UNDINE-Un amore per sempre. Il mito di Ondina tra vita e morte

UNDINE-Un amore per sempre. Il mito di Ondina tra vita e morte

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UNDINE – Un amore per sempre, regia di Christian Petzold, con Paula Beer e Franz Rogowski, della durata di novanta minuti, distribuito da Europictures, è nelle sale italiane dal 24 settembre 2020. Undine ha vinto l’Orso d’argento per la migliore attrice al Festival di Berlino

Il film è stato proiettato alla Triennale di Milano, per la Movie Week 2020, su iniziativa di Filmmaker Festival dopo l’uscita in Germania, dove ha riscosso successo per la poesia, le immagini, la musica

È stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI con la seguente MotivazioneConfermandosi tra i cineasti più originali e narrativamente audaci del presente, Christian Petzold attinge alla mitologia nordica per regalarci una nuova struggente storia d’amore. Sullo sfondo di una Berlino in perenne trasformazione, tra leggende rivisitate, presagi e ossessioni, Undine e Christophe sono gli eroi tragici di un melò che sfida il destino, sospeso tra la terra e la profondità degli abissi, oltre la vita, oltre la morte.

La versione per piano dell’adagio (secondo movimento) tratto dal concerto in re minore BWV974 di Bach eseguita da Olafson accentua il genere romantico. L’adagio è già stato apprezzato nel film Anonimo Veneziano (1970, diretto da E.M.Salerno).

Il regista Petzold spiega: <<Mi interessava portare sullo schermo una favola, una leggenda, calandola in un mondo che di magico non ha più nulla. Piuttosto che usare massicciamente gli effetti digitali, ho costruito fisicamente il mondo sott’acqua che Christoph e Undine frequentano.>>

Il film rilegge la figura mitologica dell’Undine, la ninfa acquatica molto bella e immortale. Emersa dai flutti in cerca di un’anima attraverso il vero amore; di indole benevola diventa implacabile e vendicativa se ingannata. Undine nel mito germanico è una delle creature misteriose che abitano i fiumi e che talvolta attirano gli uomini fino a farli annegare. 

Undine. L’acqua elemento del mito: di vita e di morte

Nel film, Undine (Paula Beer) è una giovane donna misteriosa, elegante e passionale che cerca l’amore assoluto.

Undine lavora in uno dei musei di Berlino, incaricata di spiegare i cambiamenti della metropoli a partire da plastici dettagliatissimi che raccontano l’evoluzione e la storia attraverso i secoli. Si dice che Berlino sia sorta a partire da uno stagno. <<Un palazzo del XXI che ancora non esiste – dice la protagonista a proposito dell’Humbold Forum, progetto museale che  avrà sede nel ricostruito Palazzo di Berlino – sarà la replica di uno del XVIII, perché nulla evolve.>>

Undine è sconvolta per la fine della relazione che ha con Johannes (Jacob Matschenz) e che le aveva promesso eterno amore e gli dice: <<Se mi lasci, ti uccido.>>  Gli chiede di aspettarla nel bar adiacente al Museo, ma quando giunge lì, non lo trova. In questo bar un amore finisce e un altro sboccia: Christoph, uno dei visitatori del Museo che è ammaliato dalla sua bellezza e dalla sua bravura nel condurre il tour, le rivolge complimenti. Si presentano. Christoph di professione svolge la riparazione delle turbine sott’acqua.  

Un amore espresso nella sua totalità, che non potrà terminare mai, che non ammette ripensamenti. Undine abbracciata a Christoph camminando incontra casualmente il suo ex, Johannes, anch’egli abbracciato alla sua nuova donna. Johannes le dà un appuntamento per chiederle di ricominciare il loro rapporto. Nello stesso giorno, Christoph subisce un incidente e viene portato in ospedale, dove la diagnosi è pessima. Undine ha ricevuto da lui un messaggio registrato in cui la accusa d’averlo tradito incontrando il suo ex, d’aver distrutto la loro eterna promessa d’amore. <<In amore non si può mentire – le dice.>>

In questo film il mimetico e il mitico si fondono, come pure il presente con il passato, il sogno con il ricordo. Lo spettatore si chiede quanto è preferibile vivere nel sogno, piuttosto che emergere nella realtà fuori dall’acqua, elemento del mito e di vita, ma anche di morte.

Film per palati raffinati, e per chi crede nella verità dei sentimenti assoluti.

Recensione di Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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