MAX VON SYDOW. La memorabile partita a scacchi con la morte

MAX VON SYDOW. La memorabile partita a scacchi con la morte

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MAX VON SYDOW, grande attore, tra i preferiti di Igmar Bergman, e non solo, ci ha lasciato qualche giorno fa, prima che la pandemia di Coronavirus prendesse il sopravvento sulle nostre vite. Se ne è andato a 90 anni, dopo una lunghissima carriera, terminata nel 2018. È stata Catherine Brelet, produttrice cinematografica, sua seconda moglie dal 1997, a dare da Parigi la notizia che è passata quasi inosservata vista l’emergenza di questo momento epocale e fantascientifico.

Max von Sydow
Catherine Brelet e Max von Sydon

L’attore svedese, nella sua terra natia ha ricevuto le più alte onorificenze artistiche. Si sono affidati a lui i migliori colleghi e allievi di Bergman: Ian Troell, Bille August, Thomas Vinterberg. È stato diretto dai più grandi del cinema: John Huston, Martin Scorsese, Woody Allen, Steven Spielberg, Wim Wenders, solo per citarne alcuni. Max von Sydow ha però rivelato: “la mia vera casa è il teatro. Lì rischi ogni sera e sei solo col tuo pubblico. Al cinema sai che devi dare un altro te stesso“. Viveva a Parigi da diversi anni e la Francia gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere della Legion d’Onore. Oltre alla seconda moglie il grande attore lascia quattro figli, due per ciascun matrimonio. È doveroso quindi ripercorrere la sua lunghissima carriera, anche se non è possibile approfondire l’intera opera (più di 100 film girati e diversi programmi televisivi).

Max von Sydow
Max von Sydow

Da Bergman al cinema internazionale

Max von Sydow, pseudonimo di Carl Adolf von Sydow, nasce a Lund in Svezia il 10 aprile 1929 da una famiglia benestante e religiosa. Suo padre, Carl Wilhelm von Sydow, un etnologo e professore di Irish, Scandinavian, and comparative folklore, all’Università di Lund, lo cresce infatti con un’educazione luterana. Sua madre, Maria Margareta, baronessa Rappe, è un’insegnante. Von Sydon fin da giovane si appassiona al teatro, recita infatti in una Compagnia amatoriale. Decide poi di frequentare il Royal Theater Dramatic di Stoccolma, dal 1948 al 1951, e si dedica al teatro la sua prima e grande passione. L’attore è uno scandinavo molto alto e di bell’aspetto, con occhi celesti e una presenza scenica che esprime solennità e autorevolezza.

È ricordato per il suo sodalizio con Ingmar Bergam, sodalizio che nasce nel 1955 quando il Maestro svedese è direttore del Teatro Stabile di Malmo. Nel 1957 Bergam propone a Max von Sydow il ruolo del crociato Antonius Block, protagonista di uno dei classici del cinema mondiale Il settimo Sigillo.

Il settimo sigillo

Il settimo sigillo vanta un’interpretazione di von Sydow ritenuta ancora tra le più significative nella storia del cinema. Nella trasposizione del capitolo 8 dell’Apocalisse di San Giovanni resta ancora la drammatica “partita a scacchi con la morte“, nella Svezia colpita dalla peste.

Il finale del film è attuale, soprattutto nel 2020: la Morte che guida la processione dei defunti che discendono da una collina, mentre i saltimbanchi guardano da lontano le loro sagome danzanti.

Max von Sydow: Il settimo sigillo

Tra il 1957 e il 1971, Bergman propone a von Sydow l’interpretazione di altri dieci film tra cui il capolavoro in bianco e nero Il posto delle fragole del 1957, pluripremiato. È la storia di un ritorno alle origini, il posto delle fragole appunto, dove il vecchio protagonista ritrova un’umanità perduta lasciando i luoghi dell’infanzia e della sua innocenza. Ricordiamo poi nel 1958 Alle soglie della vita e Il volto. Nel 1960 è la volta de La fontana della Vergine, che ottiene l’Oscar come migliore film in lingua straniera e il Golden Globe per il migliore film straniero.

