MALEDETTO MODIGLIANI, il docufilm di Nexo: genio e passione

MALEDETTO MODIGLIANI, il docufilm di Nexo: genio e passione

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MALEDETTO MODIGLIANI, è il nuovo appuntamento con La Grande Arte al Cinema, il docufilm, da vedere, sulla storia commovente e tragica e sulle opere dell’artista livornese, definito maledetto, ribelle, genio scandaloso e maestro indiscusso dell’arte del Novecento. Sono celebri i suoi sensuali nudi femminili e i ritratti caratterizzati dai volti stilizzati, colli affusolati e sguardi spesso assenti.

In occasione delle celebrazioni a cento anni dalla sua morte, arriva nelle sale cinematografiche italiane Maledetto Modigliani soltanto nei tre giorni, il 12, 13 e 14 ottobre 2020. Prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, è diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi. Le musiche originali sono di Maxmilien Zaganelli e di Dmitry Myachin.

Amedeo Modigliani non deve essere considerato un bohémien influenzato da alcol e droghe, un dotato ritrattista pioniere dell’Art Déco, ma un artista di spicco dell’Avanguardia.

Maledetto Modigliani

Maledetto Modigliani ripercorre l’opera del pittore e scultore attraverso il racconto di Jeanne Hébuterne,  musa, modella e sua ultima compagna, da cui ha una figlia, Jeanne, nata nel novembre 1918. Il loro rapporto è intenso ma breve; lui è malato di tubercolosi e muore a 35 anni, lei, dilaniata dal dolore, si suicida, gettandosi dal quinto piano, due giorni dopo la morte del suo amato, pur incinta all’ottavo mese.

Le prime immagini del film sono su Jeanne che, disperata, vuole raggiungere il suo amore e lo descrive, ricordando quanto narrato da lui, il loro vissuto e anche gli amori, le conquiste femminili, le amicizie, i rapporti con gli altri artisti. Jeanne legge un passo dai Canti di Maldoror, il libro icona del surrealismo che Modì teneva sempre con sé. Si citano i rapporti con Pablo Picasso, l’amicizia con Costantin Brancusi, il compagno d’arte di bevute Chaim Soutine, quello con André Derain.

Il rapporto con Anna Gorenko alias Achmatova, due anime inquiete, irresistibilmente attratte; lei una bellezza selvaggia, un carattere indocile. Modì la ritrae una ventina di volte in disegni. Nel film si cita la memoria del 1958 che la poetessa russa Anna scrive: <<Lo colpiva in me la capacità di indovinare i pensieri, di vedere i sogni altrui. Tutto quello che avveniva era per noi la preistoria della nostra vita: la sua molto breve, la mia molto lunga. Il respiro dell’arte non aveva ancora bruciato, trasformato queste due esistenze: e quella doveva essere l’ora lieve e luminosa che precede l’aurora.>> Un giorno  Anna gli porta delle rose rosse, ma non lo trova a casa, la finestra del laboratorio è aperta e Anna getta tutte le rose nello studio vuoto di Modigliani all’Impasse Falguière.

Tra gli interventi del docufilm che ci descrivono Modì, c’è Marc Restellini, storico dell’arte e specialista di Modigliani, c’è Ann L.Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese. C’è il gallerista David Lévy, la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras, la pittrice Isabelle Muller, la curatrice del Musée d’Art Moderne de Paris Jacqueline Munck, l’artista John Myatt, che grazie al suo talento per l’imitazione, tra il 1986 e il 1995, ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni, fra cui anche Modigliani. Il collezionista Gérard Netter, l’artista Jan Olsson, la curatrice del Musée Picasso Paris, Emilia Philippot, il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna, Klaus Albrecht Schroder, il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi, il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Paolo Virzì.

C’è Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell’Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d’arte; Giovanna Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO, che da studente è stato tra gli autori della famosa <<beffa delle teste>> del 1984 a Livorno.  

Si cita che Modì pativa la povertà e non riusciva a vendere i suoi quadri a più di dieci franchi, ma subito dopo la sua scomparsa, le cifre balzarono ad altissime quote.

Il docufilm trae ispirazione anche dalla mostra Modigliani-Picasso The Primitivist Revolution a cura di Marc Restellini (Vienna, The Albertina Museum, 18 settembre 2020-10 gennaio 2021). Sono esposte opere di nudi, ritratti, sculture, in prestito dai musei pubblici di tutta Europa e da importanti collezioni private americane e asiatiche. È arricchito dalle immagini di opere esposte sia all’Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra <<Modigliani e l’avventura di Montparnasse>> del Museo della città di Livorno.

Amedeo Modigliani

Amedeo Clemente Modigliani, noto anche con i soprannomi di Modì o Dedo, pittore e scultore, nasce a Livorno il 12 luglio 1884, quartogenito di Flaminio Modigliani e Eugénie Garsin, famiglia di tradizione israelitica, cresce in povertà dopo che l’impresa di cambiavalute del padre finisce in bancarotta. Modì parte per Firenze, poi a Venezia e infine giunge a Parigi nel 1906 a 21 anni. Qui inzia la sua leggenda di seduttore, alcolista, artista maledetto. Invece è un uomo che maschera la sua grave malattia, che vive intensamente la propria arte: vuole trasmettere valori universali, attraverso i dipinti eseguiti con semplicità di linee, densi di significati importanti.

Recensione di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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