MARIA CALLAS, mito tormentato che visse come in un melodramma

MARIA CALLAS, mito tormentato che visse come in un melodramma

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MARIA CALLAS resta il soprano più famoso di tutti i tempi, la Divina, di cui nel settembre del 2020 ricorrono i 43 anni dalla morte. È una delle artiste dalla fama internazionale, protagonista di un mito studiato dai critici i tutto il mondo e conosciuto come <<fenomeno Callas>>. Ancora oggi, Maria Callas continua a ispirare biografie, scenografie, drammaturgie. Dopo la sua tragica morte, che ha alimentato il mito, sono nate diverse associazioni <<nel nome di Maria>> fra cui la più nota è presieduta da Karl H.van Zoggel, il Maria Callas International Club.

Il <<fenomeno Callas>> nasce nei teatri dedicati al melodramma, soprattutto in quelli italiani, alla fine degli anni ’40. Il melodramma era un genere molto seguito dal pubblico, di masse e èlite, e grazie alle nuove tecnologie come la radio, il cinema e la discografia si diffonde ancor più proprio in quegli anni.

Anna Maria Cecilia Sofia Kalos, poi Callas (ll cognome originario è Kalogeropoulous) di origine greca, nasce a New York nel dicembre 1923 e muore a Parigi il 16 settembre 1977. 

I suoi genitori, Georgios Kalogeropoulos e Evangelia Dimitriadou entrambi farmacisti si trasferiscono in America nei primi anni ’20. Nel 1923, proprio a New York nasce Maria. che ha una sorella e un fratello morto prematuramente. Il padre ha già cambiato il suo cognome in Kalos ed in seguito in Callas. Sin dall’età di tre anni, la futura Divina della lirica, dimostra una spiccata sensibilità musicale.

Nel 1928, la bambina subisce un grave incidente stradale e rimane in coma per 22 giorni. Risvegliatasi, la leggenda narra che il suo carattere diviene difficile, volitivo e ribelle. Nel 1937 i genitori si separano e la madre ritorna in Grecia con la giovane Maria e la sorella. La promessa della lirica viene quindi ammessa al Conservatorio di Atene, dove si diploma in canto, pianoforte e lingue, sotto la guida del soprano italiano Maria Trivella.

La giovane Callas, sempre in Grecia, nel 1939, interpreta Santuzza, in Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, e per la prima volta viene premiata. Ancora nel 1939, Maria ottiene un’audizione con il celebre soprano di coloratura Elvira de Hidalgo, con la quale amplia il suo repertorio, procede con lo studio di arie e duetti sino al lirico-drammatico ed arie ricche di virtuosismi adatti alla voce del giovane soprano che esegue con facilità, con una notevole estensione della voce.

Aristotele Onassis e Maria Callas

Con la fine della seconda guerra mondiale Callas, dopo essere stata due anni a New York, arriva in Italia, la patria del bel canto. Sulle scene italiane, giovanissima, fa già scalpore per il confronto con la voce angelica e impeccabile di Renata Tebaldi, sua rivale secondo il gossip dei tempi, e soprano più noto, ma anche per la “disputa infinita da parte di critici ed esperti“. Per i critici Callas è: “restauratrice dell’antico belcanto, per la sua unica, singolarissima voce non canonicamente bella, ma capace di prodigiose metamorfosi e di un’ampiezza di registri che nessun’altra soprano ha mai esibito“. In Italia Callas sposa Giovanni Battista Meneghini, già anziano e grande appassionato di opera, ricco imprenditore e che nonostante i tradimenti e la tormentata storia d’amore di Callas con Aristolele Onassis accetterà il temperamento turbolento della Divina.

Maria Callas, il grande successo

Grazie al suo talento, alla voce elastica e duttile e all’appoggio del marito che diventa il suo agente, Callas inizia una sfolgorante carriera soprattutto alla Scala di Milano che raggiunge l’apice con Medea nel ’53 e che costringe Tebaldi a trasferirsi negli Stati Uniti alla ricerca di un proprio spazio, non oscurato dalla Divina.

