MAURIZIO PAGANO. Autore e artista napoletano innamorato di Eduardo

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MAURIZIO PAGANO è un autore e musicista napoletano. Il legame con la sua terra è spesso presente nei suoi libri e nei suoi testi che poi mette in musica. È autore di diverse rappresentazioni musico teatrali in lingua napoletana. Ama definirsi un autodidatta per eccellenza. Ha vinto, nella sezione narrativa, con A quei tempi (Loffredo Editore) la IX edizione del Premio Letterario Letizia Isaia. Il suo ultimo lavoro letterario è del 2018, I luoghi dell’amica geniale (Amazon), scritto con Francesco Russo.

Silvia Venier ha discusso con Maurizio Pagano di diversi temi culturali e di napoletanità.

Maurizio Pagano
Maurizio Pagano

D) Maurizio Pagano, chi è per lei un bravo autore/drammaturgo?

R) Colui che ha condizionato il mio modo di scrivere e di pensare i miei scritti. Quello che mi ha ispirato a scrivere delle commedie teatrali in lingua napoletana. Quello che mi ha insegnato correttamente il vernacolo partenopeo. Quello che mi ha insegnato ad ascoltare i personaggi protagonisti dei miei libri, mentre mi raccontano la loro storia.

Colui per il quale da giovane ho consumato nastri di VHS per sentire e risentire parti delle sue commedie, che racchiudevano lo spirito e il vero senso dell’essere napoletano. Quello che insieme ai racconti di mia nonna, classe 1899, mi ha raccontato la fame, la guerra, la disperazione, la rivincita e la filosofia del vivere a Napoli nei momenti difficili.

Quello che ancora mi emoziona rivedendo la stessa commedia, ormai imparata a memoria, ma che mi lascia ogni volta un sapore differente. Quello che mi fa essere critico verso una parte di miei concittadini che si professano napoletani ma che non lo sono davvero. Quello che, ho scoperto solo pochi anni fa da testimonianze dirette, essere un vero benefattore silenzioso, senza proclami, dell’Istituto correttivo per minori “Filangieri”.

Quello che più ha incarnato lo spirito del vero napoletano e lo ha descritto attraverso sorrisi e lacrime. Quello che nel 1984, da quindicenne, mi ha fatto piangere per la sua scomparsa: Eduardo De Filippo.

D) Qual è il suo modo di scrivere (cosa le interessa raccontare)?

R) Lascio parlare i miei personaggi. Li ascolto, li immagino. Saccheggio personaggi veri e li utilizzo come attori sulla scena dei miei romanzi. Non racconto storie finte ma aggiungo la finzione alla base di verità che parte da esperienze dirette e indirette. Se una storia mi interessa non posso fare a meno di scrivere e romanzarla. Mi piacciono tutte le storie che segnano le persone, che valgono qualcosa per qualcuno, che ascoltandole possano essere immaginate e dialogate da quei personaggi che sono solo immaginari.

Mi piace dare voce alle persone che non ci sono più: a quelle conosciute per una mia egoistica voglia di vicinanza, a quelle che non ho conosciuto solo per capirle e cercare di farmi raccontare cosa davvero pensavano e facevano. Può sembrare strano, ma attendo pazientemente che i personaggi inventati con caratteri veri, mi parlino per essere raccontati agli altri.

D) Si definisce un autodidatta. Artisti si nasce o si diventa?

R) All’età di 5 anni ho iniziato a strimpellare sul pianoforte di mio padre oggi novantacinquenne, anch’egli autodidatta. Mi sarebbe piaciuto studiare al Conservatorio, ma ai miei tempi era meglio prendere un diploma finito. Mi sarebbe piaciuto fare il liceo classico, visto che le materie letterarie erano le mie preferite, ma come per il conservatorio sono stato scoraggiato.

Cosi all’età di 15 anni ho letteralmente perso un anno di scuola per imparare a suonare la chitarra, e in quegli anni ho iniziato a scrivere alcune poesie e piccoli racconti. Morale della favola, la natura e l’inclinazione delle persone bisogna assecondarla. Con un’arte si nasce, ma bisogna scoprirla, coltivarla ed essere incoraggiata da chi intorno a te la riconosce.

D) Lei è napoletano. Qual è il rapporto di Maurizio Pagano con una cultura tanto caratteristica e come influenza il suo modo di scrivere?

R) Le mie storie hanno il colore e il calore della mia terra. Non sono un napoletano atipico come Ferrante che non gesticola o non mangia la pizza come detto in un suo libro e poi ripreso in un editoriale sul The Guardian. Io sono tutto quello che è il frutto buono della mia terra e del mio quartiere. Amo le cose belle della mia terra, sono visceralmente legato alla mia città. Allo stesso tempo detesto chi a qualsiasi titolo ne parla male senza giustificazione e soprattutto chi con il suo comportamento scorretto la mortifica e fa in modo che tutti vengano etichettati e bollati.

La mia scrittura risente di questa mia napoletanità e i miei personaggi spesso parlano in dialetto, si esprimono con un linguaggio dal gusto retrò andando a ricercare vocaboli che sono reminiscenze di un linguaggio che non c’è più: quello di mia nonna e di Eduardo De Filippo per l’appunto.

Silvia Venier

Maurizio Pagano

https://www.facebook.com/mauriziopagano1969

www.ildogville.it

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