MACCARTISMO. La Guerra Fredda e l’autogol di Hollywood

MACCARTISMO. La Guerra Fredda e l’autogol di Hollywood

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MACCARTISMO. Hollywood è da sempre icona dell’industria del cinema americano e mondiale. È ancora simbolo di ricchezza e fasto, dell’ American Way of Life. Hollywood veniva definita la Fabbrica dei Sogni, diventando il principale centro dell’industria cinematografica statunitense. Il suo potere era enorme e indiscusso fino al declino degli anni ’40 con la fine dello Star System, indirettamente causato del maccartismo (caccia alle streghe anticomunista e relativa censura). Il maccartismo è una delle pagine più buie nella storia del cinema americano. L’industria si fece travolgere dal clima di psicosi anti-comunista crescente nel paese nella fase culminante della Guerra Fredda con una folle caccia alle streghe.

Breve storia della Hollywood delle Star

Fin dal 1910, quando la città di Los Angeles acquista Hollywood, giungono vari gruppi di produttori cinematografici. Già nel 1920, si contano una cinquantina di Studi Cinematografici. Tuttavia, la scelta del luogo non è soltanto motivata dal clima. Questi piccoli produttori cinematografici indipendenti vogliono sfuggire alla MPPC (Motion Picture Patents Company), il TRUST composto dalle maggiori case di produzione dell’epoca che hanno messo in comune i loro brevetti ed impediscono ai più piccoli la produzione, la distribuzione e la proiezione dei film realizzati con la loro tecnologia perché non hanno pagato la licenza. Da un impulso opposto, ovvero la ribellione all’oligopolio, nasce la MPAA (Motion Picture Producers and Distributor of America) il nuovo e più efficiente TRUST che produce circa il 90% di tutti i film statunitensi. Imperano le Big Five: Fox Film Corporation, Paramount, la Metro Goldwyn Mayer, RKO e la Warner Bros, con le loro sedi centrali a New York e nel totale si annovera una  produzione di circa ottocento film all’anno.

Le grandi case di produzione cinematografica di Hollywood adottano due sistemi: lo Studio System e lo Star System. Il primo è per una produttività di carattere industriale completa di tutti i passaggi; la seconda è una forma pubblicitaria che costruisce il divo o la diva, trasformandoli in personaggi speciali, carismatici, dalle abitudini stravaganti. È di questi anni la nascita del Gossip con storie scandalistiche, spesso inventate. Si aggiunge il Codice Hays – un codice etico di autoregolazione, una lista dettata dalla Motion Picture Association of America, per rispettare la moralità nei film prodotti negli USA, attraverso la censura. Leggi qui

Gli anni ’40, la Guerra Fredda e la crisi

L’ascesa al potere del nazismo nel 1933 porta a Hollywood registi, intellettuali, fotografi e sceneggiatori, dove  possono esprimersi liberamente. Pertanto, negli anni Quaranta il cinema di Hollywood viene influenzato da quello di registi europei che sfuggono al nazismo e allo stalinismo. Hollywood rafforza il suo essere strumento politico e propagandistico, una produzione culturale che diffonde forme narrative, schemi iconografici, antinazista e dopo la seconda guerra mondiale soprattutto anticomunista con la nascita dell’ HUAC (commissione per le attività antiamericane) durante la paura rossa: maccartismo (1947- 1955).

maccartismo

Viene quindi istituita la Hollywood blacklist, per negare il lavoro a sceneggiatori, attori, registi, musicisti ed altri professionisti dello spettacolo, accusati di simpatie o legami con i comunisti. Il 25 novembre 1947 esce la prima lista nera e dieci registi e sceneggiatori vengono citati per oltraggio, licenziati dai dirigenti e imprigionati. Il 22 giugno 1950 esce un opuscolo intitolato Red Channels (canali rossi) con i nomi di 151 che insieme ad  altri artisti vengono radiati dal lavoro. Molti artisti emigrano all’estero, in particolare in Messico e in Europa.

Molti sceneggiatori e artisti avevano dichiaratamente idee vicine al Partito Comunista Americano, e l’ostracismo causato dal maccartismo è una delle cause del declino della grande Hollywood, a cui vengono a mancare di grandi nomi. Solo una piccola percentuale riesce a lavorare adeguandosi alla HUAC. A questo si aggiungono problemi più concreti di una fase di crisi, che portano gli americani a risparmiare e a lasciare i grandi centri urbani per trasferirsi nelle campagne alla ricerca di un posto fisso e con meno spese.

Un esempio eclatante di ostracismo è quello subito da Charlie Chaplin accusato di filo-comunismo e costretto all’esilio in Europa. Il suo ultimo film Le luci della ribalta (1952) è autobiografico, e segna l’abbandono delle scene del grande attore costretto a emigrare in Svizzera.

