AKIRA KUROSAWA: “L’uomo è in tenace lotta contro i mali e le ingiustizie”

AKIRA KUROSAWA: “L’uomo è in tenace lotta contro i mali e le ingiustizie”

Reading Time: 5 minutes

AKIRA KUROSAWA, regista, scrittore, sceneggiatore, montatore, produttore cinematografico giapponese, ultimo di otto fratelli, nasce a Tokio il 23 marzo 1910 e lì vi muore il 6 settembre 1998. Akira Kurosawa è  universalmente riconosciuto, con Y.Ozu e K. Mizoguchi, il più rappresentativo autore del cinema nipponico. Ha diretto ventidue film, raggruppati in due categorie: dal 1943 al 1965  jidai-geki, drammi storici e, dal 1965 al 1993, gendai-geki, racconti di vita contemporanea.

Kurosawa  si interroga, con una ricca problematica morale, sul rapporto uomo-natura, sul significato della sofferenza umana, sulla responsabilità del degrado metropolitano. Con spirito umanistico, concentra la sua opera sull’uomo in tenace lotta contro i mali e le ingiustizie Fra i suoi film più premiati, in Kagemusha (1980, L’ombra del guerriero) si evince l’introduzione sistematica delle armi da guerra con sterminio totale.

Akira Kurasawa

Il padre di Akira, Isamu (1864-1948), discente da una nobile famiglia della prefettura di Akita (fra gli antenati il celebre Samurai Sadato Ake -1015-1062), è insegnante di Arti Marziali. Isamu, aperto alle tradizioni occidentali, considera il teatro e il cinema educativamente validi e Akira vede i suoi primi film all’età di sei anni. La madre, Shima (1870-1952) appartiene ad una famiglia di mercanti. Heigo, fratello maggiore di quattro anni di Akira, negli anni Venti lavora come Benshi nelle sale cinematografiche di Tokio e Akira, vedendo tutti i film che il fratello gli segnala, acquisisce un’eccellente cultura cinematografica. Heigo, con l’avvento del sonoro, in crisi col lavoro, si suicida nel 1933. La morte del fratello impone ad Akira la necessità di un lavoro per contribuire ai bisogni familiari.

Nel 1935 il giovane Akira viene assunto come assistente alla regia dallo Studio Cinematografico Photo Chemical Laboratories, noto come P.C.L., in seguito Toho. Dei 24 film come assistente, 17 sono di Kajiro Yamamoto che lo promuove a vicedirettore dopo un anno. Yamamoto consiglia ad Akira d’essere sceneggiatore, con buoni profitti monetari.

Akira Kurasawa fornisce sceneggiature per molti registi e scrive per quasi tutte quelle dei suoi film. Da Yamamioto, Kurosawa apprende il montaggio, l’uso del sonoro, la passione per la cucina internazionale, la raffinatezza nel bere.

Akira Kurosawa

La carriera di regista di Kurosawa è databile dal 1942, citando Sanshiro Sugata, ispirato alla storia di un judoka realmente vissuto, sino al 1993 con Madadayo – Il compleanno, ultimo film girato.

Si riconosce ad Akira Kurosawa il merito d’aver aperto al cinema giapponese le porte dell’Occidente. Il suo secondo film girato è Ichiban Utsukushiku – 1944, Lo spirito più elevatoLa più bella. L’opera, commissionata in tempo di guerra dalle autorità della Marina Giapponese, narra di Watanase, una giovane operaia volontaria in una fabbrica di interesse bellico. La protagonista è interpretata dall’attrice cinese Yoko Yaguchi (1921-1985) che Kurosawa sposerà e dalla quale avranno i due figli, il maschio Hisao e la femmina Kazuko.

I più famosi film di Akira Kurosawa

L’angelo ubriaco (1948 – Yoidore Tenshi). Descrive l’insolito rapporto conflittuale fra un medico alcolizzato e un giovane gangster, scriteriato e autolesionista, malato di tubercolosi.

Rashomon (1950), il suo 12° lungometraggio, premiato con il Leone d’Oro a Venezia e premio Oscar come migliore film straniero. Originale in quanto racconta lo stesso episodio da più personaggi.

Vivere (Ikuru, 1952), la morte domina la trama del film che narra di un uomo, un umile e servile impiegato, che sta per perdere la vita e ne racconta il valore. Intraprende una battaglia per trasformare una palude in un parco giochi per i bambini poveri.

I sette samurai (1954, Sichinin no Samurai), ha vinto il Leone d’argento a Venezia grazie ad una magnifica interpretazione di Toshiro Mifune. Ambientato nell’Era Sengoku, è l’epico racconto di sette samurai mercenari che vengono assoldati per difendere un villaggio dai saccheggiamenti di una banda di malviventi.

