TUTTO QUELLO CHE VOLEVO, coraggiosa sentenza all’Elfo Puccini di Milano

TUTTO QUELLO CHE VOLEVO, coraggiosa sentenza all’Elfo Puccini di Milano

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TUTTO QUELLO CHE VOLEVOStoria di una sentenza di e con Cinzia Spanò per la regia di Roberto Recchia sarà in scena all’Elfo Puccini di Milano dal 20 ottobre al 1 novembre

Tutto quello che volevo-Storia di una sentenza-nota

Pubblico Ministero: «A cosa ti servivano i soldi che guadagnavi?» La ragazza: «Taxi, vestiti, shopping, insomma tutto quello che volevo[…] Era questo il mio scopo, alla fine non c’era nessuno scopo».

Dopo il tutto esaurito registrato nella stagione 2018/2019, torna in scena Tutto quello che volevo, uno spettacolo dedicato alla Giudice Paola Di Nicola e alla sua coraggiosa e sorprendente sentenza. Cinzia Spanò prosegue la riflessione sul femminile, iniziata con La Moglie, raccontando l’incontro tra due figure molto diverse, ma legate entrambe dal bisogno di collocarsi dentro la propria storia per diventare pienamente ciò che sono.

Fece molto scalpore, qualche anno fa, la storia di due ragazzine di 14 e 15 anni, studentesse frequentanti uno dei licei migliori della capitale, che si prostituivano dopo la scuola in un appartamento di viale Parioli. Il caso ebbe una fortissima eco mediatica anche per via dei clienti che frequentavano le due ragazze; tutti appartenenti alla cosiddetta ‘Roma-bene’, professionisti affermati e benestanti, di livello culturale medio-alto, insospettabili padri di famiglia. La vasta indagine che è seguita alla scoperta della vicenda ha visto coinvolte e processate un altissimo numero di persone tra clienti e sfruttatori.

La storia narrata inizia quando la strada della più piccola delle due ragazze incrocia quella della Giudice Paola Di Nicola, chiamata a pronunciarsi su uno dei clienti della giovane, un professionista romano di circa 35 anni. La Giudice, che deve esprimersi anche sul risarcimento del danno alla giovane, oltre che sulla condanna alla reclusione e alla multa dell’imputato, si accorge subito che nessuna cifra potrà mai restituire alla ragazza quello che le è stato tolto.

«Com’è possibile risarcire quello che ha barattato per denaro dandole altro denaro? Se io adesso dispongo di risarcirla in questo modo non farei che ripetere la stessa modalità di relazione stabilita dall’imputato con la vittima, rafforzando in lei l’idea che tutto sia monetizzabile, anche la dignità. E come può inoltre il denaro proveniente dall’imputato, il mezzo cioè con cui lui l’ha resa una merce, rappresentare per quella stessa condotta il risarcimento del danno?».

All’epoca, attraverso una narrazione facente leva prevalentemente sugli stereotipi, i media hanno fortemente inquinato la lettura collettiva della vicenda. Lo stigma è caduto soprattutto sulle giovani, che proprio in virtù del fatto di non essere percepite come vittime sono divenute vittime una seconda volta. Attraverso lo sguardo della giudice si va alla scoperta di un’altra realtà, molto diversa da quella che immaginata.

Presentazione

https://www.elfo.org

www.ildogville.it

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