IL SETTIMO SIGILLO. La peste e il senso della vita secondo Bergman

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IL SETTIMO SIGILLO è un film più che mai attuale, in tempi di virus. Sono tante le domande che l’uomo si sta ponendo in quarantena necessaria. Il senso di impotenza di fronte a un male contagioso è sconosciuto e doloroso. Il pensiero va poi a chi la partita a scacchi con la morte l’ha persa. In versione restaurata, questo capolavoro assoluto è d’obbligo. Girato di proposito in bianco e nero nel 1957, è tornato nel 2018 nelle sale italiane restaurato, per la commemorazione del centenario della nascita di uno dei più grandi registi di tutti i tempi, Ingmar Bergman.

Il titolo è tratto da un verso dell’Apocalisse, dove si narra il mito dell’apertura dei sette sigilli nel giorno del Giudizio Universale. Il film nasce da una drammaturgia scritta e rappresentata dallo stesso Bergman, Pittura sul legno.

Il settimo sigillo è stato girato in un mese e a basso costo. È ricordato ai più, soprattutto per la celeberrima partita a scacchi tra il protagonista e la Morte.

Il settimo sigillo: sinossi

Svezia XIII secolo. Antonius Block, un cavaliere di ritorno dalle crociate in tempi di peste (il recentemente scomparso Max von Sydow) incontra un uomo vestito di nero (Bengt Ekerot). È la morte che è venuta a prenderlo. Block è in compagnia del fedele scudiero Jons (Gunnar Björnstrand). Per guadagnare tempo, prima del gran finale, il coraggioso cavaliere sfida la morte in una lunghissima e incalzante partita a scacchi, dove mette in palio la sua vita. La vittoria diventa quindi l’unica via di salvezza.

Durante il viaggio verso casa, si imbatte in una famiglia di umili e poveri saltimbanchi, che scorta, con lui fino a casa. Block sceglierà di sacrificare se stesso per consentire agli amici di sopravvivere, conquistato dalla loro semplicità e dal loro spirito di comunione e fratellanza.

Il settimo sigillo: una scena

L’anima di Block è infatti in conflitto con il principio di realtà comune a tutti gli uomini e la ricerca di un Dio, che lascia l’uomo al libero arbitrio e che è indifferente alle sofferenze dei figli di Caino. La peste è il grande cataclisma che non ha spiegazione, che crea caos e fanatismo religioso, tirando fuori il peggio degli uomini in un medioevo buio e violento. Qual è il significato della vita? Si chiede il protagonista e quindi Bergman.

La partita ha inizio e il viaggio riprende. Durante il percorso Block incontra diverse persone: avidi, lussuriosi, falsi, approfittatori, poveri, ignoranti, giusti, disperati che in preda all’orrore della morte tentano una conversione cristiana e fallimentare.

Il settimo sigillo
Il settimo sigillo: una scena

Bergman e la sacralità della famiglia nel Settimo Sigillo

Afferma Bergman a proposito del suo capolavoro: “A quel tempo ero ancora duramente legato alla problematica religiosa. Qui sono compresenti due opinioni in proposito. Ognuna di esse parla la propria lingua. Perciò regna una relativa tregua tra la devozione infantile e l’aspro razionalismo. Non ci sono complicazioni nevrotiche tra il Cavaliere e il suo Scudiero. E così è con la Santità dell’Uomo. Jof e Mia rappresentano per me qualcosa di urgente: tolta la teologia, rimane il Sacro.
C’è, inoltre, una scherzosa cordialità nell’immagine della famiglia. Il bambino giungerà al miracolo: l’ottava palla del giocoliere rimarrà sospesa in aria in un momento frenetico… per una frazione di second
o”.

Il settimo sigillo
Ingmar Bergman

Il Capitolo 8 dell’Apocalisse di San Giovanni

Le note di Erik Nordgren riecheggiano i Carmina Burana di Orff, colonna sonora assolutamente intensa e emozionante, adatta al film di Bergman. I raggi solari che filtrano da un cielo nebbioso e il crescendo sonoro con l’attacco del coro fanno da ouverture alla trama con riferimento al capitolo dell’ Apocalisse di San Giovanni. “Quando l’agnello aprì il settimo sigillo, nel cielo si fece un silenzio di circa mezz’ora e vidi i sette angeli che stavano dinnanzi a Dio e furono loro date sette trombe e poi un altro angelo si fermò davanti all’altare con un turibulo e gli fu data gran quantità d’incenso.

E allora il primo angelo diede fiato alla tromba e ne venne grandine e fuoco misto a sangue e così furono gettati sopra la terra e la terza parte della terra fu arsa e la terza parte degli alberi fu arsa e fu arsa l’erba verdeggiante. E quindi il secondo angelo diede fiato alla tromba e una specie di grande montagna di fuoco ardente fu gettata in fondo al mare e la terza parte del mare diventò sangue.. E anche il terzo angelo diede fiato alla sua tromba e dall’alto del cielo cadde una stella grande, ardente come una fiaccola. Si chiamava Assenzio”. Apocalisse, 8, 1.

La religione nel Settimo sigillo

Nel film, il tema della religione è continuamente presente (la ripetuta immagine del Cristo agonizzante sulla croce, un figlio di Dio abbandonato dal proprio Padre. Il rapporto tra uomo e dio, tra la vita e la morte, tra la fede e il scetticismo).

Il settimo sigillo: una scena

L’orrore della peste, il buio dell’ignoranza, la cieca superstizione e il fanatismo religioso spiccano nello scenario apocalittico, in quella terra natale a cui il nobile cavaliere svedese ritorna. Nel film viene anche evidenziato l’aspro bigottismo, provocando come risposta la lussuria, l’alcolismo, il desiderio di vivere gli ultimi momenti di vita nel godimento di tutti i piaceri.

Bergman e i timori dei nostri tempi

Bergman descrive anche, attraverso la paura della peste, un timore dei nostri tempi, ovvero l’uso della bomba atomica da parte degli Stati che vantano d’averla, ignaro che ci sarebbe toccata una situazione ancora più apocalittica.

L’entrata in scena della Morte avviene con una prima battuta solenne: “Sono la Morte“, un uomo freddo e colto con ampio mantello nero. La Morte, che accetta la partita a scacchi, non risponderà alle domande del guerriero e neppure risolverà i suoi tormenti.

Il settimo sigillo: una scena

Il regista descrive il suo stato d’animo attraverso la sofferenza di Block. La partita a scacchi condotta per tutta la durata del film rappresenta le due posizioni a confronto: devozione e razionalismo (devozione verso un Dio che non risponde, ma che infligge dolore). Block vorrebbe scacciare dalla propria mente il pensiero di questo Dio silente che lo tormenta in ogni sua azione.

Il maestro svedese offre allo spettatore l’opzione di credere o non credere, di declinare la fede nel sacro che sta nell’umano dei rapporti veri, di porsi domande e dubbi irrisolvibili.

Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala

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