I sette samurai: locandina

Il trono di sangue (1957, Komonuso-jo) è la reinterpretazione del Macbeth di Shakespeare. Un guerriero samurai ha un incontro spirituale e apprende di essere destinato alla fama; sua moglie, impaziente e vanitosa, lo convince a uccidere il suo signore per prendere il suo posto.

La fortezza nascosta (Kakushi-toride no San-Akunin – 1958). Miglior regia al Festival di Berlino del 1959. Un samurai, il generale Makurota Makabe, a seguito della sconfitta e della morte del suo signore, vorrebbe salvare in territorio neutrale la sedicenne principessa Yuki erede al trono e il tesoro dello stato, barre d’oro nascoste in rami secchi. Con l’aiuto non disinteressato di due contadini, Matakishi e Tahei, alla ricerca di un riparo dall’inferno che infuria, riesce ad attraversare il territorio nemico e a portare a termine la missione.

Dersu Uzala (URSS/Giappone, 1975, Il piccolo uomo delle grandi pianure). Dersu è un solitario cacciatore mongolo, senza età né fissa dimora che incontra il capitano russo Arseniev, che dirige una spedizione cartografica  in una zona selvaggia lungo il fiume Ussuri, ai confini  con la Manciuria. Dersu salva la vita al capitano e i due si legano con profonda amicizia. Arseniev vorrebbe prendere con sé Dersu quando invecchiando diventa cieco, ma il cacciatore può continuare a vivere sino alla fine soltanto nella taiga.

Kagemusha – l’ombra del guerriero (1980). Ha vinto numerosi premi in Giappone e all’estero. Ambientato nel periodo Sengoku o Periodo degli Stati Belligeranti (1467-1603), il film si ispira alla figura del Daimyo Shingen Takeda, uno dei condottieri di maggior prestigio e culmina con la battaglia di Nagashino del 1575. Un ladruncolo viene istruito per impersonare un signore della guerra, per dissuadere i daimyo nemici che attaccherebbero il clan se fossero a conoscenza della morte del signore. Il film ha vinto la Palma d’oro del Festival di Cannes del 1980, il premio César 1981 per il miglior film straniero, David di Donatello 1981 per il miglior regista straniero, David di Donatello 1981 per il miglior produttore straniero (George Lucas, F.Ford Coppola), British Academy Film Award ai miglior costumi, 1981 (Seiichiro Momosawa), British Academy Film Award al miglior regista, 1981 (Akira Kurosawa).

Ran (1985, Guerra civile o Rivolta). Basato sulla tragedia di Shakespeare Re Lear e ispirato al generale Mori Motonari (1497-1571). Il vecchio feudatario Hidetora Ichimonji divide l’impero fra i suoi tre figli, Taro, Jiro e Saburo. Saburo, il minore critica apertamente la decisione del padre ritenendola folle e viene scacciato. Infine, Hidetora assiste alla guerra fratricida che gli porterà conseguenze funeste.

Il film guadagna il National Board of Review Award 1985, al miglior film e alla miglior regia. Il Los Angeles Film Critics Association Award – 1985 miglior film straniero a Akira Kurosawa. Il New York Film Critics Awards – 1985, miglior film in lingua straniera. Il premio Oscar 1986 ai migliori costumi (Emi Wada), la nomination per miglior regia (Akira Kurosawa). Il David di Donatello 1986 miglior regista straniero (Akira Kurosawa). Il premio César, 1986. Il Boston Society of Film Critics Award- 1986. Il premio BAFTA – 1987, miglior film straniero e migliori costumi (Emi Wada).

Konne yume o mita (Sogni, 1990), un film a episodi, costruito intorno alle ossessioni del maestro: paura dell’ignoto, dell’atomica.

Kurosawa termina la sua carriera con due opere intime, Hachigatsu no kioshikyoku (Rapsodia d’agosto – 1991), un’altra considerazione sul tema dell’atomica e Maada da yo (Madadayo – Il compleanno – 1993) le vicende biografiche del professore Hyakken Uchida che nel 1943 abbandona l’insegnamento per dedicarsi alla scrittura. Gli ex allievi organizzano la festa di compleanno chiamandola Madadayo (letteralmente no, non ancora), tutti gli anni del suo compleanno.

Akira Kurosawa ha lasciato un libro di memorie: Gama  no abura: jiden no ya mono (Olio di rospo: qualcosa come un’autobiografia – 1983, l’ultimo samurai: quasi un’autobiografia – 1995).

Il grande regista giapponese continua a scrivere e dirigere film sino alla sua scomparsa avvenuta nel 1998. La sua tomba si trova a Kamakura presso il cimitero del tempio buddista An’yo-in.

Di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.