LA RABBIA: il film di Louis Nero disponibile in streaming

LA RABBIA: il film di Louis Nero disponibile in streaming

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LA RABBIA, film del 2008 di Louis Nero, è da poco disponibile su Prime Video, Itunes e GooglePlay.

Si tratta di un thriller drammatico distribuito da L’Altrofilm, casa di produzione e distribuzione cinematografica e teatrale fondata nel 1998 dallo stesso regista. La pellicola vede un cast d’eccezione: il premio Oscar Faye DunawayFranco NeroNino Rogner, Corin Redgrave, Giorgio Albertazzi, Philippe Leroy, Lou Castel, Arnoldo Foà, Tinto Brass, Corso Salani, Giampiero Lisarelli, Jun Ichikawa, Barbara Enrichi, Gregorio Napoli, Selene e Asia Cibelli. Louis Nero, oltre a firmare la regia, figura come produttore esecutivo, direttore della fotografia, montatore e co-autore della sceneggiatura, assieme a Timothy Keller. Le scenografie sono firmate da Vincenzo Fiorito e le musiche da Teho Teardo. La canzone originale del film, del premio Oscar Louis Bacalov, è stata candidata al David di Donatello 2008.

La rabbia: film di critica verso l’industria cinematografica, ma che coinvolge poco

La storia segue le vicende di un giovane regista (Rogner) che vuole girare un film ma al contempo si trova a lottare contro l’industria cinematografica dove la cosa più importante è il denaro e non l’opera d’arte in sé, rappresentata in questo caso dal film stesso che lui vorrebbe realizzare. Senza un produttore, legato a problematiche con gli attori e gli sceneggiatori, il giovane cerca aiuto nel suo Mentore/Maestro (Franco Nero). L’uomo cercherà di aiutare il ragazzo a trovare la sua strada per la realizzazione della pellicola. Il regista, a sua volta, si troverà a valutare un’espediente del tutto inatteso per trovare i soldi e iniziare a girare: rapinare una banca.

La Rabbia è un film indipendente che si vuole connotare fin da subito come un film di critica verso l’industria cinematografica e televisiva moderna che hanno perso la loro elevazione ad arte per pensare solamente al guadagno. Questa denuncia viene espressa innanzitutto nel titolo e in secondo luogo dalla rabbia repressa del protagonista. La sua visione del cinema e dell’arte è tuttavia legata alla sofferenza e a un linguaggio retorico. Di questa negatività ne risentono tutti gli aspetti concomitanti all’opera. Dalle atmosfere cupe, alle scenografie, alle musiche, fino alla recitazione degli attori.

Collocandosi a metà tra un’opera cinematografica e un’opera teatrale, non a caso s’ispira a Brecht e al suo teatro, La Rabbia è di fatto un Metafilm. Tutto concorre a creare un effetto claustrofobico e onirico. La fotografia utilizza spesso il rosso contrapposto al blu, ma entrambi impregnati di verde, che è il simbolo della rabbia, così come al contempo crea effetti scenografici che richiamano il cinema Surrealista ed Espressionista.

Ogni elemento del meccanismo cinematografico concorre ad indagare un modo introspettivo di fare cinema per far riflettere il pubblico. La Rabbia sicuramente non è un film d’intrattenimento, bensì un esperimento personale del regista che vorrebbe far riflettere riguardo la perdita di valori artistici del cinema, ma che purtroppo non arriva al pubblico rimanendo racchiuso sul palcoscenico della mente del regista stesso, senza creare una triangolazione di dialogo tra le parti e quindi un’immedesimazione.

A ciò concorre anche la fotografia slegata tra le varie scene e in costante cambiamento, passando da toni rosso/blu a effetti notte, per poi virare sul seppia. Sembra non trovare quindi un suo punto di arrivo, al pari del protagonista che vaga costantemente (letteralmente) senza meta sia in contesti reali che onirici e mentali. Ecco quindi che si intersecano in un continuo scambio questi tre piani, senza trovare una loro dimensione. La stessa recitazione degli attori ne risente: si trascina, bisbiglia come intrappolata tra la veglia e il sogno, non è veritiera ma forzata, altisonante.

Crea un ulteriore incoerenza tra le scene e sembra voler creare un piano metaforico tra il parlato e il percorso di vita artistico del protagonista senza però riuscirci e finendo con l’annoiare chi guarda. La sua stessa rabbia non traspare mai dal volto e dagli occhi ma solo dall’enunciato: il giovane, più che arrabbiato, sembra infatti sconsolato e svogliato.

La Rabbia è un film molto indipendente. Vorrebbe raggiungere livelli che, per mancanza di fondi, così come avviene nella storia stessa, non è in grado di raggiungere. Si avvicina davvero tanto al teatro, richiamato spesso dalle stesse scenografie e dalle citazioni Brechtiane. Il pubblico infatti viene costantemente tenuto a distanza da quello che avviene in scena, ma la riflessione che il drammaturgo riusciva a creare, qui viene a mancare.

La pellicola, invece, alla fine dei giochi sembra trarre un senso da una frase detta dal protagonista stesso: “Non tutto in fin dei conti ha un senso. Un senso e una ragione”. Come dargli torto.

Di Teresa Gallo

www.ildogville.it

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