ROBERTO ZORN BONAVENTURA. La recitazione: “Verità del qui e ora”

ROBERTO ZORN BONAVENTURA. La recitazione: “Verità del qui e ora”

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ROBERTO ZORN BONAVENTURA è un artista siciliano poliedrico. Apprezzato regista e produttore teatrale, è anche autore di documentari e cortometraggi. Conduce laboratori teatrali per l’Università di Messina, per il Teatro di Messina e vari licei della sua città. È direttore artistico del ForteTeatroFestival, del CortileTeatroFestival e di Promontorio Nord, importanti appuntamenti estivi che riuniscono nel mese di luglio e di agosto lavori teatrali nazionali in luoghi suggestivi nella provincia di Messina, ospitando tra gli altri: Ascanio Celestini, Cesar Brie, Berardi-Casolari, Scimone-Sframeli, Teatrino Giullare, Emma Dante, Gaspare Balsamo, Frosini-Timpano, Michele Sinisi.

Inizia a lavorare in teatro nel 1996. Ha ricoperto diversi ruoli tecnici negli allestimenti e nelle tournée di Ninni Bruschetta per cui è stato anche aiuto regista. Ha ricoperto lo stesso ruolo anche per Massimo Romeo Piparo, Walter Manfrè, Vetrano-Randisi e per la compagnia Scimone-Sframeli. Dal 1999 al 2012 ha fatto parte dello staff organizzativo del prestigioso Festival di Santarcangelo dei Teatri.

Nel 2002 debutta alla regia teatrale e nel 2003 fonda, con Monia Alfieri, la compagnia Il Castello di Sancio Panza con la quale realizza diversi spettacoli tratti da Sartre, Camus, Apuleio, Cervantes, Beniamino Joppolo, Annibale Ruccello, Beckett, Pinter e autori di drammaturgia contemporanea. Con questa associazione produce lo spettacolo Due passi sono di Carullo-Minasi che si aggiudica il Premio Scenario per Ustica 2011, il premio InBox 2012 e il Premio Teresa Pomodoro.

Nel 2015 è tra i progetti vincitori del Napoli E45 Fringe Festival con L’uomo a metà di Giampaolo Rugo con Gianluca Cesale. Nel 2017 lo spettacolo Fidelity Card, di cui cura la regia, vince i Teatri del Sacro.

Collabora stabilmente con l’amico e mentore Giovanni Boncoddo, con la compagnia Scimone-Sframeli compagnia vincitrice diversi premi Ubu (La busta, Pali, Giù, Amore). Lavora anche come disegnatore luci per la Compagnia Carullo-Minasi e per l’attrice e regista Monica Guerritore e altre compagnie nazionali.

Come autore di documentari e corti è stato aiuto regista di Francesco Calogero. Il film Seconda Primavera vince il Gold Remi Award nella categoria Foreign Film al 49mo Worldfest Houston e viene premiato come miglior film all’ XI Hamilton Film Festival (Canada). Aiuto regia anche nel film Solo no, con la regia di Lucilla Mininno.

Lucilla Continenza ha discusso con Roberto Zorn Bonaventura di recitazione, teatro e sicilianità.

Roberto Zorn Bonaventura
Roberto Zorn Bonaventura

D) Il teatro di Roberto Zorn Bonaventura con la Sicilia e la lingua siciliana

Sono nato e cresciuto in Sicilia negli anni ’70. La lingua siciliana era parlata e usata dai miei nonni e nel quartiere in cui giocavo a pallone. Io la parlavo poco, la ascoltavo e basta. Ho imparato a riconoscere le parole e le frasi per la musicalità significante con le quali vengono espresse. In teatro, non ho mai cercato la lingua siciliana, ma la musicalità. Con la mia compagnia, Il Castello di Sancio Panza, ho lavorato su alcuni testi del Pitrè tratti dalle tradizioni popolari, e li abbiamo fatti nostri, attraverso l’ironia e, appunto, la musicalità della lingua. Ho avuto la fortuna, nel mio percorso artistico, di lavorare con un drammaturgo del calibro di Spiro Scimone da cui ho imparato che la lingua siciliana può diventare universale attraverso il teatro: i primi spettacoli della compagnia Scimone Sframeli sono scritti in dialetto messinese, ma sono stati messi in scena in tutta Italia con un successo straordinario. Come dice Francesco Sframeli: “La lingua è quella costruita per il teatro, parole messinesi accuratamente scelte per dare ritmo e musicalità. Il testo è uno spartito, le parole sono delle note e devono creare un suono armonioso. Il messinese per comunicare le emozioni più profonde. Perché è la lingua che Nunzio e Pino parlavano da bambini, che li ha fatti crescere, che li unisce, che li riporta alla loro terra d’origine”.

D) Carlo Giuffrè affermava che il teatro è Pirandello. Quanto c’è dei grandi autori siciliani nel suo modo di vivere e fare teatro?

