ETTORE PETROLINI, grande interprete dall’anima beffarda

ETTORE PETROLINI, grande interprete dall’anima beffarda

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ETTORE PETROLINI (Roma 13 gennaio 1884- Roma 29 giugno 1936) con sorprendente autoironia così si descrive: <<Nel periodo della musoneria italiana in cui un buon attore non era considerato tale se non si prestava alle parti lacrimose, io passai come un buffone distinto. Mi venivano a sentire per esclamare Quant’è scemo!>> Ma come si suol dire ridendo e scherzando Bertoldo si confessava e Petrolini non faceva sconti a nessuno nemmeno all’Italia che accoglieva il fascismo.

Petrolini, drammaturgo, compositore, cantante, sceneggiatore, umorista, attore teatrale e cinematografico è uno dei più grandi esponenti del teatro di varietà, della rivista e dell’avanspettacolo, definite arti minori rispetto al teatro classico.

La sua influenza manieristica e di repertorio cambia il modo di fare teatro comico in Italia. I suoi Gastone, Gigi er Bullo, Er sor Capanna, Mustafà, Nerone, Fortunello, Salamini, il Conte d’Acquafresca, il Bell’Arturo e Faust hanno divertito e fatto riflettere non solo gli spettatori che si sono goduti all’epoca il varietà nei teatri italiani e all’estero, ma anche chi ha assistito ai film in cui è protagonista e ascoltato e imparato le sue canzoni. 

Ettore Petrolini viene definito insuperabile interprete della beffarda anima romanesca, espressa a teatro con saggi, composti con abili motti, battute a tu per tu con il pubblico. Nelle macchiette di Petrolini c’è l’ignoranza e la stupidità dei personaggi che ama interpretare specchio della sua epoca. L’arte di Petrolini sta nel deformare. Fin da bambino, Petrolini si intrufolava nei funerali, facendo la parte della persona afflitta. Lui sostiene nelle sue memorie di Modestia a parte <<facevo teatro>>.

Ettore Petrolini
Ettore Petrolini

I Salamini è una delle più note macchiette di Petrolini, è la summa della teoria della stupidità, una formidabile montagna di scemenze – enuncia lo stesso Petrolini –. Viene rappresentata per la prima volta a Milano nel 1908 al Teatro Morisetti. Quando rappresenta la parodia dell’Amleto aggiunge amarezza e miseria.

Pietro Capanna, noto come Sor Capanna (1865-1921) è un cantastorie, attore di strada e stornellatore italiano. Commenta gli avvenimenti di attualità, improvvisando strofette dalla caratteristica melodia, accompagnandosi con la chitarra. Ciancaribella, caratterista comico  romanesco, gli fa da spalla. Ettore Petrolini indica Sor Capanna come suo maestro e ne realizza una macchietta. Sull’onda del successo, Petrolini realizza anche un’incisione discografica.

Il personaggio più conosciuto di Petrolini resta ancora oggi Gastone Durville, che nasce come macchietta nel 1910 e in seguito Petrolini ne crea una commedia musicale teatrale che viene rappresentata per la prima volta nel 1924 al Teatro Arena del Sole di Bologna. Si tratta di una satira ironica e amara della società dello spettacolo degli anni venti e dei personaggi meschini, avidi, invidiosi e gretti che ne fanno parte. Gastone, il protagonista, istrionico e carismatico, attore di varietà di infima categoria, squattrinato e dedito a mille vizi, è in declino ma è convinto di essere ancora una stella. Scopre il talento musicale di Lucia, una giovane e bella ragazza. Riesce a farla debuttare sognando progetti futuri insieme, ma sarà soltanto Lucia ad essere scritturata da una prestigiosa compagnia.

Gastone è anche una canzone, divenuta famosissima, un brano musicale composto da Petrolini per la sua omonima commedia. Viene inciso nel 1943 in un 78 giri da Petrolini stesso con la Compagnia comico romano. Gli attori Fiorenzo Fiorentini, Mario Scaccia, Gigi Proietti e Massimo Venturiello hanno vestito i panni di Gastone in rappresentazioni teatrali. L’attore e regista Mario Bonnard, nel 1960, ne crea un film – un omaggio al suo grande amico Petrolini – il cui Gastone è interpretato da Alberto Sordi.

Fortunello appare nel 1915 tra le macchiette comiche di Petrolini da lui interpretate nella rivista Zero meno zero di Luciano Folgore. Fortunello, scritto e interpretato da Petrolini, viene inserito nel film Nerone di Alessandro Blasetti nel 1930.  Il personaggio creato e disegnato da Frederick Burr Opper appare per la prima volta nel 1899 sul giornale di New York American Jurnal, pubblicato anche in Italia dal 1910 su Il Corriere del Piccoli. Happy Hooligan, il Fortunello statunitense, veste un abito ricavato da scampoli di stoffe diverse. Ha una lattina di metallo vuota come copricapo, è perseguitato dalla sfortuna con episodi che appaiono come storie comiche.

La creazione della parodia di Faust (Charles Gounod), Oh Margherita! risale alla tournée del 1907 in Sud America insieme alla moglie Ines. Nerone, presente nel repertorio di Petrolini dal 1917, è l’emblema del tiranno, la parodia è l’elemento centrale e i critici affermano che sia una visione lungimirante dell’attore di quello che poi accadrà in Italia col fascismo.

Bell’Arturo e Giggi er Bullo sono macchiette che esprimono i due lati dell’identità di Petrolini: la tradizione napoletana il primo e cultura romana il secondo.

