ANDATE A LAVORARE: docufilm per i 50 anni del DAMS

ANDATE A LAVORARE: docufilm per i 50 anni del DAMS

Reading Time: 4 minutes

ANDATE A LAVORARE è un docufilm di Ambrogio Lo Giudice e Cristiano Governa per celebrare i 50 anni del DAMS

Nel 2021 il DAMS compie 50 anni. Il regista Ambrogio Lo Giudice e lo scrittore e giornalista Cristiano Governa stanno lavorando alla sceneggiatura e alla pre-produzione del docufilm Andate a lavorare prodotto da Giorgio Ciani, per la Genoma Films di Paolo Rossi Pisu. L’opera farà parte del programma di celebrazioni che l’Alma Mater sta organizzando con il contributo della Regione Emilia-Romagna e la partecipazione del Comune di Bologna e della Cineteca di Bologna. Prima assoluta prevista per il prossimo 17 giugno in Piazza Maggiore a Bologna.

Andate a lavorare ripercorre, sempre in bilico tra finzione e realtà, l’avventura del Dams di Bologna. Il Corso di laurea in discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo nato nel 1971 da un’intuizione del grecista Benedetto Marzullo, compirà quest’anno 50 anni e il film farà parte del prestigioso programma di celebrazioni che l’Alma Mater sta organizzando per la primavera-estate prossima. Andate a lavorare è un’opera di ricerca storica e di indagine sull’attualità, legate dalla fiction, che vuol rispondere sostanzialmente a due domande: Cosa c’era di speciale in quell’idea? E perché tutto è accaduto a Bologna?

Racconta Cristiano Governa “Si frequentano le cose perché parlano di te” ci ha detto uno degli intervistati. Scoprirete chi. A quanti ragazzi e ragazze ha parlato il DAMS? E cos’ha detto di così speciale? Essere ascoltati senza dover aprir bocca, poter finalmente accettare la sfida dei propri sogni e fare di essi un lavoro. Questa è la storia che volevo raccontare e il cuore della sfida stava nella sua stessa contraddizione. Il sogno che sbatte contro la realtà. Quelli che ce l’hanno fatta e quelli perduti per strada. Salvo poi scoprire che se c’è un merito nell’avventura che racconteremo è quello di aver reso inutili le due categorie attraverso le quali guardiamo la vita: quelli che ce l’hanno fatta e quelli che non ce l’hanno fatta. Vivere dei propri sogni. Cercavo un titolo che fosse una fotografia di questa eterna contraddizione. Solo Bologna riesce, allo stesso tempo, a intercettare le aspirazioni di migliaia di ragazzi e, mentre li osserva inseguire quei sogni, pensare di loro “Andate a lavorare”. A Bologna, per sopravvivere, bisogna imparare ad ascoltare gli sguardi. La cosa buffa è che quei ragazzi speravano esattamente questo: andare a lavorare. In quante altre città la stessa frase rappresenta un invito a smettere di sognare e – al contempo – la forza per proseguire a farlo? Mi piaceva che il Dams avesse una voce sua, come un amico che una sera ti telefona e ti racconta i suoi primi cinquant’anni. E in quella chiacchierata prova fare luce su un po’ di cose, per esempio quello che di lui non hai capito ma soprattutto ciò che credi di avere capito. Il DAMS è stata una fune per acrobati, solo che invece di percorrerla uno alla volta, erano tutti insieme in equilibrio sui loro sogni. Quella fune c’è ancora, è passata da Strada Maggiore a Via Guerrazzi per finire in Via Barberia. Studiando e ripercorrendo quegli anni provo una strana forma di nostalgia; mi manca quello di cui, pur vivendo qua, non mi sono accorto. Con questo lavoro provo a risarcire me stesso di quella distrazione, soprattutto ora che – in qualche modo – su quella fune da acrobata ci sono anch’io. Ma da vecchi o si cade o si fa ridere”.

Spiega il regista Ambrogio Lo Giudice “Per me il Dams non è mai stato un’istituzione accademica, ma un “luogo”. Nel mio caso via Guerrazzi. Un luogo dove incontrare persone, sogni, desideri, utopie, follie, arte, scritte sui muri, esami di gruppo e professionalità prestigiose. Un luogo che mi ha consentito un’esperienza di conoscenza, una vera e propria immersione in quel mondo, affascinante e misterioso, che era l’arte e lo spettacolo. Una dimensione che già mi attraeva ma che fino a quel momento non ero riuscito ad avvicinare e comprendere come volevo. Un luogo dove imbattermi in materie che non sapevo nemmeno che esistessero come la semiotica. Un luogo che allargava l’orizzonte culturale di chiunque fosse disponibile a mettersi in gioco. In qualche modo posso dire che il Dams ha saziato e al contempo nutrito la mia sete di conoscenza. Raccontare questa storia è importante per trasmettere una novità che ha cinquant’anni. E’ importante raccontare questa storia alle nuove generazioni e a chi non ha conosciuto l’energia e la vitalità del Dams, direi quasi che importa più raccontarla a loro questa avventura che a quelli che hanno realmente frequentato il Dams. Da quelle stanze infatti è uscita una ventata di freschezza e di innovazione, se si vuole anche di punzecchiatura a un mondo accademico, in fondo abbastanza vetusto sotto diversi aspetti. Il Dams ha elaborato ed emesso segnali circa un nuovo modo di insegnare e anche di essere studenti. Spesso l’iconografia con la quale lo abbiamo voluto rappresentare, sempre in bilico fra il bohemien e il fancazzista, ci ha tratti in inganno. Con questo docufilm vogliamo ricordare una cosa che forse non a tutti è chiara; il DAMS era ed è un posto serio dove si fanno cose serie.

È un’opera, per raccontare un’idea che avrà fra i suoi pionieri Renato Barilli, Furio Colombo, Umberto Eco, Giuliano Scabia, Gianni Celati, Luciano Anceschi, Ezio Raimondi, Tomás Maldonado, Paolo Fabbri, Luigi Squarzina… E studenti, diventati protagonisti della vita culturale del nostro paese e non solo, dai compianti Andrea Pazienza e Roberto “Freak” Antoni, a Roberto Grandi, Eugenia Casini Ropa, Pino Cacucci, Patrizio Roversi, Enrico Scuro, Paolo Soglia, Igor “Igort” Tuveri, Paolo Fresu, Fabio Testoni,  e tanti altri, fino ad alcuni protagonisti del DAMS del presente.

Presentazione

www.ildogville.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.