GIULIETTA: tenero clown e donna forte e dolente

GIULIETTA: tenero clown e donna forte e dolente

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GIULIETTA di Federico Fellini. Il Franco Parenti di Milano porta in scena dal 13 al 15 luglio Giulietta, dall’omonimo racconto di Federico Fellini. Lo spettacolo con Roberta Caronia, nasce da un’idea di Valter Malosti. Riadattamento di Vitaliano Trevisan

Giulietta aspetta i suoi “ospiti” già in scena, come inchiodata. Ha il volto dipinto da clown e un’ampia gonna che copre quasi tutto il palco e che evoca il telone di un circo, luogo simbolico, tanto caro a Fellini. Attorno burattini, figure simili tra loro, bianche come fantasmi. Al centro c’è solo lei, Giulietta, col seno schiacciato dal bustino bianco.

Parte un flusso di coscienza in cui la protagonista ripercorre la sua infanzia, la sua giovinezza, le sue passioni, l’amore verso l’unico uomo che la tiene lì ferma, radicata. È un fluire di emozioni, di considerazioni, di decisioni difficili, di ricordi di altre presenze, di tradimenti, di disperazione, di accettazione. Giulietta resta lì statica, ferma, perno del circo, unica protagonista della sua vita interiore e dell’omaggio di Fellini che l’ha saputa leggere e comprendere.

Giulietta

Malosti crea un efficace contrasto di apparente ilarità, il clown e il circo e la figura della donna. Fellini scriveva: “La donna è meravigliosa. La donna è l’universo. Forse è una concezione tantrica. La donna è la parte altrui dell’uomo, ma gli è superiore perché essa nasce adulta, antica”. Quanto c’è di biografico nella narrazione di Fellini e della sua Giulietta Masina, dal viso buffo e clown de La strada, minuta e al contempo immensa per il grande regista? Caronia è imponente nella sua presenza scenica e dolente nel raccontarsi. È una narrazione psicanalitico all’interno dell’anima di una donna e della costruzione della sua identità, con sensibilità, ma dove la chiave di lettura e la spinta istintiva verso l’amore.

Il testo di Fellini viene riadattato da Trevisan che partendo dal racconto del regista crea un monologo sincero e emozionante, umano e in cui ci si può immedesimare. Giulietta, nonostante la maschera da clown, nonostante metta al centro l’amore per il marito, nonostante sia anche il perno della vita del marito, è soprattutto donna con le sue fragilità, le sue superstizioni, i suoi fantasmi, le sue scelte.

Lo spettacolo ha vinto il Premio Hystrio per la regia di Malosti, e il Premio della critica teatrale 2003-2004. Il racconto di Fellini da cui è ispirato era stato fatto pubblicare dal regista in lingua tedesca per l’editore svizzero Diogenes nel 1989. Da questo racconto, in origine un’idea-soggetto (fase intermedia tra soggetto e sceneggiatura) Fellini trae, nel 1965, il film Giulietta degli spiriti.

La rappresentazione si avvale del patrocinio di Fellini 100 Celebrazioni per il centenario della nascita di Federico Fellini. Si tratta di una produzione TPE-TEATRO PIEMONTE EUROPA.

Di Lucilla Continenza

www.teatrofrancoparenti.it

www.ildogville.it

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