UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA. On demand, un cult da non perdere, più che mai attuale

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UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA (Falling Down) è un cult della cinematografia mondiale, diretto da Joel Schumacher, con Michael Douglas e Robert Duvall e ora disponibile on demand su Netflix, YouTube e Google Play. Nonostante sia datato 1993, è ancora oggi o meglio oggi più che mai, un film da vedere e rivedere, come un’opera d’arte, senza tempo.

Un giorno di ordinaria follia

È la narrazione di una giornata drammatica e tragica di Bill, William Foster, (Douglas), sull’orlo di un crollo psicologico e che scontrandosi con il cinismo e la superficialità di una società senza buon senso, si ritrova suo malgrado a interpretare il ruolo di vendicatore angelico. Per il mondo straboccante di stereotipi, il protagonista rappresenta il cattivo da fermare e neutralizzare. L’epilogo è alla John Ford, decostruito dal regista: Bill contro lo “sceriffo” impavido, coraggioso e umano, ma anch’egli vittima del sistema.

Un giorno di ordinaria follia. Tragica decostruzione di una società malata

Los Angels, primi anni ’90. In una una giornata troppo afosa e piena di traffico, Bill, un uomo normale, come tanti (camicia bianca e cravatta) vuole raggiungere la casa della ex moglie (italo americana) con cui è in pessimi rapporti, per festeggiare il compleanno della loro bambina. Bloccato nel traffico, a causa di lavori inutili di ripristino della strada, mantiene una calma apparente.

Irritato dal ritardo abbandona la macchina e si dirige verso la sua destinazione (la figlia) in un viaggio negli inferi di una umanità che è stanco di sopportare. Bill, (progettatore di missili per la Difesa) oltre alla famiglia, ha perso anche il lavoro. Vive con la vecchia e ingenua madre. In un crescendo di incontri e situazioni paradossali, nell’ uomo si scatena una lucida violenza che si fa sempre più potente. È una violenza portata all’estremo da una società che continua a premiare la mediocrità, i luoghi comuni e con una legge giustizialista e senza attenuanti.

Una giorno di ordinaria follia: una scena

Los Angeles appare multirazziale e territoriale. Bill, americano bianco e borghese, si scontra con situazioni che caratterizzano diverse intimità culturali e perversioni umane, giustizia compresa: il sergente Martin Prendergast (Duvall), al suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione. Dopo una carriera dove ha preferito il lavoro in ufficio, a causa della moglie troppo apprensiva e ancora provata da un grave lutto, il sergente vuole catturare Bill che in un giorno di ordinaria follia diventa per tutti un pericoloso assassino.

Inizialmente disarmato, il protagonista si scontra prima con un coreano che vende la merce al doppio del prezzo di mercato e che si difende con una mazza da baseball che Bill porterà con sé durante parte del tragitto. Provato e stanco sconfina poi nel territorio controllato da una gang di sudamericani armati fino ai denti. Il protagonista si impossesserà delle loro armi, nascoste in una borsa. In un crescendo di incontri, metafora dell’ipocrisia umana, si procurerà armi sempre più potenti (un bazuka nel negozio di un fanatico neonazista). Sono tutte metafore di una società malata di cui Bill è consapevole ma nella quale non vuole più essere pedina e complice.

Un giorno di ordinaria follia

Mentre la società si muove con le sue regole e le sue armi, l’inseguimento dell’ispettore si fa sempre più serrato, fino al tragico epilogo simbolico e commovente.

Sono io il cattivo, o siete voi?

Sono io il cattivo, o siete voi? Si domanada il protagonista nella battuta topica che riassume il messaggio del film. Dovrei chiedere a mia figlia di venire a trovarmi in prigione? Afferma nel duello finale, oramai braccato. L’ispettore conosce la storia di Bill solo per sentito dire, nonostante l’empatia che prova nei confronti dell’uomo, ha già sentenziato “La tua vera intenzione è quella di uccidere tua moglie e tua figlia e poi farla finita suicidandoti.

La verità sta in una grande “palla di vetro, con la neve” che Bill regalerebbe alla sua piccola, ma che viene distrutta scatenando la vera violenza omicida nel protagonista (unico moto di disperazione nel film). La “palla di vetro” è metafora di un mondo incantato che il padre donerebbe alla figlia, ma che va in frantumi. Verrà sostituita da una fatale pistola giocattolo.

Schumacher, visionario e lungimirante, fotografa perfettamente la contrapposizione tra l’esasperazione del protagonista e le leggi della finzione. È un mondo di maschere, di burattini e burattinai, (Pirandello), consapevoli, ma non fino in fondo. Applausi a Douglas e a Duvall, che come sempre non deludono.

Di Lucilla Continenza

Un giorno di ordinaria follia: Netflix, YouTube e Google Play

www.ildogville.it

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