BORIS. La serie cult, bissa il successo su Netflix

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BORIS, la “fuori serie” italiana per eccellenza, in questi giorni, fa il botto di spettatori su Netflix, la piattaforma on demand californiana apprezzata soprattutto per le numerose serie televisive che appassionano per ore e ore. Boris prende in giro, in modo molto divertente e dissacrante, il mondo dello spettacolo italiano. È andata in onda la prima volta tra il 2007 e il 2010 sui canali digitali Fox FX, e poi su Cielo. È diventata un cult grazie alla pirateria e al passaparola favorendo la nascita di una comunità di fan affezionati.

L’originale soggetto è di Luca Manzi e Carlo Mazzotta, mentre la sceneggiatura è firmata da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo. La regia negli anni si è alternata tra gli sceneggiatori e Davide Marengo. I punti di forza di Boris sono tanti: la sceneggiatura divertente e ironica, un cast di artisti italiani conosciuti al grande schermo, (Francesco Pannofino, Pietro Sermonti, Carolina Crescentini, Alessandro Tiberi). Alcuni presenti anche con un solo Cameo, come Corrado Guzzanti, Giorgio Tirabassi, il premio Oscar Paolo Sorrentino e altri ancora. Anche la sigla di apertura e chiusura di Elio e Le storie tese ha contribuito a fare di Boris un cult molto apprezzato. Nel 2011 la serie ha avuto una trasposizione cinematografica, Boris – Il film.

Boris. La “meta-fiction” che ironizza sul mondo dello spettacolo

La serie racconta con toni molto spassosi il dietro le quinte del set di una fiction di pessimo livello, Gli occhi del cuore. Già il titolo è indicativo. Boris si compone di 42 episodi con Pannofino nel ruolo del regista René Ferretti, che per campare si adegua consapevolmente a girare scene alla “cazzo di cane”, come ripete spesso. Il titolo si ispira al personaggio più convincente della produzione di Occhi nel cuore, il pesce rosso, Boris, da cui il regista non si allontana mai e a cui è affezionatissimo.

Occhi nel cuore: raccomandati, disperati e dilettanti allo sbaraglio

Altro operatore di tutto rispetto di Occhi del Cuore è Alessandro, detto Coso o Seppia (Tiberi), il giovane stagista che corona il suo sogno di entrare a far parte della serie, ma che ben presto si rende conto di essere circondato da personaggi fin troppo limitati e esasperanti. Tra questi spicca Stanis (dal Metodo Stanislavskij) attore mediocre, ma dall’animo avanguardista e visionario, interpretato da uno spassosissimo Sermonti. Protagonista femminile è la Diva Corinna (Crescentini), nell’impegnativo ruolo dell’attrice mediocre e raccomandata, chiamata da Ferretti “cagna maledetta”.

Muove le fila Arianna (Guzzanti) perfetta nel ruolo dell’assistente alla regia che risolve tutti i problemi tra l’equilibrato e lo “schizzato” da esasperazione. Arianna ha la tempra di chi sa tenere le redini senza che nessuno se ne accorga, spesso arginando il carattere egocentrico degli artisti.

Non mancano il delegato di produzione che assume solo sotto costrizione visto lo scarso budget, il delegato di rete che opera tra raccomandati, audience, chiusure e riaperture. Tra gli operatori: il direttore della fotografia cocainomane, il capo elettricista burbero e che perde subito le staffe, la truccatrice e tanti altri ancora. Tutti personaggi grotteschi e esilaranti sotto lo sguardo vigile, presente e attento del silenzioso Boris che interpreta, in modo molto naturale, la parte del pesce.

Di Claudia Petrucci

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