LA VITA DAVANTI A SÈ. Sophia Loren in bellezza e poesia

LA VITA DAVANTI A SÈ. Sophia Loren in bellezza e poesia

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LA VITA DAVANTI A SÈ. Titolo azzeccato per il probabile canto del cigno di Sophia Loren, la nostra Sophia nazionale, 86 anni, orgoglio della recitazione mondiale. Se Sophia ha iniziato in bellezza, quando giovane e avvenente come una Dea partecipava a Miss Italia, ritorna al cinema dopo 10 anni, nuovamente diretta dal figlio Edoardo Ponti in tutta la sua bravura.

La vita davanti a sé, disponibile su Netflix dal 13 novembre, è un film commovente e dove Sophia Loren si riappropria delle sue origini, del suo accento, della sua provincia, fiera delle sue rughe e della sua esperienza di vita pienamente vissuta. Il film è il terzo lavoro in cui la Loren viene diretta dal figlio, dopo Cuori estranei e Voce umana.

La vita davanti a sé. Sophia Loren antidiva in bellezza

La vita davanti a sè è un film a basso costo, girato a Bari nel 2019. È la Bari di oggi, terra di confine, dove associazioni e piccoli migranti sbarcano il lunario, come accadeva 70 anni fa durante la guerra e a guerra finita, con tutto da ricostruire. È una storia di solitudini e di bella umanità.

Sophia è Madame Rosa, ex prostituta ebrea scampata al nazismo e che accoglie bambini nella sua casa piena di memorie in cambio di pochi soldi e di compagnia. Nella sua vita arriva Momo (Ibrahima Gueye), un bimbo di colore abbandonato a se stesso e dallo spirito ribelle con cui faticosamente costruirà un rapporto di amore e solidarietà.

Madame Rosa e Momo sono accomunati dalla solitudine, quella della vecchiaia per la donna che soffre di momenti di vuoti di memoria e quella della fanciullezza in povertà e della mancanza di punti di riferimento per il piccolo Momo.

La vita davanti a sé è prova di come emozione e commozione non abbiano bisogno di grandi effetti speciali. Si entra nella realtà, nella fotografia di uno spaccato che può appartenere a tutti. È questo il punto di forza del film di Ponti che ha saputo evidenziare la bravura e la maturità recitativa della madre, più volte premio Oscar, a suo agio con il giovane Gueye alla sua prima prova d’attore.

È un film consigliato a chi ama la profondità dei buoni sentimenti. La grande attrice si sbarazza della finzione del mito. Si mette al servizio della storia e della recitazione con umiltà e professionalità, spogliandosi dei panni e degli orpelli della grande diva malinconica e in “naftalina” nel suo castello di riconoscimenti e memorie. Trasuda vita che scorre come un fiume e si conclude ineluttabilmente. Il film è prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti.

Recensione di Lucilla Continenza

www.ildogville.it

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