I MISERABILI. Arriva nelle sale, il film che supera gli stereotipi sulle periferie

I MISERABILI. Arriva nelle sale, il film che supera gli stereotipi sulle periferie

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Non ci sono nè uomini nè erbe cattive, soltanto cattivi coltivatori“. Termina con questa citazione di Victor Hugo, I MISERABILI, film francese del 2019, uscito in Italia in streaming il 20 maggio, e in questi giorni al Cinema Rondinella di Sesto San Giovanni, città alle porte di Milano, che riapre dopo la chiusura da Covi19, con il film di Ladj Ly che riprende nel titolo il classico di Hugo. Non si tratta infatti di un’ennesima rivisitazione del romanzo di Hugo, ma dell’opera conserva il messaggio e l’ambientazione, lo stesso quartiere della banlieue pariginina, Montfermeil, ancora degradato e d’immigrazione a un’ora dal centro della Ville Lumiere.

È un thriller incalzante, ma al contempo realistico e che supera gli stereotipi sia buonisti che non. Riporta gli uomini al loro comun denominatore di individui con le stesse problematiche e che vivono in un far west dove la mediazione è necessaria più della retorica del più forte e dove i più giovani, adolescenti lasciati al degrado, sono lo specchio di una cultura non ancora rielaborata e senza sfumature.

I Miserabili: “Ci sono buoni e cattivi da entrambe le parti

Stèphane (Damien Bonnard) chiamato “Pomata”, per i capelli impomatati dal gel, è un poliziotto che viene affiancato a due colleghi in servizio da anni a Montfermeil. È un’idealista, e critica i mezzi a volte brutali dei colleghi che si trovano tutti i giorni ad avere a che fare con bande, fanatici religiosi, ragazzini allo sbando e ingestibili, in un ambiente dove vivere di espedienti, postando selfie con gesti eccezionali, è la normalità.

Montfermeil è ancora un quartiere di Parigi che cozza totalmente con  i depliant per turisti. È un luogo multirazziale dove culture diverse si mescolano alla ricerca di un equilibrio che nel film di Ladj Ly pare impossibile. Basta poco per fare scoppiare il caos. La volontà di mediazione delle autorità, abbandonate dallo Stato, e di chi ci vive, è messa a dura prova, fino a sfociare in esasperazione. Si sopravvive sul filo del rasoio, ma se pur bravi equilibristi, non si può essere infallibili.

La vicenda gira attorno alla descrizione, quasi documentarista, di una vicenda che accade ai tre poliziotti, diversi per estrazione culturale ma accomunati da un’impotenza di base. Con Stèphane, lavorano Chris (Alexis Manenti), bianco, chiamato dai neri “Porcellino”, gallo duro e consapevole e Gwada (Djibril Zonga) giovane poliziotto di colore dallo sguardo penetrante e dall’animo apparentemente calmo e razionale.

La scomparsa di un cucciolo di leone di proprietà di circensi rom, che “lo amano come un figlio” (nonostante i metodi brutali e tradizionali con cui addomesticano gli animali), fa esplodere la calma apparente. Lo scontro è generazionale: adolescenti e adulti privi d’autorevolezza, in uno spietato confronto di specchi.

I Miserabili  è un’opera prima de Ladj Ly che ha voluto descrivere il suo quartiere, banlieue in cui ancora vive, e di cui si sente parte. È un film non per tutti, ma per chi non ama i clichè, e che non si schiera, andando oltre gli stereotipi delle solite sceneggiature delle periferie multirazziali. Nel narrare un episodio che il regista ha realmente vissuto, anche se il finale spietato è romanzato, è paradossalmente molto originale. Il film si è aggiudicato a Cannes 2019 il Premio della Giuria come miglior soggetto.

I Miserabili
Ladj Ly

Spiega il regista nelle note di regia: “La realtà è sempre complessa. Ci sono buoni e cattivi da entrambi le parti. Cerco di filmare ogni personaggio senza formulare alcun giudizio (…). Navighiamo in un mondo talmente complicato che è difficile esprimere giudizi rapidi e definitivi. I quartieri sono delle polveriere (…) È questo che mostro nel film, i piccoli aggiustamenti quotidiani che ciascuno compie per restare a galla (…)”.

Di Lucilla Continenza

http://www.cinemarondinella.it

www.ildogville.it

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