Ad ABEL FERRARA il Premio Jaeger-Lecoultre Glory To The Filmmaker 2020

Ad ABEL FERRARA il Premio Jaeger-Lecoultre Glory To The Filmmaker 2020

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Il regista statunitense Abel Ferrara ha ricevuto il Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the film maker della 77ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, nel contesto della Biennale di Venezia 2020. Il premio è dedicato ad una personalità che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo. La consegna del premio è avvenuta sabato 5 settembre in Sala Grande (Palazzo del Cinema) alle ore 14, prima della proiezione Fuori Concorso del suo nuovo film, il documentario Sportin’Life (Italia, 65’) con Abel Ferrara, Willem Dafoe, Cristina Chiriac, Anna Ferrara, Paul Hipp, Joe Delia.

Con il documentario Sportin’Life Ferrara propone una riflessione filosofica e concreta sulla realizzazione del lavoro di regia. E’ il resoconto multiforme e ragionato dell’eclettico Abel Ferrara, dotato di una mente brillante che pensa, esclusivamente ed appassionatamente, attraverso il suo cinema.

Il regista rivolge uno sguardo intimo e intenso alla propria vita, alla propria creatività: la musica, il cinema, i suoi collaboratori e le sue fonti d’ispirazione, le prime opere, il suo alter ego Willem Dafoe, amico fraterno e padrino di sua figlia Anna di cinque anni; il musicista Joe Delia che compone le colonne sonore dei suoi film, Paul Hipp che non solo è interprete ma è anche musicista e scrive con Abel Ferrara canzoni e sceneggiature.

La bellissima e giovane moglie moldava Cristina Chiriac conferma: <<Il lockdown a Roma, dopo il Festival di Berlino a me è piaciuto, come momento di ripensamento per riflettere su quello che abbiamo accumulato. Abel è stato molto tranquillo, anche se un po’ maniaco dei batteri, ma sereno perché lavorava senza interferenze. Abel ha realizzato questo documentario come un film di famiglia, affiancando sequenze del vissuto familiare con le immagini suggestive del Papa nella piazza San Pietro isolata per il lockdown e battuta dalla pioggia. Le sequenze di Dafoe/Pasolini, cucite con quelle terapie intensive degli ospedali, come proposte dai telegiornali. Rigorosamente low fi e girato in parte con lo smartphone, il film accorpa riprese realizzate durante la Berlinale 2020 – l’ultimo Festival cinematografico, prima della pandemia Codid 19 -.   Immagini girate anche quando Abel usciva di casa percorrendo qualche decina di metri per raggiungere la sala di montaggio a cui lavorava per questo film.>>

Daniel Bianchi, il montatore conferma e precisa: << Abel aveva la sua sala di montaggio, oltre alla mia, e una a New York. Ognuno di noi aveva un luogo per sviluppare la propria idea e poi mostrarla agli altri, in sicurezza. Abel rubava immagini con il cellulare di giorno e di notte. E’ stato un progetto ‘diverso’ per tutti, separati, ma uniti nella voglia di portare avanti il processo.>>

<<In Sportin’Life – dice Abel Ferraradesidero essere leale, approcciare il cinema raccontando la verità. Le nostre radici sono in De Sica, Pasolini, e  il linguaggio documentario presente è una continuazione di questo.>>

Una produzione quella di Sportin’Life possibile anche grazie a Saint Laurent, con il progetto artistico Self,  curato dal direttore creativo Anthony Vaccarello, e Gary Farkas, produttore cinematografico, che spiega: <<Avevo rapporti con la casa di moda francese, che ha lanciato un programma per artisti, e mi hanno chiesto di contattare Abel dandogli carta bianca. Lui voleva fare un film molto personale, partendo dalla sua première (per Siberia) a Berlino, e spezzoni dei suoi film precedenti, avendo come punto  di fine il suo dialogo con Dafoe, con cui parliamo del concetto di regia. Il documentario è una raccolta personale di tutte le sue cose cinematografiche, ci sono frammenti dei concerti in cui Ferrara da tempo si esibisce, brevi lacerti dei discorsi di Trump sulla pandemia.  Il film fa dialogare Roma e New York, città natale del regista.>>

Alberto Barbera, direttore della Mostra, dichiara: <<Tra i molti meriti di Abel Ferrara, apprezzato da tutti a dispetto della fama di regista tra i più controversi del cinema contemporaneo, è la sua indiscussa coerenza e fedeltà a un tragitto personale, ispirato ai principi del cinema indipendente anche quando il regista ebbe l’occasione di confrontarsi con produzioni più tradizionali e consolidate.. Dai primi film a basso budget, direttamente influenzato dalla scena newyorkese popolata da immigrati, artisti, musicisti, poliziotti e tossicodipendenti, passando per i suoi capolavori universalmente riconosciuti, sino agli ultimi lavori, introspettivi ed autobiografici, Ferrara ha dato vita ad un universo personale ed esclusivo.>>

www.ildogville.it

Judith Maffeis Sala

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