VALENTINA ESCOBAR. Gli artisti (come Shakespeare) danno vita agli esseri umani

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VALENTINA ESCOBAR, regista teatrale (lirica e prosa), coreografa e musicista, è un’artista completa, sempre attiva e seguita. Vanta un curriculum da vera professionista, a cui certo non mancano le competenze. È vincitrice del Primo Premio Arlex per il Teatro 2016 (concorso internazionale nell’ambito di Expo dedicato a giovani talenti europei). Milanese, Valentina Escobar ha studiato pianoforte per dieci anni e anche danza, recitazione e mimo con Narcisa Bonati (storica attrice di Giorgio Strehler).

Ha frequentato prima la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi e poi il Masterclass del Piccolo Teatro di Milano, con nomi come Peter Brook, Peter Stein e altri importanti registi del panorama teatrale europeo. Nel corso dei suoi vent’anni di carriera si è occupata di regia, di coreografia e anche di aspetti organizzativi, produttivi, formativi e promozionali di spettacoli di lirica e prosa, collaborando con grandi Maestri.

Valentina Escobar: Progetto Shakespeare

Lucilla Continenza ha discusso con Valentina Escobar di recitazione a 360°, di regia e del Progetto Shakespeare, corso per attori e cantanti, che ha compiuto 10 anni, di cui l’artista è ideatrice.

D) Recitazione, danza e musica per Valentina Escobar (artista a 360°)

R) Nei miei spettacoli cerco sempre di unire questi tre elementi il più possibile e quando lavoro con attori,  ballerini e cantanti siano essi allievi o professionisti chiedo sempre loro, ovviamente con il mio aiuto, di non limitarsi ad eseguire una coreografia o a cantare bene solo tecnicamente, ma di interpretare, di dar vita a dei personaggi il più possibile verosimili, affascinanti, interessanti, comunicando così emozioni al pubblico, di recitar cantando e danzando.

D) Nella sua biografia parla di “teatro umano poetico”, in che modo questa espressione si lega ai diversi stili dell’artista?

R) Non mi interessano spettacoli superficiali,  fatti di sola estetica (spesso a mio avviso anche noiosi banali o ripetitivi), basati solo sulle grandi scene mastodontiche ed esageratamente costose. Preferisco entrare nel vivo dello spettacolo, della storia da raccontare al pubblico dando importanza sia all’aspetto estetico (anche quello è importante- non fraintendetemi-)  sia alla centralità di ogni artista in palcoscenico, dell’essere umano, dando grande importanza alla musica, al testo e all’interpretazione di tutti gli esseri umani presenti nella storia, nel copione o nella partitura musicale  e in palcoscenico, nessuno escluso (attori, ballerini, cantanti solisti, artisti del coro, mimi, figuranti).

Per me gli artisti in teatro sono esseri umani che raccontano storie e trasmettono emozioni ad altri esseri umani (gli spettatori), non delle macchine o dei “pappagalli “ che si limitano a ripetere a memoria, o dei manichini sotto o sopra una scenografia. Sono gli artisti che guidati dal regista, con la loro interpretazione, il loro respiro, la loro voce, il loro corpo “danno vita” ad altri esseri umani: i personaggi.

D) Vantando una lunga esperienza come regista teatrale, quali caratteristiche dovrebbe avere un bravo regista per Valentina Escobar?

R) Per me un bravo regista o una brava regista oltre ad avere una grande tecnica e talento ( fondamentali per i professionisti) deve saper lavorare sia con attori  sia con cantanti capendo quelle che sono le loro reali capacità espressive fisiche e vocali e valorizzarli il più possibile. Deve tenere presente costantemente sia le loro reali capacità, sia le loro eventuali difficoltà e cercare di aiutarli il più possibile con grande professionalità, rispetto, pazienza e dedizione.

Deve aiutarli a creare dei personaggi verosimili e completi, deve pensare a un disegno registico originale, completo, coerente senza mai tradire il testo in modo superficiale o inutile. Evitare provocazioni inutili e banali, aiutare attori e cantanti sia dal punto di vista dell’interpretazione fisica sia vocale. Deve avere una grande preparazione, un disegno registico molto chiaro fin dal principio, ma non deve appiccicarlo addosso agli interpreti solo tecnicamente come se fossero dei manichini o dei computer.

Deve capire non solo l’opera che vuole portare in scena, ma le caratteristiche di tutti gli artisti che ha davanti, deve rispettarli, lavorare con loro passo passo con grande armonia, pazienza, rispetto e responsabilità. Deve conquistare la loro stima e fiducia, deve instaurare un rapporto collaborativo con ognuno di loro, deve capire e non dimenticarsi mai che spesso i grandi artisti sono persone sensibili e talvolta fragili, vulnerabili (se non lo fossero non farebbero il lavoro che fanno). Sono continuamente esposti a critiche, giudizi, a volte giuste, a volte ingiuste. Rischiano tantissimo, deve sempre ricordarsi della loro fatica e aiutarli con grande professionalità e costanza.

C’è poi una differenza fondamentale e molto importante tra il regista di prosa e quello di lirica: nella prosa è il regista che sceglie se usare una musica di scena o no, nella lirica non può farne a meno e quindi deve conoscerla, saperla interpretare, rispettarla, deve sapere quelle che sono le esigenze tecniche dei cantanti per poter cantare,  deve saper capire e interpretare sia il libretto sia la partitura musicale: non può non tenerne conto. Sono convinta che si possa  fare innovazione anche nella lirica pur rispettando la musica e il libretto. Come nella prosa, trovo ormai vecchie e noiose anche nella lirica  le provocazioni inutili, banali e immotivate, viste e riviste e come tali noiose. Ben venga la drammaturgia , ma deve essere coerente, avere un senso con la musica, con la storia e con il canto.