Il cinema americano del maccartismo

Sono cinque i film ritenuti particolarmente significativi del periodo maccartista, più o meno apertamente anticomunisti e anti-sindacalisti: Barriera invisibile, Odio implacabile, Mezzogiorno di fuoco, L’invasione degli ultracorpi e Fronte del porto. In Fronte del porto (1954), del regista Elia Kazan oltre a Marlon Brando, Karl Malden, c’è Lee J. Cobb, attivo collaboratore dell’HUAC. Il film (non a caso?) vince otto premi Oscar, inclusi quelli al regista Kazan e allo sceneggiatore Schulberg, anch’essi noti per fare nomi all’HUAC.

Marlo Brando in Fronte del porto

Film dallo spirito molto americano e sempre riproposto è il dibattuto kolossal Via col vento , 1939, di Victor Fleming. Accolto positivamente dalla critica, resta il film col maggiore incasso nella storia del cinema per oltre un quarto di secolo. Altro classico della cinematografia solitamente riproposto nel periodo natalizio è La vita è meravigliosa, 1946, di Frank Capra.

Un genere molto apprezzato nel corso degli anni ’40 resta il western dove l’uomo bianco è trionfatore, anche se in questi anni lo sguardo del regista diventa più critico, visto che il pericolo è esterno e non più interno.

John Ford aveva firmato capolavori del cinema degli anni ’30 e 40: Ombre Rosse con il giovane John Wayne nel 1939. Seguono nei primi anni ’40 Furore (The Grapes of Wrath) 1940, tratto dal capolavoro di John Steinbeck, Com’era verde la mia valle (How Green Was My Valley) 1941, dal romanzo di Richard Llewellyn.

Nel ’46 Ford realizza un altro classico, Sfida Infernale (My Darling Clementine) con un altra icona del periodo Henry Fonda. Nel 1948 gira Il massacro di Fort Apache (Fort Apache). È il primo di una trilogia dedicata alle imprese della Union Army, con I cavalieri del Nord-Ovest (She Wore a Yellow Ribbon, 1949) e Rio Bravo (Rio Grande, 1950). In questi film non è più l’azione del protagonista a essere evidenziata ma quella dell’appartenenza a un gruppo e il senso di collettività.

Per il genere western e quello d’azione spicca anche l’attore Charles Bronson (1921-2003), archetipo del duro, che nel 1953 è nel cast del film La maschera di cera di André De Toth.

Anche il musical diventa un genere molto seguito e utile a tenere alto il morale degli americani. Gene Kelly, ancorato alla realtà quotidiana, nel film Cantando sotto la pioggia (Singing in the rain, 1952) trasforma la vita d’ogni giorno in spettacolo, con canzoni e danze per le strade. Il film diretto da Stanley Donen e Gene Kelly che recita con Donald O’Connor e Debbie Reynolds, è ambientato alla fine degli anni Venti, nel periodo di passaggio dal cinema muto al sonoro e ottiene diversi riconoscimenti. In assoluto è al primo posto dei migliori film musicali.

Si affermano anche i film epici in costume con Errol Flynn, i cartoni animati in Thecnicolor di Walt Disney, i gangster film con James Cagney, i film di donne con Bette Davis. Considerata una delle maggiori attrici della storia hollywoodiana, Davis esordisce a Broadway, per poi giungere a Hollywood, scritturata dalla Warner Bros, dove si distingue più per la bravura che per l’avvenenza.

Billy Wilder, tra i più grandi registi americani, ci descrive invece un dramma venato da un profondo pessimismo, ovvero una spietata satira sul mondo hollywoodiano, con il cult Viale del Tramonto (1950) con Gloria Swanson e William Holden. La vicenda è narrata dal protagonista già morto che racconta la sua verità allo spettatore. È un film che descrive la crisi irreversibile dello Star System.

Dagli anni Quaranta il cinema di Hollywood, influenzato da quello europeo, fra gli altri, produce anche un nuovo genere di noir di tipo poliziesco, evidenziando la figura del detective con la logica dell’indagine. Si diffondono il crime e il thriller. Fritz Lang nel 1953 dirige Il grande caldo, interpretato da Glenn Ford, Gloria Grahame, Lee Marvin, Jocelyn Brando. È un noir sinistramente ammaliante dove ogni personaggio ha un destino nefasto.

Tratto dall’omonimo racconto di Cornell Woolrich, il thriller La finestra sul cortile (1954), diretto da Alfred Hitchcock, interpretato da James Steward e Grace Kelly è una riflessione sul rapporto di coppia e sul matrimonio. La morte corre sul fiume del 1955 di Charles Laugthon, grande attore, è un film surreale e inquietante; in questa sua unica regia dirige Robert Mitchum (Harry Powell), un diabolico pastore protestante. Sulle sue dita sono tatuate le parole love e hate (amore e odio).

Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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