Notturno
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NOTTURNO di Gianfranco Rosi, documentario presentato in anteprima l’8 settembre 2020 alla 77ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2-12 settembre 2020) è stato scelto per rappresentare l’Italia alla 93ma edizione degli Oscar nella selezione per due categorie International Feature Film Award (Oscar al miglior film in lingua straniera) e Miglior Documentario. La cinquina sarà comunicata a marzo.

Notturno ha già ottenuto il Green Drop Award, il Premio ArcaCinema Giovani per il miglior film italiano, il Leoncino d’oro Agiscuola (segnalazione Cinema Unicef) ed è in competizione per il Leone d’oro per il miglior film.

Notturno ha a una durata di 100 minuti. Uscito nei cinema mercoledì 9 settembre 2020, distribuito in Italia da 01 Distribution. Al Box Office, ha incassato nelle prime sei settimane di programmazione 120 mila euro e 40 mila euro nel primo weekend.

Gianfranco Rosi che definisce il suo documentario <<un film di luce sul buio delle guerre>>, ha registrato in tre anni di esplorazione nelle zone di confine tra Libano, Siria, Iraq e Kurdistan gli effetti della guerra e della violenza, mostrando macerie e ferite.

L’autore di Sacro Gra (Leone d’oro) e Fuocoammare (Orso d’oro)  vuole evidenziare da diverse prospettive buio e luci della vita quotidiana degli abitanti della massacrata regione del Medio Oriente. Non un reportage sull’interminabile guerra, dall’invasione americana dell’Iraq e la guerra civile siriana, ma una narrazione per immagini e interviste, con discrezione ed empatia, a donne, bambini e uomini,  in momenti cruciali della giornata, registrando in presa diretta fra interni intimi e drammatici. Le riprese si svolgono all’esterno, nelle case, nelle carceri  e negli ospedali. Varie storie si intrecciano. Un cacciatore in barca tra i canneti, una squadra di guerrigliere in pattuglia, militari al posto di blocco, un ragazzo che cerca lavoro di fortuna per sfamare i familiari. Il lamento di una madre in visita alla prigione dove il figlio è stato torturato e ucciso.

Dietro la tragedia continua di guerre civili, dittature feroci, invasioni e ingerenze straniere, sino all’apocalisse omicida dell’ISIS, ci sono storie diverse, eguali però nell’esacerbata sofferenza che accomuna le differenti etnie geografiche.

Gianfranco Rosi così si è espresso: <<In Medio Oriente, durante le riprese del film, ho incontrato le persone che vivono nelle zone di guerra. Ho voluto raccontare le storie, i personaggi, oltre il conflitto. Sono rimasto lontano dalla linea del fronte, ma sono andato là dove le persone tentano di ricucire le loro esistenze. Nei luoghi in cui ho filmato giunge l’eco della guerra, se ne sente la presenza opprimente, quel peso tanto gravoso da impedire di proiettarsi nel futuro. Ho cercato di raccontare la quotidianità di chi vive lungo il confine che separa la vita dall’inferno.>>

I confini di queste regioni massacrate dalla guerra sono stati tracciati a tavolino nel 1916 dalle potenze coloniali, senza tener conto di cultura e storia di quei luoghi. <<Il film – afferma Rosi – racconta un luogo mentale che unisce le storie in una dimensione astratta di trasformazione della realtà.>>

Di Lucrezia Palma

www.ildogville.it

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