CINEMA GIAPPONESE. Il muto del kabuki e del benshi (narratore)

CINEMA GIAPPONESE. Il muto del kabuki e del benshi (narratore)

Reading Time: 5 minutes

La nascita del CINEMA GIAPPONESE. Il kinetoscopio, ideato da Thomas Alva Edison nel 1888, atto a produrre pellicole di breve durata, con esibizioni di ballerine, acrobati, sportivi, precursore del proiettore cinematografico, giunge in Giappone nel 1893, presentato a Kobe dallo stesso Edison, e ottiene grande interesse.

Edison aveva acquistato il brevetto Vitascope, sistema di proiezione, messo a punto da Charles Francis Jenkins e Thomas Armant, lo brevetta e lo presenta anche in Giappone. L’imprenditore tessile Katsutaro Inabata, rientrato in Giappone dopo un viaggio in Francia, dove ha conosciuto Auguste Lumière, accompagnato da due operatori dei Fratelli Lumière, Gabriel Veyre e Constant Girel, presenta ai suoi connazionali il Cinématographe. I due operatori illustrano il funzionamento della nuova tecnologia e realizzano scene di strada e riprese dal vivo a Tokyo, Osaka, Kyoto e Kobe. Sorgono la Yokota di Einosuke Yokota e la Yoshizawa di Ken’ichi Kawaura, prime case di produzione giapponesi, centrali nella diffusione del cinema, che importano macchinari, allestiscono gli studi e le sale cinematografiche stabili, la prima, datata 1903, viene chiamata Denkikan.

I primi film giapponesi sono realizzati nel 1898-1899, con soggetto scene riprese dal vivo di scene di strada, danze di geisha nei quartieri di piacere. I primi film a soggetto sono adattamenti di drammi kabuki, come Momijigari (Passeggiata sotto le foglie d’acero, 1898) realizzato da Tsukemichi Shibata e interpretato da Danjuro Ichikawa e Kigugoro Onoe V.

Nascono i rensa-geki (drammi a catena), opere teatrali dal vivo con inserti filmati di riprese in esterno, popolari sino ai primi anni Venti, finché la componente cinematografica non emerge.

Il cinema è l’attrazione più suggestiva ed in Giappone, così come negli altri grandi Paesi, la magia del cinema dà vita a interessi di mercato mondiale. I primi registi giapponesi vanno in Occidente per apprendere dalle scuole di cinema in America e in Europa. Negli anni Venti per molti la meta preferita è la scuola di cinema di Leningrado, poi Berlino e Parigi.

Teinosuke Kinugasa (1896-1982), regista e sceneggiatore, è fra i più importanti autori del cinema muto giapponese, vincitore del Grand Prix del Festival di Cannes nel 1954 con il film La porta dell’inferno. Kinugasa inizia nel cinema come attore nel 1917, lavorando alla Nikkatsu, la prima compagnia major giapponese, come onnagata (maschio che interpreta un ruolo femminile) ed è contro l’intrusione delle attrici donne, che in Europa sono già accettate.

Nel 1922 Kinugasa esordisce come regista, trasferendosi alla Makino Kinema, e si dedica al genere Jidai-Geki e al chambara. La maggior parte dei suoi film sono andati perduti, due soltanto, conservati, sono particolarmente significativi, Kurutta ippeiji (Una pagina di follia, 1926), un film sperimentale, estremamente originale per l’epoca, con un uso continuo di sovrimpressioni, montaggio rapido e macchina da presa mobile, opera di Kohei Sugiyama, che diventa collaboratore abituale di Kinugasa. L’opera successiva, Jujiro (Incroci, 1928) è il primo film giapponese presentato in Occidente, portato dall’autore in Europa. A Mosca Kinugasa incontra Ejzenstejn, a Berlino Pudovkin, poi si dirige a Parigi. Kinugasa rientrato in Giappone si dedica al repertorio nazionale. Nel 1932 gira la sua prima versione sonora, Chushingura – I quarantasette ronin -, celebre opera kabuki, adattata spesso al  cinema.

