NONOSTANTE LA NEBBIA. Delicato film  di Paskaljević contro stereotipi e razzismo

NONOSTANTE LA NEBBIA. Delicato film di Paskaljević contro stereotipi e razzismo

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NONOSTANTE LA NEBBIA. È uscito il 21 marzo su Prime Video, CGDigital, Itunes, Gplay, Rakuten e Chili, in onore della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, Nonostante la nebbia, l’ultimo film di Goran Paskaljević (La Polveriera; Come Harry divenne un albero; Lune di miele). Distribuito da 102 Distribution, la pellicola è prodotta da CinemusaRai Cinema, la produzione associata di Simona Banchi e la co-produzione di Nova FilmSektor Film e Rosebud Entertainment Pictures. A livello esecutivo è prodotto da Mariella Li Sacchi e Amedeo Letizia.

I protagonisti della vicenda sono Donatella FinocchiaroGiorgio Tirabassi. Nel cast anche Francesco Acquaroli, Anna Galiena, Luigi Diberti, Francesca Cutolo, Gabriele Donnini, Yousef HassaEl Nabbi, Paolo Triestino e Pino Calabrese.

La trama

Paolo (Giorgio Tirabassi), ristoratore in un piccolo paese della provincia di Roma, una sera di pioggia trova un bambino da solo e al freddo alla fermata dell’autobus. Intenerito, decide di portarlo con sé a casa. Si chiama Mohammed (Ali Mousa Sarhan) ed è un rifugiato siriano che ha perso i genitori durante la traversata in gommone verso l’Italia. La moglie di Paolo, Valeria (Donatella Finocchiaro), all’inizio rimane turbata e dubbiosa dalla presenza del bimbo, ma ben presto se ne affeziona tanto da credere di uscire dalla depressione che l’ha colta dopo la morte del giovane figlio Marco. Anche il rapporto tra Paolo e Valeria sembra giovarne e rinsaldarsi, ma la famiglia e la piccola comunità del paese, piene di pregiudizi, si oppongono. La stessa presenza di Mohammed poco per volta sconvolgerà le vite della coppia…

Il piccolo Mohammed in una scena di Nonostante la nebbia

Dentro la nebbia delle nostre convinzioni

Nonostante la nebbia affronta un tema molto importante e delicato quale la discriminazione razziale e lo fa in punta di piedi, varcando la soglia di casa dei due protagonisti, come fa Mohammed, addentrandosi nella loro vita in silenzio, senza pretese.

Il ritmo che pervade l’intera narrazione è lento, si prende il suo tempo, ma senza creare punti morti. La fotografia che riguarda l’ambiente domestico dei protagonisti è piena di colori caldi, brillanti, in cui risaltano il rosso e il blu, in contrasto con la nebbia e la poca saturazione fuori dalla casa della coppia; una casa che è un rifugio dal mondo e dalle offese, dal razzismo.

La narrazione è lineare, senza pretese ed è incentrata sui dialoghi. Da una parte racconta la difficoltà della comunicazione tra popoli diversi, un’incomunicabilità linguistica che, tuttavia viene superata dai sentimenti, dalla bontà e dalla compassione. Dall’altra parte le parole pronunciate sono scarne di colonna sonora perché bastano già esse. Ciò che viene detto enfatizza le emozioni date dagli sguardi.

La seconda parte della pellicola tuttavia cambia un po’ i toni, sempre lentamente, addentrandosi più nella malattia di Valeria e sul suo rapporto con il piccolo Mohammed col quale cerca di ricreare il legame avuto col figlio morto Marco. Ecco quindi che il bambino siriano, è costretto a vivere una diversa forma di prigionia: vive ancora clandestinamente, viene trattato con tutti i riguardi dalla coppia, ma obbligato a incarnare le vesti di un’altra persona. Valeria si attacca talmente tanto a lui, vedendovi una seconda possibilità di maternità, da non accorgersi di quanto profondamente lei stessa stia male e da non accorgersi dei veri desideri del bambino: fuggire in Svezia per cercare i genitori che crede ancora vivi.

Allo stesso tempo l’appartamento diviene però anche rifugio sicuro dalle discriminazioni dei compaesani e della stessa famiglia di Paolo e Valeria, che vedono in Mohammed una minaccia: la rappresentazione dei profughi come invasione, come persone diverse dalle quali bisogna stare attenti.

Oltre la nebbia dei nostri occhi

Nonostante la nebbia affronta in un’ora e mezza diversi temi. Si affaccia su di essi e ne esplora alcuni lati, ma non le sfaccettature più complesse. Giorgio Tirabassi e Donatella Finocchiaro incarnano perfettamente il dolore di una coppia che cerca di raccogliere i pezzi della loro vita distrutta, ma è anche lo sguardo impaurito, dubbioso e speranzoso del piccolo Ali Mousa Sarhan che arriva allo spettatore. Ciò che però non arriva completamente è la difficoltà che devono affrontare con le persone esterne, solo accennato, e la complessità del male che affligge Valeria.

Il pregio di Nonostante la nebbia è però quello di mettere in luce questa realtà che ci condiziona come popolo, ci parla di solidarietà, di come l’amore possa essere salvifico, al di là delle religioni, che tutti siamo uguali e degni di vivere e che basta lasciare diradare la nebbia per vedere tutto ciò.

Recensione di Teresa Gallo

www.ildogville.it

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