Franco Serpa, famoso latinista e musicologo afferma di essere molto colpito dal soprano “accorto e furioso che sembra far vivere lì sulla scena (1953,  Medea, esordio del Maggio musicale fiorentino),  le voci e i suoni della remota cultura tragica su cui si fonda la nostra civiltà“.

Ad alimentare il successo è anche l’aspetto fisico della donna. Callas che inizialmente, come molti cantanti lirici, era molto in sovrappeso ottiene, grazie a una dieta di verdure e carne, un aspetto filiforme che manterrà per tutta la vita. La Divina è anche avvantaggiata dal suo aspetto agile al contempo imponente, che l’aiutano nell’interpretazione delle tante protagoniste appassionate d’amore del melodramma. Grazie al talento e alla bellezza fiera e regale, Callas diventa come molte attrici protagonista dei rotocalchi e inseguita dai paparazzi.

Quando Callas interpreta Norma ad Epidauro nel 1961, Alberto Arbasino descrive un’indimenticabile cronaca:<<La prima delle due recite previste va a monte, perché su quel luogo riarso, la celeberrima Arbolide sitibonda, dove per più di metà dell’anno non viene mai giù una goccia d’acqua, si abbatte un tifone degno del diluvio biblico. Quindicimila persone accorse da ogni parte d’Europa per lei, per la Divina, si trovano perse e senza riparo nel buio totale. Ma la sera dopo, quello che fa qui la Callas è una delle cose più alte dell’opera. Anche se lei non facesse più niente, come Rossini a Parigi, ci ha dato delle cose talmente indimenticabili, come non ne accadranno mai più e basterebbe a tramandarlo come la più grande di tutti i tempi.>>

Vissi d’arte, vissi d’amore

Dopo anni di grande successo, per Callas arriva un periodo di inesorabile declino, a causa di problemi alla voce e per la pressione della stampa sulla sua vita personale. Vive gli ultimi anni come un’eroina delle sue tragedie perdutamente innamorata dell’armatore greco Aristotele Onassis, che la lascerà per sposare, nel 1968, Jacqueline Kennedy. Questo delusione viene vissuta dall’artista come una tragedia, da cui non si riprenderà mai.

Nel 1969, dopo aver stretto una sincera e profonda amicizia con Pier Paolo Pasolini, interpreta Medea, basato sull’omonima tragedia di Euripide, nel film-documentario diretto da Pasolini, girato fra Grado-Anzio e la Cappadocia. Giulio Corso, direttore RAI FVG così commenta: << Maria Callas e Pasolini due grandi protagonisti della cultura, in un incontro memorabile capace di riprodurre nella vita alcune atmosfere della tragedia greca, pur culminando non nella vendetta cieca e deleteria di Medea, ma nel crinale malinconico della vita.>>

Maria Callas
Pier Paolo Pasolini e Maria Callas (Medea)

Con il trascorrere degli anni Callas dirada le sue interpretazioni per dedicarsi a corsi e master class, soprattutto negli Stati Uniti. Dopo la morte di Onassis e l’assassinio di Pasolini, per mano di un suo giovane amante occasionale minorenne, la Divina muore forse suicida nella sua casa di Parigi nel 1977.

Franco Zeffirelli nel 2002 dirige il film Callas Forever (interpretato da Fanny Ardant) e in collaborazione con Martin Sherman realizza anche la sceneggiatura. Si racconta, (liberamente ispirato) degli ultimi tre mesi di vita a Parigi in totale isolamento. Lo stesso Zeffirelli così annuncia: << Posso presentarla come donna e come persona. Quanto ha sofferto e rinunciato. Volevo ciò che era dietro alla sua voce. Voglio mostrare la sua ricerca verso la perfezione e l’integrità assoluta. Queste sono cose che la maggior parte delle persone non conoscono.>> Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 4 settembre 2001.

Leonard Berstein che aveva diretto Maria Callas in una leggendaria Sonnambula al Teatro alla Scala con la regia di Luchino Visconti, a cui Callas era molto affezionata, così la descrive: << La Callas resterà sempre a mostrarci la straordinaria relazione tra la parola e la nota cantata, per non dire dell’espressività del suo volto, delle sue mani, del corpo intero nel movimento drammatico del canto.>>

Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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