo che Visconti con Jean Renoir, comunista convinto,  compie scelte ideologiche politiche. Il Front Populaire porta al governo i partiti progressisti e Visconti si avvicina alle posizioni della sinistra.

Soggiorna brevemente a Hollywood e rientra in Italia per la morte della madre. Dopo la scomparsa della madre, Visconti si stabilisce a Roma, incontra e frequenta giovani intellettuali, collaboratori della rivista Cinema. Attraverso loro si avvicina all’illegale Partito Comunista Italiano, al quale rimane legato con rapporti alterni fino alla morte.

Nel 1954 Visconti gira Senso, ispirato ad un breve racconto di Camillo Boito, fratello del più celebre Arrigo, scrittore e librettista. Riportiamo il suo commento:<< C’è un tono di eccezionalità in questa storia che è un riflesso dei grossi movimenti politici e sociali che, nei tempi della battaglia di Custoza,  vengono a maturazione: e nella risoluzione dell’avventura d’amore, c’è un’allusione evidente al crepuscolo di un periodo travagliato della storia d’Italia.>> Ogni inquadratura, ogni fotogramma è un perfetto tassello per la narrazione della storia. L’appassionata e rigorosa attenzione nei particolari si riscontra in questo, come nei successivi lavori di Visconti. I costumi non sono semplici capi d’abbigliamento, ma concorrono ad esprimere i tratti psicologici dei protagonisti.

Dopo l’armistizio del 8 settembre 1943 firmato con gli anglo-americani, Visconti collabora con la Resistenza, assumendo il nome di battaglia di Alfredo. Invita l’attrice Maria Denis, con la quale ha una relazione, ad offrire ospitalità nella sua villa a tutti gli antifascisti. Catturato nell’aprile del 1944 e imprigionato a Roma dalla banda Koch, durante l’occupazione tedesca, Visconti si salva dalla fucilazione grazie all’intervento di Maria Denis. Alla fine del conflitto, Visconti collabora alla realizzazione del documentario Giorni di Gloria (1945, regia collettiva dedicato alla Resistenza).

Si dedica all’allestimento di drammi in prosa, alla regia di drammi lirici. Dirige Maria Callas Meneghini nel 1955. Vince il Leone d’argento  a Venezia per Le notti bianche (1957), ispirato al romanzo di Dostoevskij. Ispirato al romanzo di Giovanni Testori Il Ponte della Ghisolfa, nel 1960 gira Rocco e i suoi fratelli. Il film provoca polemiche per le scene crude e violente e le posizioni politiche del regista che viene soprannominato Il Conte Rosso. Il film vince il Gran Premio della Giuria a Venezia.

Luchino Visconti
Rocco e i suoi fratelli: una scena

Nel 1962, insieme a Vittorio De Sica, Fellini e Monicelli, Luchino Visconti realizza il film a episodi Boccaccio ’70. Vincitore della Palma d’oro, riscuote grande successo in Europa con Il Gattopardo (1963), tratto dal romanzo di G.Tommasi di Lampedusa. Il Gattopardo, prodotto da Titanus è tratto dal classico della letteratura mondiale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e racconta le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento del trapasso del regime borbonico alla transizione unitaria del Regno d’Italia, dopo la spedizione dei Mille di Garibaldi. Racconta della contrapposizione tra tradizione latifondista e trasformazione liberale. È ancora al nono posto nella classifica dei film italiani più visti di sempre. Inizialmente la critica americana stronca il film, cosa che determina il fallimento finanziario della casa di produzione americana. Il film viene osteggiato anche dal PCI che riteneva il romanzo di Lampedusa troppo conservatore. Meravigliosa la scena del ballo che con il valzer più famoso della storia del cinema, The Second Waltz (Shostakovich).

Ispirato nel titolo a Leopardi, nel 1965, dirige il film Vaghe stelle dell’Orsa. Durante le riprese, a Luchino Visconti viene presentato il giovane Helmut Berger, con il quale stringerà un rapporto professionale e intimo sino alla morte del grande regista.

L’attività teatrale di Luchino Visconti è suddivisa tra palcoscenico drammatico e musicale. Il suo esordio avviene nel 1954 al Teatro alla Scala di Milano con La vestale di Spontini, interpretata da Maria Callas sua cara amica. Visconti non considera soltanto cantanti e non attori gli interpreti del melodramma. Le sontuose scenografie sono spesso disegnate  da lui. Geniali le edizioni de La Traviata (1955), di Anna Bolena (1957), Le nozze di Figaro per l’Opera di Roma (1964). Straordinari i costumi per la Manon Lescaut (1973), realizzati da Piero Tosi su incarico di Visconti. Grande è l’ovazione al Teatro Valle di Roma per l’allestimento de Il Giardino dei ciliegi di Checov.

Nel 1966 gira La strega bruciata viva, un episodio del film collettivo Le streghe. Ispirato al libro omonimo di A. Camus. Nel 1967 gira Lo straniero. Nel 1969, ispirandosi al dibattito storiografico postnazista, realizza La caduta degli dei. Il film è il primo tassello della trilogia tedesca; gli altri due film sono Morte a Venezia (1971) e il capolavoro assoluto Ludwig (1973). Morte a Venezia è tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Mann. Nella trasposizione dell’opera vi sono differenze: il protagonista non è più un letterato, ma un musicista raffinato. L’opera di Visconti viene accusata di presentare troppo esplicitamente la tematica omosessuale del protagonista. Le musiche del film sono prevalentemente tratte dal repertorio di Gustav Mahler.

Luchino Visconti
La caduta degli dei: una scena

Durante la lavorazione di Ludwig, il regista è colto da ictus. Paralizzato alla gamba e al braccio sinistro, continua a lavorare. Realizza ancora un’edizione di Manon Lescaut per il Festival dei due Mondi a Spoleto e Old Time di Pinter, ambedue nel 1973 e per il cinema Gruppo di Famiglia in un interno e infine L’Innocente dal romanzo di Gabriele D’Annunzio, i suoi ultimi due film.

Muore il 17 marzo 1976 a Roma, senza aver potuto lasciarci il desiderato progetto di un film su La ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Al funerale, nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, oltre ai familiari, sono presenti il presidente Giovanni Leone, gli attori Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Laura Antonelli, Vittorio Gassman e il suo compagno Helmut Berger. Le ceneri, come da sua volontà, sono conservate sotto una roccia nell’isola di Ischia, nella sua storica residenza estiva La Colombaia, assieme a quelle della sorella Uberta.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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