La trilogia sul silenzio di Dio di Bergam

von Sydow diventa Martin, marito di Karin (Harriet Andersson), in Come in uno specchio sempre di Bergman, 1961. Nel lungo Bergam affronta il rapporto di una coppia e di una famiglia devastate e unite dalla schizofrenia della protagonista. Si tratta del primo film della trilogia sul Silenzio di Dio, dove il maestro svedese si interroga in che modo il divino si palesa agli uomini. Nel 1963, von Sydow è poi Jonas Persson, padre di famiglia, vittima di manie depressive che si suicida, in Luci d’inverno, il secondo film della trilogia. È un film che suscita scandalo, censurato in Italia. Scava nella crisi della fede, nei tormenti dell’uomo, nei fallimenti e nel vuoto esistenziale: un Pastore/padre non è più in grado di offrire conforto, nemmeno a se stesso.

Ingmar Bergam

L’analisi introspettiva

Nel 1968, von Sydow diventa Johan in L’ora del lupo, l’unico film horror girato da Bergman. Il cast è di una decina di attori, ma i personaggi sono soltanto due: Alma (Liv Ullmann) musa e compagna di Bergam e Johan (von Sydow). L’ora del lupo è ritenuto una delle più riuscite analisi introspettive della storia del cinema. Sempre nel 1968 troviamo l’attore svedese ne La vergogna, un film contro la guerra che descrive le esperienze terribili e umilianti di una coppia di sposi. Eva (Ullmann) e Jan (von Sydow) sono due violinisti che hanno scelto di vivere su un’isola deserta, ma gli eventi bellici della seconda guerra mondiale sconvolgono la loro tranquilla esistenza.

Il poliedrico attore diventa infine, nel 1969, Andreas Winkelman in Passione. La critica acclama il film definendolo “di una potenza dialettica sottile“. Passione descrive infatti della fragilità dell’individuo e dell’inconsistenza dei rapporti sociali, tutte tematiche care al regista svedese. Con L’adultera, 1971, von Sydow si mette poi alla prova con un film sulla difficoltà dei rapporti umani, sulla debolezza della carne e sull’ incertezza dei desideri.

Max von Sydon: il successo internazionale

Dopo essere stato protagonista di tanti capolavori di Bergman, l’attore lavora anche con altri importanti registi. Nel 1965, George Stevens lo dirige nei panni di Gesù ne La più grande storia mai raccontata, ovvero la vita di Gesù Cristo raccontata dalla Bibbia. La pellicola ha una durata di 260 minuti e riscuote grande successo di pubblico. Lo ricordiamo poi in Hawaii, tratto dall’ omonimo romanzo di James A Michener del 1966 di George Roy Hill. In questo periodo la carriera di von Sydow si divide fra la vecchia Europa e gli Stati Uniti.

Von Sydow impersona un ruolo per lui inedito e difficile. Diventa infatti padre Merrin in un altro cult del cinema mondiale L’esorcista, 1973. Tratto dall’ omonimo racconto di William Peter Blatty, il film è considerato fra i più belli e spaventosi mai realizzati. Nonostante le iniziali censure, L’esorcista riscuote un tale successo di pubblico, tanto da dar seguito a due sequel: L’esorcista II – L’eretico (1977) e L’esorcista III (1990). Max von Sydow lavora ancora per il  film del 1977, ma non più per il terzo del 1990. Ha ricordato l’attore, ateo che si è trattato di un film molto complesso da girare, visto che non riusciva a immedesimarsi in un ruolo a lui molto distante e poco credibile. Proprio per questo il film sottolinea il talento dell’attore.