Il buon regista o la buona regista deve garantire la qualità dello spettacolo in ogni ambito di sua competenza e deve scegliersi un giusto team creativo con il quale lavorare tantissimo e in totale armonia, sintonia. Non ci si improvvisa regista e quando un improvvisatore si spaccia per “esperto” senza esserlo, come in tutti gli ambiti professionali, i risultati sono sempre sotto gli occhi di tutti per fortuna! Un regista così come ogni altro artista può anche non piacere a tutti (il giudizio nell’arte spesso ha una componente soggettiva), ma non può essere incapace, incompetente, menefreghista o impreparato. Certo non ha le responsabilità di un medico, ma ne ha comunque tante e deve assumersele tutte fino in fondo.

D)  Da un decennio si occupa con successo del Progetto Shakespeare, da lei ideato, per giovani attori e cantanti. Come spiega il successo del corso e l’immortalità dell’opera del Bardo?

R) Il successo del corso è legato alla sua qualità, serietà e utilità per tutti i partecipanti e alla sua natura: sono una professionista dello spettacolo in continua attività, non mi dedico a questo progetto perché fallita, non uso i partecipanti per fare miei spettacoli senza pagare attori come molti “registi” fanno, non ne ho bisogno e non lo troverei assolutamente corretto. I professionisti dello spettacolo vanno rispettati e pagati sempre, sia per le recite, sia per le prove!! In un paese civile dovrebbe essere scontato, ma purtroppo non è sempre così!

Il Progetto Shakespeare non è mai stato un progetto per fare teatro sfruttando attori professionisti senza pagarli, ma, al contrario, è un valido progetto di formazione a tutti gli effetti rivolto a giovani allievi attori o cantanti realmente interessati  che desiderano intraprendere o continuare il loro percorso formativo teatrale con professionisti dello spettacolo attivi evitando di perdere tempo e soldi con i tanti (ormai troppi) imbroglioni sedicenti “esperti” che rischiano solo di fare danni. 

Negli anni,  è stato realizzato spesso con la collaborazione di altri validi docenti professionisti dello spettacolo in costante attività (penso ad esempio al Maestro Luigi Marzola, bravissimo musicista, docente di ruolo del Conservatorio di Milano e direttore del coro giovanile italiano e alla Dottoressa Federica Calvi, logopedista esperta in vocalità artistica e docente in importanti scuole teatrali italiane).

Il progetto è creato e pensato appositamente per i partecipanti e faccio sempre tutto il possibile per garantire la qualità (anche a suon di sacrifici – il progetto è totalmente autofinanziato e devo sempre stare attenta a non rimetterci io economicamente non potendomelo permettere-), per aiutare ogni singolo partecipante a crescere teatralmente il più possibile, trasmettere loro qualcosa che possa essere realmente utile non solo nel periodo del progetto, ma anche nella loro vita teatrale  futura.

Quando faccio le performance finali del progetto le faccio unicamente per loro (hanno sempre un costo e un rischio per me, ho dovuto perfino difendermi o meglio difenderci da sciacalli- purtroppo esistono anche nel mondo del teatro-  che hanno tentato invano di lucrare a spese nostre) e le faccio solo per permettere a ciascuno degli allievi di imparare anche a creare uno “spettacolo” di un’ ora o due ore, a garantire a loro volta qualità e a confrontarsi con il pubblico: fondamentale anche per un allievo attore. Lo faccio per prepararli il più possibile alla crescita teatrale e al loro futuro professionale.

Non impedisco mai a nessuno di loro di seguire anche altri corsi. Gli allievi non sono oggetti di proprietà degli insegnanti o delle scuole, non sono numeri, quote, ma delle persone che hanno tutto il diritto di poter fare le loro scelte e di poter fare più esperienza ed esperienze possibili, di poter scegliere liberamente con chi studiare. L’attore, una volta professionista, deve essere pronto a lavorare con il maggior numero possibile di registi, deve essere duttile, non può più attaccarsi a una sola persona, a un solo “metodo”. Le compagnie professioniste stabili ormai sono pochissime e hanno sempre meno risorse economiche, così come del resto i teatri italiani e la concorrenza è in continua crescita! .

Non esiste un unico modo di fare teatro. Gli attori professionisti per vivere del loro lavoro devono saper lavorare con più registi possibili. I miei allievi sanno perfettamente quante difficoltà devo affrontare, quanti salti mortali devo fare, costantemente,  spesso da sola, per garantire loro un progetto di qualità affrontando sempre anche tutti gli imprevisti, pensando prima di tutto a loro e me ne sono grati. Sanno perfettamente che faccio sempre tutto il possibile per aiutarli davvero e vedono miglioramenti evidenti dopo e durante il percorso con me.

Credo che il successo del progetto sia legato a tutti questi fattori e ovviamente anche ai capolavori di Shakespeare. Il successo, a mio avviso intramontabile, di Shakespeare è legato all’ universalità dei temi del suo teatro, alla capacità di arrivare dritto al cuore e alla mente di tutti gli essere umani, esseri umani di tutte le età, lingue, paesi, indipendentemente dalle ideologie politiche o religiose. È legato alla sua tecnica drammaturgica perfetta, alla sua poesia, alla sua grande capacità di osservare l’essere umano con tutte le sue forze, fragilità, passioni, paure, desideri, ossessioni, sogni e desideri.

Lucilla Continenza

Valentina Escobar

http://www.valentinaescobar.it

www.ildogville.it

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