IL BUCO. Il film metafora dell’egoismo umano, su Netflix

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IL BUCO. Parliamo di uno dei film più visti in questi giorni su Netflix, la grande pìattaforma on demand statunitense sforna film e serie, che tanto piace. Il Buco è un lungometraggio che ho visto per curiosità, sull’onda del successo di questi giorni. Anche se inizialmente lascia un po’ perplessi, (atmosfera troppo cupa e deprimente) lo spettatore viene rapito sempre più dall’attualità del messaggio. È un thriller/ horror di grande profondità, nonostante sia vietato ai minori per la crudezza e la violenza di alcune scene. È un’ opera in linea con il disastroso periodo che stiamo vivendo, dove una pandemia globale tira sovente fuori il nostro egoismo e la poca capacità di collaborare tutti uniti.

Il regista è lo spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia che grazie alla metafora di un carcere verticale di più di 250 piani riproduce l’uomo allo stato di natura primordiale, ovvero quando ha fame e quindi l’istinto prevale sulla ragione. L’idea è anche quella di affrontare il tema della divisione in classi sociali, costante forse strutturale che ha sempre caratterizzato l’ordine sociale umano. È questo un leitmotiv caro agli antropologi che abbracciano la teoria del marxismo critico dove il comun denominatore è il dualismo tra sfruttati e sfruttatori che produce una legge sociale a cui le società più complesse si sono adeguate e anche adagiate. In parole semplici si tratta dell’ineluttabile divisione tra chi ha la pancia piena e chi invece si deve accontentare delle briciole, fino al cannibalismo quando non c’è altra soluzione.

Il buco: una scena

IL BUCO: sinossi

La trama di questo gioiello della cinematografia spagnola è semplice, ovvero la ripetizione di un messaggio caro agli operatori culturali illuminati. Il protagonista, Don Chisciotte contemporaneo, Goreng (Ivan Massaguè), armato solo di un libro, proprio il capolavoro di Cervantes, decide di fare un’esperienza in una prigione particolare (metafora della nostra società). La prigione si compone di tantissimi livelli, ciascuno occupato da un paio di prigionieri. Al centro di ogni livello si trova un grande buco dove scende un banchetto ricco di pietanze che deve sfamare tutti i detenuti.

Il buco
Il buco : una scena

L’uomo dotato della sacra ragione e della cultura capirebbe che se il cibo fosse razionato basterebbe a tutti, ma così non è. In questa metafora di società, ai piani più bassi arrivano solo i piatti sporchi. Il protagonista con un altro carcerato folle e coraggioso, ( Don Chisciotte e Sancho Panza?) decide quindi di sprofondare nell’abisso del carcere, armato di spranghe di ferro. L’obiettivo è ordinare agli altri detenuti di razionare il cibo. Il finale inaspettato è la denuncia ai vertici (l’amministrazione del carcere) della presa di coscienza della tragedia che si consuma tra i detenuti.

Film metaforico e sul messaggio

Il film è didascalico, anche se non mancano tutti gli elementi del thriller e dell’horror come spargimenti di sangue, suspense, violenza che rendono molto credibile l’istinto della fame. Come sottolinea un carcerato definito saggio:” nulla è a caso e le idee originali partono da altre intuizioni. Sta ai folli perché coraggiosi far sì che il mondo cambi“. La lezione di Cervantes è sempre attuale.

Il buco: una scena

Il buco è un film dove tutto (recitazione, fotografia, luci, dialoghi, musiche ecc) è al servizio del messaggio. La natura umana egoista, spietata è portata solo al conseguimento del suo tornaconto personale, ottusa da ignoranza e spocchia.

È un invito alla riflessione e alla collaborazione, al cosiddetto senso civico, di cui tanto si parla. È una richiesta di “unità del branco” che, utilizzando un’altra metafora, contraddistingue il lupo, animale ritenuto temibile e feroce, ma che nel branco ci sa stare. Da vedere.

Di Lucilla Continenza

www.ildogville.it

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