Max von Sydow: L’esorcista

Fra i 100 film italiani da salvare si annovera Cadaveri eccellenti, del 1976, diretto fa Francesco Rosi. È un thriller in cui von Sydow interpreta Riches, il Presidente della Corte Suprema. Il film guadagna il David di Donatello (1976) per miglior regia e miglior film. Sydney Pollack chiede poi a von Sydow di far parte del cast del capolavoro I tre giorni del condor, un thriller di dura critica al sistema politico americano degli anni ’70.

Max von Sydow e il cinema di denuncia al nazismo

Degno di nota è anche il film di Stuart Rosemberg del 1976 La nave dei dannati. È un film sulla seconda guerra mondiale e sulla follia del nazismo. Il lungo si aggiudica quattro premi Oscar e otto Golden Globes. Max von Sydow interpreta il capitano Schroeder sul transatlantico tedesco St. Louis, salpato da Amburgo con 937 ebrei diretti in esilio politico a Cuba. In realtà è solo un atto di propaganda di Goebbels. Gli ebrei finiranno infatti nuovamente nelle mani dei nazisti.

Indimenticabile e commovente fino alle lacrime è poi Fuga per la Vittoria, del 1981. Diretto da John Huston, i protagonisti sono un calciatore inglese, John Colby (Michael Caine) e il maggiore nazista Von Steiner (Max von Sydow). Il film è liberamente ispirato alla cosiddetta partita della morte tenutasi a Kiev nel 1942 tra giocatori nazisti e ucraini. Calciatori prigionieri dei nazisti, riescono a fuggire grazie al finale di una partita di calcio. In Fuga per la Vittoria recitano anche Silvester Stallone all’apice del successo e Pelè.

Fuga per la vittoria: scena finale

Max von Sydow lavora anche per Woody Allen nel 1985. È infatti Frederick, un ruvido pittore, in Hannah e le sue sorelle, il più grande successo di Allen. Pelle alla conquista del mondo, del 1987, diretto dal danese Bille August racconta invece l’odissea dell’emigrante svedese Lasse Karlsson e di suo figlio Pelle. In questo film, von Sydow si aggiudica anche la sua unica nomination all’Oscar come migliore attore. Il lungo vince comunque l’Oscar come miglior film straniero. Per Win Wenders l’attore è nel cast in Fino alla fine del mondo del 1991, un film apocalittico tra i più famosi di Wenders. Il grande attore sarà poi richiesto da Martin Scorsese per Shutter Island del 2010, con Leonardo Dicaprio e da Ridley Scott per Robin Hood sempre del 2010, con Russel Crowe.

Max von Sydow: Shutter Island

La fantascienza e il blockbuster

Caratteristica dell’attore svedese è quella di non avere mai avuto un atteggiamento da irraggiungibile artista, solo per pochi nerd repressi e paranoici. A partire dagli anni Ottanta, l’attore svedese diventa infatti una presenza costante in film commerciali, (blockbuster e fantascienza), come Flash Gordon, Conad il barbaro, 007: mai dire mai, Dune, Dredd-la legge sono io, Minority Report di Steven Spielberg. Nella serie televisiva Il trono di spade, creata da David Benioff e D.B. Weiss, trasmessa dall’aprile 2011, von Sydow si trasforma ne il Corvo a tre occhi, l’ultimo veggente verde. Per questa interpretazione l’attore riceve una nomination agli Emmy Awards. Nel 2015 recita anche in Star Wars. Il risveglio della Forza.

Max von Sydow: profetico vecchio “muto” della caduta delle Torri Gemelle

Ricordiamo infine anche la candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista nel 2012 di von Sydow per il profetico Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry. La scena più bella del film, affermano i critici competenti, è quella in cui il piccolo protagonista Oskar (Thomas Horn), che ha perso il padre nell’ attentato del 11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, e il vecchio nonno affetto da mutismo per dovere (Max von Sydow) camminano insieme per la città. Prendono i mezzi pubblici e comunicano, capendosi dentro il disastro che ha anticipato il nostro odierno disastro, senza aver bisogno di parole.

Lucrezia Palma

www.ildogville.it

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