Ettore Petrolini: biografia

Quarto di sei figli, Ettore Pasquale Antonio Petrolini nasce a Roma  il 13 gennaio 1884 da Anna Maria Antonelli e Luigi, un fabbro ferraio di Ronciglione. Ettore fin da ragazzo frequenta i teatrini romani, improvvisandosi attore per divertimento. A 11 anni scappa di casa, scontrandosi con la severità di suo padre, e rimane irreperibile per quattro giorni e quattro notti. Non si applica allo studio e non vuole imparare il mestiere del padre e neppure quello del nonno materno, falegname.

A 13 anni dopo una serie di malefatte e dopo aver ferito un suo compagno,  il padre lo manda in riformatorio a Bosco Marengo (Alessandria). Uscito dal riformatorio, dopo aver subìto la camicia di forza e la cella di rigore, una dura esperienza che Petrolini ricorda nelle sue memorie, si dedica alla carriera teatrale. Nell’anno 1900 esordisce nel Teatro Pietro Cossa nel rione di Trastevere, poi in un teatrino di provincia a Campagnano. Lo ricorda Petrolini stesso in Modestia a parte, una delle sue biografie. Nel 1903 Petrolini incontra Ines Colapietro, cantante quindicenne ingaggiata dal Gambrinus di Roma, insieme alla sorella Tina. Ettore e Ines formano una coppia comica: Ines Loris ed Ettore Loris e per pochi anni saranno compagni di lavoro e di vita; avranno due figli Renato ed Oreste. Ines è ispiratrice nella poetica e nella metalinguistica del parodismo di Ettore.

I due attori, in cerca di notorietà, decidono di partire per una tournée (1907-1909) in Sudamerica. Vanno in Argentina, Brasile, Uruguai, Messico, Cuba. Rientrano in Italia famosi e ben pagati, richiesti da molti teatri. La modista è l’ultimo sketch in cui i due attori recitano insieme nel 1911, poi Ines esasperata dai tradimenti, lascia Ettore e va a Napoli con il comico Gustavo De Marco alla fine dell’estate del 2011. I figli rimangono con il padre, poiché Ines è convinta che accanto al padre possono avere un avvenire più garantito.                                                           

Petrolini crea macchiette, parodie e nonsense con gusto dissacratorio e funambolismi linguistici. Queste rappresentazioni suscitano l’entusiasmo per un periodo entusiasmo nei Futuristi che proclamano la volontà di annientare il teatro borghese.

Il poeta Filippo Tommaso Marinetti nel suo celebre Manifesto Futurista declama che uno dei punti cardine del Movimento Futurista è l’esaltazione del moderno, unito alla glorificazione del patriottismo, del militarismo e della guerra. Altro punto cardine è il valore dato all’irruenza, finalizzata a creare un definitivo stacco con la cultura del passato, considerata noiosa e sorpassata. Marinetti vede nei nonsense di Petrolini un riuscito esempio di umorismo futurista. Petrolini, lusingato dall’ammirazione dei Futuristi, partecipa ad alcune delle loro serate e nel 1915 mette in scena la rivista Zero meno zero di Luciano Folgore.

Oltre a Chaplin, che viveva al sicuro in America, solo un altro uomo di spettacolo riuscì a ridicolizzare la dittatura fascista: Petrolini. Petrolini era talmente popolare che Mussolini per ingraziarselo dovette conferirgli la medaglia per il valore nelle arti. Alla cerimonia a cui partecipava pure Il Duce Petrolini con la medaglia in mano esclamò la celebre battuta: “Me ne fregio!

A partire dal 1920, Petrolini adatta a sé una serie di commedie di autori italiani, scritte per lui o adeguate alla sua comicità. Nel 1925 Petrolini esegue e porta in scena Agro de limone, trasposizione da Lumie di Sicilia di Luigi Pirandello, dove si permette di farne una parodia.

Nel 1930 Petrolini è protagonista di Nerone un film di Alessandro Blasetti. Si tratta di un lungometraggio che, oltre a presentare alcune delle interpretazioni più note (Gastone, Nerone e Pulcinella) riprende l’attore nel suo camerino. Nello stesso anno interpreta Cortile di Carlo Campogalliani, tratto dalla commedia di Fausto Maria Martini. Nel 1931, sempre con la regia di Martini, interpreta Il medico per forza. Invitato a recitare quest’opera anche a Parigi, alla Comédie Française, tempio di Moliére, Petrolini lo considera il più alto riconoscimento.

La musica è parte integrante del teatro di Petrolini, i suoi personaggi cantano canzoni e filastrocche o recitano su sottofondo musicale. Petrolini si presenta in scena con la chitarra in Amori de notte, Cortile, Sor Capanna. Con l’organetto in Agro de limone, col tamburello in Pulcinella.

Canzoni come Una gita a li Castelli (di Franco Silvestri) e Tanto pe’ cantà (testo di Alberto Simeoni) hanno riscosso successo in ogni epoca. Petrolini è stato uno dei primi personaggi del mondo dello spettacolo ad essere testimonial nelle pubblicità. Dapprima con la moglie Ines, poi negli anni venti e trenta con Elma Criner.

Abbandona le scene nel 1935 perché sofferente di cuore, Petrolini muore il 29 giugno 1936 all’età di 52 anni. In questo anno scrive Un po’ per celia, un po’ per non morir. La sua salma, vestita con il frac di Gastone, viene tumulata al cimitero di Verano dove riposano altri grandi artisti.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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