Il mio modo di vivere e fare teatro parte da un grande autore come Camus, franco-algerino, un uomo del sud, sicuramente. Con Camus ho iniziato a sognare il teatro e le messe in scena, poi mi sono buttato su Cervantes, passando da Shakespeare e Apuleio, Beckett e Pinter. Tutti grandi autori, ma non siciliani. In realtà, grazie a mio padre Vincenzo, critico teatrale, da ragazzo mi sono appassionato a Beniamino Joppolo, scrittore, drammaturgo e pittore siciliano di Sinagra, in provincia di Messina. Joppolo è un autore molto prolifico ma rimasto poco conosciuto, nonostante i suoi primi testi vennero messi in scena da Strehler e Grassi a Milano e addirittura Godard da una sua opera (I carabinieri) ne trasse un film. Sicuramente un anticipatore di tempi nel suo essere surreale e nel suo avvicinarsi al teatro dell’assurdo, mantenendo però intatto e insito un sicilianismo forte e, oserei dire, europeo. Quindi sicuramente nel mio modo di vivere e fare teatro c’è un grande autore siciliano ma poco conosciuto, morto a Parigi negli anni ’60: Beniamino Joppolo. Ho studiato molto i suoi testi (ci ho fatto anche la tesi di laurea) e nel 2008 ho messo anche in scena uno dei suoi testi inediti più difficili: I microzoi. In cui si parla di quattro passaggi dalla vita alla morte, partendo dai microzoi nel ventre materno, per arrivare a un futuro prossimo in cui l’uomo e la macchina convivono nello stesso corpo-oggetto.

D) La recitazione ha una funzione sociale, o il cosiddetto “messaggio” deve essere considerato definitivamente retorica?

Quando mi approccio a un testo e a un nuovo spettacolo cerco sempre di lasciarmi andare il più possibile al tempo che stiamo vivendo e a quello che sento, facendo scontrare tutto con il sentire degli attori e dei miei collaboratori. Cerchiamo di rischiare il più possibile una messa in scena in cui la prima cosa che deve venir fuori è la verità del qui e ora. Non pensiamo al messaggio, pensiamo a metterci in gioco veramente con tutto quello che ci circonda e che fa parte del nostro bagaglio di emozioni, sensazioni e vissuto personale. Il pubblico si deve sentire coinvolto in questa verità per poterci restituire la sua, in uno scambio attore-spettatore che è l’energia del teatro. Per fare questo ovviamente è importante lavorare con attori creativi che non abbiamo paura del rischio di provare e riprovare continuamente cose diverse, come Gianluca Cesale e Monia Alfieri, con cui spesso montiamo e smontiamo continuamente il lavoro prima di arrivare alla messa in scena definitiva.

D) È direttore artistico di tre importanti appuntamenti estivi a Messina. Come vi siete organizzati questa stagione, nonostante il rallentamento causato dal Covid – 19

Da anni curo un festival giunto alla nona edizione nella mia città. Spesso mi sono ritrovato a essere l’unica offerta culturale estiva. Nel tempo abbiamo coinvolto compagnie emergenti del territorio e nomi anche importanti come: Ascanio Celestini, Emma Dante, Scimone Sframeli, Mariano Dammacco, Teatrino Giullare, Cesar Brie, Berardi-Casolari, Frosini-Timpano e tanti altri. Le istituzioni non ci hanno mai aiutato, tranne qualche caso isolato, per cui è stato sempre tutto difficile. Nonostante questo non ci siamo mai arresi e, anche in momenti difficili come questo, abbiamo cercato di dare continuità ai nostri progetti.

Per i decreti previsti i posti a sedere sono diventati pochissimi e, rispettando le restrizioni e tutti i protocolli, ci siamo ritrovati a dover gestire entrate e ingressi in maniera difficoltosa.

Se non fosse stato per il grande aiuto che ci hanno dato le compagnie ospiti, gli operatori della città e la stampa, io e Giuseppe Giamboi sicuramente non avremmo potuto parlare di questa edizione del Cortile Teatro Festival. C’è stata una grande collaborazione con alcune compagnie e associazioni come Quasianonimaproduzioni, Arb, Nutrimenti Terrestri, Fotoinscena, Retronuoveau, Danzarte e il sostegno fondamentale della Rete di drammaturgia siciliana Latitudini.

Un’altra rassegna, Promontorio Nord, che giunge adesso alla quarta edizione, partirà ad Agosto e si svolgerà al tramonto, senza l’ausilio di luci e impianti di amplificazione. La rassegna prende il nome dal promontorio di Caporasocolmo, il punto più a nord della Sicilia, all’interno di una Tenuta in cui si produce vino, quello della Cantina Giostra-Reitano. Grazie alla collaborazione degli artisti anche quest’anno, nonostante le restrizioni, siamo riusciti a partire.

Pertanto io credo che il teatro trovi sempre la sua strada, nessun virus e nessuna legge potranno fermarlo, perché è necessario.

Roberto Zorn Bonaventura

Lucilla Continenza

www.ildogville.it

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