Il cinema giapponese ha sempre destato grande fascino nel pubblico occidentale

Caratteri di unicità e originalità contraddistinguono l’importante cinematografia giapponese, l’unica, fino al 1945, che non attinge alla cultura occidentale. Soltanto i registi nipponici hanno elaborato codici di rappresentazione filmica, lontani dagli standard hollywoodiani seguiti in Europa e nelle nazioni colonizzate. In duemila anni di storia, sino al secondo conflitto mondiale, il Giappone non è mai stato assoggettato ad uno status coloniale. Aperto all’Occidente, nel periodo Meiji (23 ottobre 1868-30 luglio 1912, regno dell’imperatore Mitsuhito), con una straordinaria modernizzazione economica, utilizza le conoscenze tecnologiche mantenendo l’originalità del suo cinema. Infatti si dice: <<i giapponesi non copiano, bensì adattano>>.

Il Benshi (colui che commenta), figura fondamentale del cinema muto nipponico

Nell’epoca del muto, esclusivamente nipponica è la figura del benshi. Il benshi, (colui che commenta), posizionato in piedi a fianco dello schermo su cui viene proiettato il film muto, svolge il ruolo di narratore ed interprete di situazioni e di personaggi, introducendo la trama del film e spiegandone lo svolgimento. I requisiti fondamentali per un benshi sono la capacità di manipolare la propria voce insieme ai movimenti del viso e del corpo, collegando la recitazione alle immagini proiettate, con l’abilità di interpretare il ruolo in relazione al genere di film e ai personaggi. I film muti sono spesso accompagnati da musica dal vivo, eseguita da orchestre, i film giapponesi esclusivamente eseguite da musicisti e strumenti tipici della corrente Kabuki. I benshi intrattengono gli spettatori con le loro osservazioni e pareri personali, si autodefiniscono “poeti dell’ombra”

cinema giapponese
Benshi

Le opere di Kabuki, adattate al grande schermo, costituiscono la maggior parte dei film del primo periodo cinematografico nipponico e i benshi commentano in modo drammatico e solenne queste opere. Nell’ambiente del teatro Kabuki, il nome Danjuro è utilizzato da una serie di attori Kabuki, appartenenti alla Famiglia Ichikawa.

La linea dei Danjuro viene identificata in una serie di opere chiamata Kabuki Juhachiban (Le diciotto migliori opere kabuki), rappresentanti le specialità della Famiglia Ichikawa. Ichikawa Ebizo è il nome d’arte utilizzato da una serie di attori Kabuki appartenenti alla Famiglia Ichikawa. Molti di loro sono parenti e altri sono adottati dal predecessore, Ichikawa Danjuro IX, che è stato il tedoforo dei Kabuki durante il lungo regno dell’imperatore Mutsuhito (epoca Meiji), crea una nuova serie di diciotto opere KabukiShin-Kabuki Juhachiban”, che sono le sue opere preferite. Ichikawa Danjuro IX (1838-1903) è probabilmente il primo attore Kabuki a recitare nel cinema( film Momijigari, Maple Leaf Visione) che comunque disprezza. Accettato solo a condizione che il film venga proiettato al pubblico dopo la sua morte.

cinema giapponese
Ichikawa Danjuro IX

Dopo la prima fase di sperimentazione delle tecniche dei benshi, che si protrae sino al 1914, anche in Giappone vengono utilizzati titoli chiarificatori per le trame dei film.

Fra i maggiori protagonisti dei film degli anni Dieci ci  sono il regista Shozo Makino e l’attore Matsunosuke Onoe, prima star del cinema giapponese. Insieme girano decine di film all’anno.

Nel 1912 nasce la prima compagnia di produzione major, la Nikkatsu (Società Giapponese delle Immagini in movimento). Nel 1914 nasce  la Tenkatsu (Società dei film a colori naturali), alla’avanguardia nello sperimentare l’uso del colore. Nel 1920 nasce la Shochiku (Compagnia del pino e del bambù) che modernizza il cinema giapponese ed introduce le attrici donne.

Il rinnovamento del cinema giapponese è dovuto anche a Norimasa Kaeriyama, primo teorico giapponese del cinema come arte e non più come artificio tecnico, fondatore della Eiga Geijutsu Kyokai (Associazione per l’arte cinematografica), autore del saggio Principi di ripresa e sceneggiatura nel dramma cinematografico, promotore di un cinema realistico, indipendente dalle forme del teatro tradizionale, con un montaggio articolato e una recitazione naturalistica su modello occidentale. Conia il termine eiga (immagini descrittive), in sostituzione di katsudo shashin (fotografie in movimento). Condivide questo Eizo Tanaka, autore di Iekeru shikabane (Il cadavere vivente, 1917, tratto da Tolstoj).

Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.