STANISLAVSKIJ. Vivere l’emozione anziché imitarla

STANISLAVSKIJ. Vivere l’emozione anziché imitarla

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Konstantin Sergeevic STANISLAVSKIJ, (Mosca 5 gennaio 1863 – 7 agosto 1938) è stato il più grande teorico del metodo recitativo, metodo che prende il suo nome. Stanislavskij, con puntigliose annotazioni sulle proprie esperienze e osservando gli altri attori, attua il metodo tra il 1906 e 1909 e lo insegna dal 1911 agli attori del Teatro d’Arte di Mosca attraverso due processi basilari: la personificazione e la reviviscenza. Il metodo ha creato le fondamenta della moderna recitazione e della regia teatrali.

Stanislavskij Konstantin Segeevic attore, regista teatrale e insegnante russo, nasce il 5 gennaio 1863 a Mosca, secondo figlio in una schiera di dieci. La sua è una famiglia di facoltosi industriali russi, mecenati delle arti, il padre è Sergei Alekseyev, la madre Elizaveta Vassylievna. Konstantin e i suoi fratelli vengono educati alla musica e al teatro.

Fin da bambino Stanislavskij assiste a spettacoli di teatro di prosa e negli altri ambiti come il circo e l’opera. La nonna materna Maria Varley era stata un’attrice, giunta in Russia durante una tournée con una compagnia francese. Innata o ereditata. La passione per la recitazione è il primario interesse nella vita di Konstantin Stanislavskij ed ancor più egli studia ed elabora “il lavoro dell’attore sul personaggio”, ovvero il celebre metodo Stanislavskij, o come la definisce lui stesso la psicotecnica.

Nella sua autobiografia Stanislavskij suddivide la sua vita in quattro scansioni: infanzia, adolescenza, giovinezza e maturità artistica.  L’infanzia è la stagione delle serate al circo, del teatro di marionette, dell’opera italiana, del balletto classico. Nell’età dell’adolescenza, nel 1877, viene inaugurato il teatrino di Ljubimovka, la casa di campagna, e Konstantin si esibisce nella compagnia amatoriale creata dalla famiglia, il circolo Alekseev, dove anche gli altri familiari recitano una parte.

Stanislavskij
Stanislavskij- immagine giovanile

Per uno degli ultimi spettacoli, Mikado di Gilbert e Sullivan, Konstantin invita e ospita per molti giorni come maestri una troupe di acrobati giapponesi di passaggio con un circo.

Nell’età della giovinezza, frequenta la Scuola d’arte drammatica dei teatri imperiali di Glikerija. A 25 anni, nel 1888, Konstantin- nella sua maturità artistica – fonda la Società di Arte e Letteratura, con l’attore e regista teatrale Aleksandr F.Fedotov, il cantante Komissarzevskij e il pittore F.Sollogub. È un club di amatori delle arti, scuola e circolo filodrammatico. Stanislavskij interpreta alcuni ruoli molto importanti. Fra le attrici scritturate c’è la giovane Lilina che diventa sua moglie nel 1889 e gli rimarrà accanto per tutta la vita, interpretando ruoli di primo piano in molti spettacoli da lui diretti.

In questa fase Stanislavskij è particolarmente attento alla capacità mimetiche dell’attore, al realismo psicologico e caratteriale dell’interpretazione. Stanislavskij, su suggerimento di Fedotov che lo dirige nell’opera Il Cavaliere avaro di Puskin (facente parte de Le Piccole tragedie), anziché recitare mostrandosi nelle vesti dell’imponente barone ben vestito, si esibisce con la degradazione e la vecchiaia del personaggio, quindi con la postura e la rigidità del corpo. È questo l’inizio della sua stagione professionale, in cui lavora anche come regista.

La teoria del Metodo Stanislavskij

Nel 1897 Stanislavskij incontra Vladimir Ivanovic Nemirovic-Dancenko (1858-1943), scrittore, drammaturgo e regista teatrale russo. Insieme fondano il Teatro d’Arte di Mosca il 14 ottobre 1898  e mettono in scena  lo Zar Fedor di Tolstoj. Nel dicembre dello stesso anno, rappresentano la prima de Il gabbiano di Anton Cechov. Il teatro alla base del pensiero di Stanislavskij e Dancenko è di tipo “naturalistico”, un teatro alla ricerca della verità nel gesto, come nella parola. Nel gennaio del 1906  la Compagnia del Teatro d’Arte di Mosca parte per la prima tournée all’estero. A Berlino è un vero trionfo. In particolare viene apprezzata l’interpretazione di Stanislavskij nel ruolo del dottor Stockmann, in Un nemico del popolo di Ibsen.

Stanislavskij
Stanislavskij e Dančenko

Stanislavskij lavora al teatro Bol’soj, dal 1918 al 1922, creandovi uno Studio operistico con lo scopo di insegnare ai cantanti come muoversi in scena.

Nel 1923 il Teatro d’Arte di Mosca è in tournée negli Stati Uniti ed ottiene successo. Da questa esperienza il regista russo pubblica il suo primo libro La mia vita nell’arte. Due suoi allievi fondano anch’essi una scuola di teatro. Nel 1923 Richard Boleslawski e Marija Uspenskaja fondano l’American Laboratory Theatre e si impegnano nel divulgare il sistema Stanislavskij negli Stati Uniti. Tra gli allievi di questo teatro si annoverano: Stella Adler (1901-1992), Lee Strasberg (1901-1982), Harold Hedgar Clurman(1901-1980). Gli ultimi due fondano insieme a Cheryl Crawford (1902-1986) nel 1931 il Group Theatre di New York. I tre aggiungono al metodo Stanislavskij il method acting, una serie di tecniche di allenamento utilizzate in ambito cinematografico. Tra gli attori di questa compagnia, vengono menzionati Clifford Odets, Elia Kazan e John Garfield, oltre ai tre direttori.

Lee Strasberg, polacco naturalizzato statunitense, insegnando il metodo Stanislavskij considera importante la “memoria emotiva” . Stanislavskij cambiando leggermente idea pone al centro del Sistema le azioni fisiche, considerando la “memoria emotiva” da usare solo in casi estremi. Stella Adler, viene a conoscenza di questo cambiamento da parte del Maestro, e trovandosi a Parigi, dove si trova anche Stanislavskij, gli chiede un incontro per domandargli dei consigli. Approva con entusiasmo questi cambiamenti, li applica lei stessa per sé e li insegna.  

Stanislavskij
Stella Adler

Una parte di attori allievi del Group Theatre sceglie di seguire Strasberg che si concentra sul lato psicologico, mentre altri preferiscono la Adler che lavora sull’aspetto sociologico, esortando gli attori a sviluppare la propria immaginazione. Il Grup Theatre chiude nel  1941. Nel 1947 tre membri (Elia Kazan, Robert Lewis, Cheryl Crawford) fondano a New York l’Actor Studio.

Nella sua biografia, pubblicata nel 1926, e tradotta in tutto il mondo, Stanislavskij precisa che l’attore deve cercare di far rivivere sulla scena un personaggio. Deve compiere uno studio che gli permetta di entrare nei panni del soggetto, apprendere quelle tecniche che gli consentano di recitare la parte in maniera credibile. Questi insegnamenti vengono trascritti nei libri Il lavoro dell’attore su se stesso (1938) e Il lavoro dell’attore sul personaggio, entrambi usciti postumi. Va precisato che Stanislavskij non ha mai concepito i suoi insegnamenti come qualcosa di granitico e insindacabile. Egli afferma: <<Il mio libro non ha pretese scientifiche. Il mio scopo è esclusivamente pratico. Voglio insegnare agli attori principianti un corretto approccio all’arte.>>

La recitazione, secondo Stanislavskij, non è un impulso istintivo, ma è frutto di una grande ed intima immedesimazione e analisi. Essenziale che l’attore reciti la parte in maniera vera. L’attore si deve chiedere <<Se io mi trovassi nella situazione del personaggio, cosa farei?>>

L’attore deve immaginare il percorso biografico e l’ambiente in cui sta, in modo particolareggiato. Deve ricordare fatti e circostanze del proprio vissuto, semmai trovasse analogie di simili sentimenti. Questo procedimento si chiama appunto “memoria emotiva”. Nel 1928, in seguito ad un attacco cardiaco durante una replica di Tre sorelle di Čechov smette fino alla morte di recitare e si dedica completamente alle ricerche sul “sistema” e a qualche regia.

Citiamo soltanto uno – ma ce ne sono molti altri – dei grandi attori che seguirono il metodo Stanislavskij: Marlon Brando. Egli ha rivoluzionato il mondo del cinema con un ineguagliabile stile recitativo, eliminando lo star-system patinato a favore di un approccio psicologico profondo nell’interpretazione del personaggio. Con Brando – e  Stanislavskij – viene letta la natura umana, non si fugge dal mondo reale. Si osserva quello che siamo e quello che è il nostro potenziale.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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